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Intervista

Patrick Graham: il lato oscuro dello scrittore


In tre giorni di mistero nasce il senso della fede. Ma cosa è davvero accaduto nei tre giorni che vanno dalla morte alla resurrezione di Gesù? Graham ripercorre le strade di un possibile Vangelo di Satana, che spiegherebbe come il Cristo sia diventato uomo, passando al "lato oscuro" e non sia mai resuscitato.


Come romanzo d'esordio ha scelto una storia particolarmente d’impatto.
Da cosa nasce l’ispirazione per questo libro? E, soprattutto, perché ha scelto di scrivere una storia così densa di spunti polemici e critici?


Sono convinto che non sono stato io scegliere questa storia, ma che è stata questa storia a scegliere me.
Soprattutto non volevo scatenare nessun tipo di polemica e tantomeno scrivere una trama alla Codice Da Vinci, tutt’altro.
Ho cominciato a pensare a questa storia circa tre anni fa, in occasione di un incontro con un vecchio amico. Ci siamo trovati in Vaticano una sera per cena, abbiamo fatto quattro chiacchiere e siamo finiti a parlare de Il Codice Da Vinci
Questo amico mi ha raccontato la storia dei manoscritti vietati della cristianità sapendo che io non avrei mai utilizzato questo genere di informazioni né per fare polemica né per attaccare la Chiesa. Il mio obiettivo era quello di dare vita a un’indagine romanzata: ho impiegato un anno e mezzo per le ricerche e alla fine ho cercato di creare un prodotto neutro che presentasse tutte le prove a carico e a discarico.
Alla fine mi sono reso conto che provavo un’indicibile tenerezza nei confronti di questa vecchia istituzione che è la Chiesa. Mi sono reso conto che non esistevano delle grandi menzogne, dei segreti o dei misteri all’interno della Chiesa, ma soltanto dei paradossi e delle enormi questioni aperte. Ho capito, dunque, che la Chiesa nel corso dei secoli aveva realizzato molte cose belle, in proporzione di più di quelle mostruose. Aveva costruito bellissime chiese, magnifiche cattedrali e, che lo si voglia o meno, è alla base di tutta la nostra cultura. 
Posso dunque dire che è stata questa storia a scegliermi.


L’idea di una figura di Gesù satanica è forte. Ha fatto delle indagini anche presso i satanisti?

Ho avuto molti contatti con satanisti, ho incontrato numerosi capi di sette sataniche, alcuni dei quali sono stati veramente molto angoscianti.
Ma all’interno della Chiesa l’idea che il Cristo abbia in qualche modo ripudiato il padre prima di morire è una vecchissima eresia
Prima di morire Dio vuole una prova ultima da questo proprio figlio perché vuole definitivamente renderlo uomo. Attraverso questa prova ultima il Cristo perderebbe la visione beatifica cioè quella dei santi del paradiso.
I nemici della Chiesa insinuano il dubbio che in questo modo Cristo abbia perduto la fede. Sempre i nemici della Chiesa, e questo è l’inizio dell’eresia, pretendono che il Cristo sia diventato in questo modo un uomo come tutti gli altri, che Dio sia Dio e che non esista questa fusione tra Dio e il Cristo. E se non ci fosse stata quest’ultima tentazione il Cristo non sarebbe potuto diventare un uomo.
La fede si discute tutta su questo tavolo. I nemici di Cristo e della Chiesa sostengono che ad un certo punto che non vale la pena fare tutto ciò per l’umanità. Chi è dentro la Chiesa sostiene che proprio in quel momento il Cristo capisce che solo così potrà salvare l’umanità. E direi che la fede è il punto intermedio tra queste due visioni.
Un punto che si situa in quei tre giorni in cui non si sa cosa sia successo al Cristo, di cui non si sa niente. Esistono molte testimonianze sul prima e sul dopo, ma di quell’intervallo di tre giorni non si sa nulla, nessuno sa cosa sia capitato. 
È un po’ come un archivio che è andato distrutto, come nulla fosse accaduto, come se ci fosse un’attesa di tre giorni e questa è la fede: credere in ciò che non si sa.
Da quando il Cristo è morto, da quel momento comincia la fede. 
La fede è una libera scelta e presuppone che si creda che Cristo è risorto. Alcuni sostengono, però, che Cristo non sia risorto e costoro non hanno ancora smesso di cercarne le ossa, lo scheletro, perché trovare le ossa del Cristo significa provare che non è resuscitato. E noi sappiamo che un Dio non lascia dietro di sé i resti del proprio cadavere. 
A cercare le sue spoglie mortali non sono solo gli scettici ma anche gli scienziati, anche se è vero che nel corso dei secoli la Chiesa e la scienza si sono unite. La Chiesa non è più nemica della scienza, anzi, oramai verifica scientificamente determinate inchieste. Esistono dei dubbi che la scienza non può ancora cancellare e che la fede non vuole eliminare perché, tutto sommato, non è suo compito.


Il suo romanzo è pieno di descrizioni forti, di violenza, anche truculente in certi punti.
Ho pensato al saggio L'effetto Lucifero che racconta scientificamente la cattiveria che è in tutti noi. Non solo i fatti di Abu Ghraib hanno dimostrato queste tesi, ma sono stati realizzati esperimenti precedenti che testimoniano come in persone normalmente tranquillissime e non violente, emergano delle manifestazioni di ferocia e di sopraffazione in certe condizioni.
Lei pensa di riversare in questo libro i suoi lati di violenza e di cattiveria? È un atto liberatorio?


