Ricerca avanzata
Intervista

Intervista a Luis Sepúlveda: La lampada di Aladino, gli amici, il Cile, la Patagonia...

L'intervista che Claudia Caramaschi ha fatto al notissimo scrittore cileno verte prevalentemente sul suo ultimo libro, La lampada di Aladino e altri racconti per vincere l'oblio, ma proprio grazie alla ricchezza di quest'ultima opera, Sepúlveda racconta molto di sé e della sua coraggiosa esperienza di vita. 


Dei dodici racconti di questo libro solo tre non hanno una dedica perchè?

La dedica è parte della biografia sentimentale, la si pone se la storia che si narra è riferita a una persona in particolare, a un destinatario ideale. I tre racconti sprovvisti di dedica non avevano nessun personaggio veramente vicino alla storia.

Il silenzio è un tema ricorrente perchè?

Il silenzio è una parte sostanziale della comunicazione,anzi è la grammatica della comunicazione, ha una profonda importanza. In Patagonia il silenzio è molto valorizzato, è riconciliazione, è comunione. Esistono donne, amici, persone capaci di condividerlo e di parlare nel silenzio. Esistono però molti che preferiscono la comunicazione fine a se stessa che diviene un semplice monologo e si perde così la capacità di ascoltare e anche di parlare.

Perché ha ripreso personaggi come il “Il Vecchio che leggeva romanzi d’amore” e il suo amico “Dentista” e non altri?

Il Vecchio che leggeva romanzi d’amore è stato il mio primo importante romanzo, il primo che ho scritto, è stato nella mia testa per ben dieci anni ed ho vissuto sette mesi a contatto con l’etnia che è descritta nel romanzo stesso. È un personaggio che mi è molto caro, un amico sincero e fedele e sono stato contento di ritrovarlo, e sta bene come il suo amico dentista.

Perché la memoria è così importante nei suoi libri?

Io coltivo testardamente la memoria, perché solo assorbendo il passato si può avere una memoria del futuro.

Cos’è l’ironia e cos’è la malinconia?

L’ironia è la capacità di ridere di se stessi e la utilizzo per mantenere viva l’attenzione del lettore, la malinconia invece è semplicemente la felicità dell’essere triste.

Lo scrittore con Ilide Carmignani, la sua traduttrice

Quando scrive ha già impresso l’incipit e l’explicit, oppure no?


Ho nella testa l’idea di base, ma mi lascio sorprendere dalla scrittura, non so come finirà la storia, lascio che l’idea si installi in me e quando è integra la trascrivo. Il racconto è una scrittura automatica invece, ha una vita propria.

Da cosa dipende la scelta del romanzo o del racconto ?

È la stessa storia che mi dice come vuole essere narrata, ed io le do ascolto. Mi sento comodo sia nel romanzo che nel racconto, ma dipende sempre cosa si vuole raccontare.

Chi è lo scrittore oggi e che ruolo dovrebbe avere?

Lo scrittore deve scrivere bene e non dimenticare che è un cittadino del mondo e soprattutto deve essere partecipe della sua società, deve essere prima di tutto cittadino del suo piccolo villaggio. Io scrivo e cerco di farlo bene, cerco di  riflettere la mia vita nella scrittura, di esprimere una sintesi dei miei valori. Lo scrittore deve fare bene il suo lavoro senza la presunzione di comunicare dei messaggi.

Quando scrive si rivolge a un lettore particolare?

Immagino di raccontare a voce la storia che sto scrivendo e il mio lettore immaginario è colui a cui piace raccontare le mie storie.

Quale dei dodici racconti sente più vicino a lei?

Sicuramente il racconto intitolato "L’Albero", narra una situazione e una forma di vita vicina alla mia.

Sta già scrivendo un nuovo libro e se sì di cosa tratterà?

Sarà un libro di viaggio, un viaggio fatto con un fotografo per il Sud del mondo, alla scoperta di un mondo che non esiste più, un mondo dove si respirava ancora la libertà, ma la proprietà privata ha parcellizzato, ha diviso, ha fratturato.

21 novembre 2008 Di Claudia Caramaschi

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti