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Intervista

"La Milanesiana diventerà il Festival dei Festival": intervista all'ideatrice Elisabetta Sgarbi

foto Julian Hargreaves

"La Milanesiana ha le carte in regola per porsi in un futuro assai prossimo come 'il Festival dei Festival', spaziando in tutta la gamma dei saperi contemporanei come mai è stato tentato prima d'ora", questo ci dice Elisabetta Sgarbi, che della Milanesiana è l'anima. Ma perché finalmente Milano assuma un ruolo trainante anche in ambito culturale sono necessari fondi... arriveranno sulla scia delle iniziative per l'Expo? "Per creare eventi in tutto l’arco dell’anno bisognerebbe disporre di almeno il doppio delle risorse. E questo è un appello", ci risponde.


Anche quest'anno il tema domina gli incontri (leggete il programma). Ma si tratta di un tema quanto mai aperto e vasto: i quattro elementi fuoco, aria, terra, acqua. Lungo quale percorso sarà declinato?

Ho voluto, quest'anno, fare un omaggio all'Occidente richiamando l'attenzione sui quattro elementi di base della realtà, acqua, terra, aria, fuoco. 
È un tema vastissimo, ma è stato scelto non solo per le sue implicazioni, ma soprattutto perché è il punto di partenza della conoscenza scientifica, alla quale la Milanesiana da alcuni anni si sta sempre più volgendo, per metterla a confronto con le arti, il cinema, la letteratura. Un confronto che, in una manifestazione come la nostra, può riservare molte sorprese. 
Abbiamo ad esempio solleticato William Friedkin, regista dell’Esorcista,  sul tema del fuoco, e vedremo di lui uno dei primi documentari, "The Bold Men", realizzato per la televisione americana, inedito in Italia, che ci racconta episodi estremi di coraggio, come quelli di cui sono protagonisti i pompieri, o piccole sfide, come quella di una scuola di tiro al bersaglio che vede un padre e un figlio impegnati a centrare la cenere di una sigaretta. E poi, per le divagazioni sull'acqua, Aleksandr Sokurov ci leggerà un suo testo molto lirico sul tema dell’Acqua, dimostrandosi ancora una volta un vero talento narrativo. Inoltre vedremo un film del poeta-regista Sokurov, sul tema della Terra: "Leningrado. Una retrospettiva". In esso la terra russa ci appare in tutta la potenza evocativa e nostalgica di cui può dare prova un autentico talento lirico e visionario. E ancora, sempre sul tema dell'acqua, il Premio Nobel per la fisica Robert Betts Laughlin si cimenterà al pianoforte in una composizione che trae spunto dall'esattezza matematica. 
Insomma, abbiamo suggerito agli ospiti, come è nella tradizione della Milanesiana, di abbandonarsi alle suggestioni del tema principale, uscendo dai limiti imposti dalle loro discipline. Faranno "altre" cose, in linea con l'idea della contaminazione e moltiplicazione dei linguaggi che caratterizza il Festival.


Mi sembra di vedere una maggior attenzione alle discipline scientifiche. Esistono alcuni festival dedicati alla scienza o alla matematica ma difficilmente i festival di stampo umanistico allargano lo sguardo verso questi ambiti. Mi sembra un'ottima scelta di commistione culturale. Com'è nata? Chi l'ha poi sviluppata?

Anche negli anni scorsi la Milanesiana si è occupata di scienza. Sono stati nostri ospiti, ad esempio, Rita Levi Montalcini e Roald Hoffmann, Premio Nobel per la Chimica, ma anche scrittore e poeta e quest'anno abbiamo il ritorno di Craig Venter, il biologo che ha studiato i segreti del genoma. 
Credo in generale che la scienza non è più una impresa elitaria, o uno strumento da utilizzare solo per le sue applicazioni tecniche: deve diventare sempre più patrimonio vivo di una collettività, per affrontare i grandi problemi sociali che investono la fisica, l'ecologia, la bioetica. È insomma "cultura" nel senso pieno del termine, e come tale è giusto che si confronti con tutte le altre forme di espressione della ragione umana: la letteratura, la musica, il cinema, le arti. Di qui, la decisione di ospitare alla Milanesiana i principali esperti di questo sapere così centrale. 
In questa edizione 2008 saranno presenti fisici, chimici, studiosi di teoria dei giochi, e tutti Premi Nobel, il cui contributo alle rispettive discipline ha fatto e sta facendo epoca.