Patrick Graham - foto Matthieu Jaïs

Intanto in tutti noi si cela questo lato oscuro ed è per questo che i lettori amano questo genere di letture.
Un romanziere, uno scrittore fa in modo che il proprio lettore esplori il suop lato oscuro e certo ci sono dei rapporti diretti tra lo scrittore e i personaggi che descrive nei propri libri.
Lo scrittore è la persona che conosce meglio la linea di confine che c’è tra la verità e la finzione anche nella violenza e gioca su questo
La normalità, la scelta di essere una persona buona o una persona cattiva non è in contrasto con questo aspetto. È soltanto una scelta, un tipo di equilibrio possibile. Esiste in tutti noi il lato oscuro, il lato che contiene la follia, la possibile follia umana.
Io ritengo che il romanzo possa aiutare il lettore ad esplorare il proprio lato oscuro e lo possa aiutare a capire come funziona. Spesso si tende a dire che lo scrittore è ciò che scrive. Ma non è affatto vero, vi assicuro di no.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda dico che no, non è un atto liberatorio.
La scrittura è uno stato un po’ particolare, lo definirei uno "stato da conduttore elettrico". Funziona come un filo elettrico. Le cose mi passano dentro ma non mi creano eccitazione, anzi direi che quando scrivo scene particolarmente insostenibili provo io stesso paura, ma sappiamo che la paura è una sensazione che a molti piace provare.
Per quanto riguarda la violenza direi che deve sempre essere funzionale alla storia, se non lo è, è meglio passare avanti.


Questo è il primo libro che pubblica in Italia e quindi non posso esimermi dal farle una domanda banale, ma inevitabile: come ha avuto l’idea di cominciare a scrivere?Ho letto nella sua biografia che la sua professione era un’altra...

La passione per la scrittura è nata quando ho letto il mio primo Stephen King, Il cimitero degli animali. È stato proprio quello il momento in cui ho avuto la scintilla che ha fatto scattare in me la passione per la scrittura e (proprio perché il mio lavoro non aveva niente a che fare con la scrittura) ho scritto, ho critto, ho scritto e non ho mai mandato niente a nessuno, fino a quando non ho realizzato Il vangelo secondo Satana.
Ma poi come si può descrivere la passione per la scrittura? Scrivere è un po’ come respirare e quindi si può farlo continuamente. Se resti un giorno senza scrivere è un po’ come una giornata in cui non respiri, oppure respiri male.


Io per lavoro leggo molti libri. Ad un certo punto della storia devo inevitabilmente andare veloce e spesso saltare qualche pagina per vedere come va a finire, altrimenti non ce la farei a leggere tutto. Con il suo romanzo non ci sono riuscita, perché se saltassi un passaggio non riuscirei più a capire cosa succede in seguito. Praticamente bisogna leggere ogni pagina. Questa è una bella cosa, rara da trovarsi in un romanziere.
Questa tecnica da cosa nasce? Si è ispirato a qualche altro autore oppure la sua scrittura è densa e piena di contenuti "istintivamente"?


Questa è una domanda difficile a cui rispondere. 
Però quando le dicevo prima che ho l’impressione di essere un conduttore elettrico e che per me scrivere sia proprio come sentirmi un filo attraverso il quale passa la corrente (che sia poi un qualunque filo o un buon filo di rame non ha importanza), questo significa che lo scrittore è divorato dalla sua stessa scrittura, che la scrittura in qualche modo non ti appartiene e che scrivere è una sorta di stato di trans, questa non è la parola giusta ma è per rendere l’idea.
Quando io scrivo alcune scene lo faccio proprio perché le vedo.
E le dirò questo: quando ero un ragazzo ho avuto un brutto incidente e sono stato in coma per un certo periodo di tempo, quando mi sono svegliato non sapevo più fare tutta una serie di cose: non sapevo più leggere, non sapevo più camminare... un po’ come Marie Park (credo che questo personaggio sia legato a questa mia esperienza). In quel periodo mi sono state raccontate molte cose perché quando ti capita di perdere la memoria ti vengono raccontate tante cose.
Ho cominciato a disegnare tantissimo e a tentare di ritrovare la memoria attraverso i profumi e gli odori e ho ricominciato a scrivere prima di ricominciare a parlare.
Secondo me questo incidente ha influito sulla mia scrittura. 
Tutti i contatti sensoriali, il tatto, l’odorato, ecc.  - il toccare il metallo se è freddo se è tiepido -, mi hanno aiutato a ristabilire un contatto con il mondo, forse per questo la mia scrittura è così tattile e percettiva.
In ciò che scrivo io imprigiono me stesso e il lettore. Il lettore è portato a sentire le medesime sensazioni che provo io quando scrivo. Io lo trasporto in questo mondo buio nel quale io stesso mi muovo e lo accompagno.
Marie Park è una medium ed è stato difficile creare questo personaggio perché era necessario che il lettore leggendo di lei provasse delle sensazioni che sono dieci volte più acute di quelle di una persona comune. Ed è anche per questo che la scena della cripta [una scena particolarmente cruda, ndr] è così difficile da leggere perché la lettura viene fatta attraverso la pelle della medium che ha queste sensazioni  accentuate, mille volte più del normale. Perciò il lettore si sente imprigionato.
Secondo me la lettura deve portarti a sentirti imprigionato come in un posto buio e nero pesto, dove non sai dove sei.



16 maggio 2008 Di Giulia Mozzato

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