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Intervista

Intervista a Giorgio Faletti o l'elogio del fantastico


Abbiamo ospitato Giorgio Faletti in un incontro presso il nostro stand alla Fiera del Libro di Torino. Simpatico, intelligente e per nulla "divo", ecco in questa intervista qualche verità per nulla "inutile" sul suo ultimo libro, una raccolta di sette racconti dal titolo complessivo Pochi inutili nascondigli.


Perché definisci inutili i nascondigli che ci presenti in questo libro?

Perché l’inconscio emerge sempre, cerchiamo di nasconderlo, di dimenticarlo, di cancellarlo, ma inutilmente. Ci sono dei momenti nella vita (e non sempre corrispondono come in questi racconti a cose terrificanti) in cui certe tensioni, certi desideri o certe paure, certe passioni o certi rancori saltano fuori all’improvviso.

Sette racconti che dici corrispondere a sette momenti della tua vita. È proprio così?

Non ho scritto tutti i racconti recentemente e per pubblicarli in questo libro,  corrispondono invece a vari momenti della mia vita, a varie situazioni e a luoghi che ho conosciuto e frequentato

Parlavi di luoghi. Hai ambientato all’estero i tuoi precedenti romanzi, qui invece le locations sono italiane…

Addirittura un racconto, L'ultimo venerdì della signora Kliemann, è ambientato proprio all’Isola d’Elba, dove vivo. Sì ho voluto per esempio in questo racconto presentare una situazione diversa da quella che i turisti conoscono, l’inverno nell’isola e gli abitanti che ci vivono tutto l’anno e anzi sentono i turisti un po’ come degli invasori. E poi ci sono anche le colline piemontesi, insomma nessun esotismo, ma posti che conosco bene.

È noto che quando ambienti un romanzo in un luogo lo vuoi conoscere davvero e non ti fidi delle descrizioni che leggi....

Proprio così: ho trascorso dei periodi infernali negli Stati Uniti per ambientare in modo reale Fuori da un evidente destino. Sicuramente in questo caso ho giocato in casa.




Qui hai cambiato anche genere oltre che luoghi, non più thriller ma horror.


Sì, ho scelto il paranormale, il fantastico. Ho un’ammirazione assoluta per Stephen King, ho letto tutti i suoi romanzi, così come mi piacciono gli altri maestri del genere, e poi questo tipo di letteratura lascia molta più libertà, non ci sono fattori tecnici che condizionino il racconto. Mi sono sentito insomma più libero.

l racconto in Italia non è molto praticato dagli scrittori, eppure altrove, penso ai paesi anglosassoni, è molto letto e apprezzato.

Quando ho pensato di mettermi a scrivere, ero proprio partito dai racconti, ma è stato il mio editore a sconsigliarmi di proseguire su questa strada: gli italiani non amano leggere i racconti, diceva. Adesso che sono più conosciuto ho potuto riproporglieli e mi sembra proprio di aver avuto ragione, i lettori non mi hanno tradito.

Scrivere un racconto richiede delle particolari qualità?

Prima di tutto la sintesi. Bisogna raccontare una storia in un numero ridotto di pagine e darle un senso compiuto. La cosa bella è che può essere lasciato e ripreso anche a distanza di tempo, come è proprio avvenuto con questi sette racconti. Così si ha anche modo di vederne meglio i difetti: tagliare dove è necessario, allungare dove manca qualcosa… Il romanzo invece non permette questa libertà, si perde molto facilmente il senso della trama.

I genere letterari che hai praticato hanno maestri americani, eppure tu stai pubblicando negli Usa Io uccido: sarai molto orgoglioso!

Molto e anche un po’ spaventato. Però penso che anche il cinema western era tutto americano finché non è arrivato Sergio Leone… Oltre a tutto ci sono delle recensioni molto generose da parte di critici americani importanti e le prenotazioni nelle librerie sono proprio incoraggianti.

Torino, 9 maggio 2008 - Giorgio Faletti allo stand di Ibs durante la presentazione del suo libro


Pochi inutili nascondigli
"Duma Key" di Stephen King

"Sherlosk Holmes contro Dracula" di Loren D. Estleman
Shelock Holmes dalla carta allo schermo
Il Conte Dracula e i suoi tanti volti      



09 giugno 2008 Di Grazia Casagrande

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