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Intervista

Joanne Harris: la magia della scrittura e del cioccolato



Non sta al gioco, Joanne Harris, se si tenta di lusingarla attribuendo al successo internazionale del suo romanzo d’esordio, Chocolat (ampliato dall’omonimo film) l’irruzione in libreria di un filone narrativo-gastronomico costantemente in crescita, che oggi accoglie il sequel di Chocolat, cioè Le scarpe rosse.


Del cibo si è sempre parlato in letteratura – tiene a precisare la scrittrice inglese, in Italia per la promozione del libro – a cominciare dalla Bibbia, che riserva all’argomento molto spazio. Del resto tutti i grandi scrittori di ogni tempo hanno assunto il cibo come metafora della vita stessa, pensiamo a Rabelais, a Dickens. Attraverso il cibo si ha un approccio immediato alla cultura di un paese, alle sue tradizioni. Quindi il mio libro non ha dato il via a una tendenza, ma s’inserisce in un tema molto antico e collaudato.

Eppure, prima che uscisse Chocolat, nel 1998, non è che il grande pubblico fosse tanto edotto, ad esempio, sulle sfumature peccaminose del peperoncino nel cioccolato, capace di dare un tocco di glamour agli incontri d’amore… e Joanna Harris, anche se nei libri successivi, usciti a scadenza annuale, ha variato gli ingredienti, come Vino, patate e mele rosse e Cinque quarti d’arancia, deve aver sentito la mancanza delle dolci specialità di Vianne Rocher, la sua protagonista, tanto da averla condotta, in Le scarpe rosse, ad aprire una Chocolaterie a Parigi.


Non si tratta di un vero e proprio sequel di Chocolat, sia perché ho fatto un salto di cinque anni, sia perché i personaggi e l’ambientazione sono diversi. Rimangono la protagonista Vianne e sua figlia Anouk, che è diventata una ragazzina, e verso la fine si riuniranno all’imprevedibile Roux.

In questo “quasi sequel” si accentua il ricorso alla magia: Vianne, fata suo malgrado, ha come antagonista Zozie, una fata cattiva che le si finge amica per portarle via la figlia. Anche questo è un tema che riscuote molto interesse, dopo il successo planetario di Harry Potter.

Ma non è certo un genere creato dalla Rowling: la letteratura infantile, a cominciare dalle fiabe, ha sempre avuto a che fare con maghi, streghe e sortilegi. Anche la magia, come la culinaria, appartiene al folklore, è un’espressione della cultura popolare, un modo di penetrare nelle antiche tradizioni. Tutti i miei romanzi, si può dire, sono fiabe per adulti, nel senso che cercano gli approcci più semplici e immediati per parlare all’anima della gente. