Ricerca avanzata
Intervista

Ha danzato sulle rovine


Intervista a Milana Terloeva


Studentessa di lingue all’Università di Groznyj all’epoca in cui Vladimir Putin costruiva la sua carriera politica promettendo di stanare quei terroristi dei ceceni “fin dentro i cessi”, Milana Terloeva ha avuto la fortuna d’incontrare una giornalista francese che l’ha segnalata all’organizzazione “Etudes sans Frontières” consentendole di studiare giornalismo a Parigi per due anni. 
Il suo scopo era di acquisire gli strumenti culturali necessari per contribuire, rientrando in patria, alla diffusione di una stampa indipendente, non succube di Mosca come quella attuale. 
Il primo passo è stato di raccontare, attraverso un libro autobiografico sulla storia della sua famiglia e del suo villaggio, la tragedia di un intero popolo e di un’antica cultura minacciata di estinzione

8 marzo 1908 - 8 marzo 2008: basta mimose!


Ho danzato sulle rovine prende avvio nel dicembre del 1994, quando la quattordicenne Milana si prova l’abito da indossare al ballo della scuola. Un abito che non indosserà mai, perché la Cecenia quel giorno viene invasa dai russi.
Dapprima nei villaggi si è rifugiata la gente scacciata da Groznyj dai carri armati, poi, “normalizzata” la situazione nella capitale, sono stati i villaggi ad essere rasi al suolo. Senza più acqua né elettricità, è toccato a Milana e alla sua famiglia vivere da rifugiati a Groznyj.


È stato come trovarsi improvvisamente nel Medio Evo - racconta Milana, in Italia per presentare il suo libro e far ascoltare la sua voce in un mondo occidentale sostanzialmente indifferente a un genocidio lontano e misconosciuto, e troppo credulo di fronte alle insinuazioni di Putin. - Eppure, nonostante le proibitive condizioni di vita,  c’era tantissima solidarietà e una grande forza di reazione, tant’è vero che in poco più di un anno le nostre schiere raccogliticce hanno sconfitto le armate russe costringendole, nell’agosto del 1996, a un accordo di pace. 
Sono stata tanto fiera del mio popolo, che non ha perso la speranza e ha difeso valorosamente la sua terra. 
Oggi purtroppo la situazione è diversa. Il nostro tentativo democratico non ha retto alla pressione russa, ed è stato instaurato un governo fantoccio filorusso che apparentemente assicura la ricostruzione e la pace, senza più i rastrellamenti improvvisi e immotivati, ma in realtà la paura serpeggia per le strade e continuano gli arresti dei dissidenti, anche se con un’illusoria parvenza di legalità. 
Durante la guerra, anche in piena occupazione, la gente parlava liberamente, manifestando il suo pensiero, ma al mio ritorno in patria ho trovato solo silenzi. La gente si rassegna a tacere, per non perdere quello che ha acquisito, ad esempio un lavoro, o la possibilità di mandare a scuola i figli.


Milana quindi è stata in parte delusa, al suo rientro in patria.

Non ci sono le condizioni per impiantare una stampa libera. 
I russi infatti si sono accorti che alla sconfitta da loro subita nella prima guerra cecena è stato dato risalto dalla stampa internazionale, e ora hanno vietato l’accesso ai giornalisti stranieri e hanno chiuso i giornali indipendenti. 
Però collaboro con l’organizzazione “Memorial”, sostenuta da dissidenti russi, che in tutti i modi possibili cerca di fornire aiuto e di sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale e internazionale: il nostro sito è www.memo.ru  
Tuttavia non sono molto ottimista riguardo al futuro: finchè non si realizzerà una vera democrazia in Russia, un evento decisamente improbabile, la situazione cecena non potrà cambiare, anzi tutta l’area caucasica resterà sottomessa al Cremino, ed è molto rischioso. 
Quello che non sopporto è che in Occidente si guardino bene dallo smascherare la dittatura di Putin, e che ufficialmente sia considerato un democratico. È lui che ha screditato i ceceni in tutto il mondo, affibbiandoci la nomea di terroristi. Per ogni attentato parla sempre di “pista cecena”, mentre è certa la complicità dell’FSB, l’ex KGB, perfino in esplosioni che uccidono cittadini russi. 
In Occidente si stenta a credere che per ragioni di potere sia disposto a far fuori dei compatrioti. 
E pensare che la cultura cecena è festosa, piena gioia di vivere. Oggi rischia di essere cancellata, perché rimane sepolta sotto le rovine. In tutta Groznyj è rimasto in piedi solo un monumento del passato, ed è del XIX secolo. Non abbiamo più tracce della nostra storia. Quando sono stata a Roma sono rimasta commossa di fronte alle tante testimonianze del vostro passato. Le vostre sono rovine che parlano, che testimoniano una continuità culturale. Noi invece rischiamo di dimenticare la nostra identità.



29 febbraio 2008 Di Daniela Pizzagalli

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti