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Intervista

La scrittrice giapponese più amata dagli italiani

Banana Yoshimoto



Schiva, riservata, discreta come sanno esserlo solo i giapponesi. Ma anche decisa, forte, sicura di sé. Si presenta in modo originale ed elegante, risponde con poche parole, sorride con una certa formalità. Aprire il coperchio dell'animo di Banana Yoshimoto non è facile. Lo ha fatto con successo Giorgio Amitrano, che è stato molte volte il suo traduttore italiano, scrivendo Il mondo di Banana Yoshimoto - recentemente ripubblicato - ma loro si conoscono da molti anni...

Esce in questi giorni Il coperchio del mare, atteso ritorno nelle librerie italiane di questa scrittrice che avevamo già intervistato quasi dieci anni fa (nel 1998 in occasione del Convegno organizzato dal Premio Grinzane Cavour sulla letteratura orientale "Uno sguardo a Oriente: scrittori di Cina, Corea, Giappone e Vietnam", leggete anche quelle risposte per nulla datate) e che rappresenta ormai un punto di riferimento certo per i lettori italiani che amano la scrittura nostalgica e piacevole dei suoi romanzi psicologici.
L'abbiamo incontrata in Italia, quando è venuta per partecipare alla Milanesiana, ed ecco le brevi ma intense risposte di quella intervista.


Qual è il rapporto tra realtà e fantasia nei suoi romanzi?

I miei romanzi sono quasi tutti frutto di fantasia non c’è quasi nessun rapporto tra la mia realtà e il mondo che descrivo nei romanzi, però certe volte, per divertirmi, ambiento le storie in luoghi reali.

In Italia possiamo leggere un libro scritto da Giorgio Amitrano, Il mondo di Banana Yoshimoto, in cui scopriamo molto di lei sia come scrittore che come donna. Di quale autore lei vorrebbe leggere un libro così, quale scrittore vorrebbe conoscere così?

Credo Murakami Haruki. Lo dico anche perché i giapponesi in generale sono  curiosi di conoscere la vita di Murakami Haruki perché è un uomo che si nasconde molto, separa troppo la vita privata da quella pubblica e quando uno si nasconde così viene naturale il desiderio di scoprire com’è la sua vita privata...

Lei conosce personalmente Murakami?

No, abbiamo avuto solamente rapporti epistolari. In generale comunque incontro poco i miei colleghi giapponesi.

Nei suoi romanzi c’è tanto Giappone, tanta tradizione giapponese, ma hanno un deciso successo internazionale. Dovuto a cosa secondo lei?

Tutte le persone tra i dodici-tredici anni e i trenta, in tutto il mondo, sono più sensibili degli altri, degli adulti, e credo che questo sia il motivo per cui i miei romanzi hanno successo ovunque: c’è una base comune umana. Penso che i lettori di questa fascia d’età percepiscano una certa rassicurazione leggendo i miei romanzi.

I suoi personaggi sono sempre dotati di una forte capacità di sopportazione, paragonabile a certi personaggi biblici. Quanto questo aspetto della sua narrazione è stato influenzato dallo scintoismo?

Non sono una grande credente anche se vado ogni tanto nei templi scintoisti, però credo che sia nel normale corso della cose rivolgersi al soprannaturale quando si pensa di non farcela con le proprie forze. Per questo motivo introduco anche questo elemento nei miei romanzi.


La vita dei suoi personaggi è dominata spesso dal destino. Da cosa nasce questa visione fatalistica e il senso della morte sempre presenti ma in un'ottica non di timore bensì di disillusione e disincanto?

Sono molto interessata a due cose: all’ambiente familiare che costruisce una persona e ai fattori innati nella persona stessa. Questi sono i due elementi che ci formano, e se uno pensa a queste cose viene gioco forza pensare sia al destino che alla morte che sono i fattori chiave dei miei romanzi. E quando dico morte non parlo della mia morte personale ma di quella delle persone che ci sono care, che ci sono vicine e in questo senso c’è la morte nei miei romanzi ma non il timore.

Anche nell’ultimo romanzo, Il coperchio del mare, la protagonista è una giovane donna, come sempre nei suoi lavori. Non leggeremo mai un romanzo di Banana Yoshimoto con una protagonista più “grande”, che segue la sua crescita personale?

No, credo di no. Amo descrivere questo tipo di personaggi, ed è quello che si aspettano i mei lettori.

Nelle pagine di Wuz
Articoli e recensioni
Il mondo di Banana Yoshimoto di Giorgio Amitrano
L'ultimo romanzo: Il coperchio del mare



30 novembre 2007 Di Giulia Mozzato

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