Una curiosità per i nostri lettori: come viene creata la scaletta degli incontri? come vengono decisi e da chi gli ospiti dell'edizione?

È senz'altro necessario un grosso lavoro di pianificazione, che in effetti non ha mai termine, prolungandosi da un anno all'altro senza soluzione di continuità, allo scopo di definire, sulla base del tema prescelto, gli incontri e gli ospiti più rilevanti adatti a svilupparlo e proporlo nel modo più sorprendente per il pubblico (e anche per me). C'è poi un elemento, molto positivo, che è quello della "presa diretta". Quando ci si misura sul palco, di fronte e insieme al pubblico, tutto può succedere, molte idee, molti spunti sorgono spontanei, al di là di ogni scaletta. È ciò che elettrizza davvero ogni serata della manifestazione e ne rivela l'autenticità e irripetibilità. 
Naturalmente ho un archivio di riprese ricchissimo che diventerà ‘la Storia della Milanesiana’.


Tra i vari partecipanti troviamo alcuni dei protagonisti di questi decenni, premi Nobel, premi Pulitzer, grandi autori, musicisti di alto livello.  Un'altra curiosità: a tutti viene comunicato il tema degli incontri con anticipo? sono disponibili a preparare un intervento specifico, esclusivamente per questa occasione?

Naturalmente, gli ospiti vengono messi a parte con largo anticipo del tema di fondo, e per l'occasione preparano interventi inediti, discorsivi o musicali che siano. Li sproniamo a dare il meglio di se stessi, e debbo dire che questo viene vissuto da quasi tutti come una "prova", una sfida garantita proprio dalla presenza di un uditorio che tra l'altro è sempre ricettivo al cento per cento. 
Ho poi avuto modo di constatare la profonda umiltà di questi importanti ospiti, Premi Nobel che sembrano inavvicinabili ma che invece sanno dialogare con grande semplicità e sempre in modo rigoroso. 
Ad esempio, posso citare un aneddoto che riguarda Sir Michael Francis Atiyah, Premio Abel per la matematica, che mi ha inviato un messaggio scusandosi per il fatto di dovermi far notare un suo  refuso nel testo che leggerà il 3 luglio. Mi è piaciuta, e mi ha stupito, la delicatezza di questo matematico, che studia una scienza "esatta" ma non dimentica, nel suo vissuto, quel tocco umano che senz'altro fa la differenza.


Si va verso un futuro, speriamo, molto diverso per Milano. L'expo e la riqualificazione di alcune zone, come Garibaldi o l'area della Fiera, porteranno di certo una ventata internazionale e innovativa alla città che ci auguriamo tutti abbia riflessi anche in ambito culturale. In prospettiva come pensa si evolverà la Milanesiana? Potrà allargare i suoi confini a una struttura diciamo "stabile", che organizzi eventi lungo tutto l'arco dell'anno?  

Credo che, proprio grazie a queste grandi iniziative in corso di formazione, la Milanesiana abbia le carte in regola per porsi in un futuro assai prossimo come "il Festival dei Festival", spaziando in tutta la gamma dei saperi contemporanei come mai è stato tentato prima d'ora. 
Il mio desiderio è quello di dare un contributo alla crescita della città non solo in senso economico, come si tende a pensare, ma in senso civile con una apertura marcata all’internazionalità (non è ovvio quello che dico, basti pensare ai recenti episodi sulle mostre a Milano). 
La milanesiana inoltre con i suoi 120 ospiti internazionali, solo nell’edizione di quest’anno, intende far scoprire nessi e relazioni nascosti tra i saperi, anche superando le molte difficoltà legate a un difficile reperimento di fondi e a scarsi investimenti sulla cultura. 
La Milanesiana è una fucina che non chiude mai, ha bisogno per crescere continuamente, come è giusto che sia, di risposte culturali, istituzionali non. 
Per creare eventi in tutto l’arco dell’anno bisognerebbe disporre di almeno il doppio delle risorse. E questo è un appello.



il programma degli eventi dell'edizione 2008 della Milanesiana >>>

23 giugno 2008 Di Giulia Mozzato

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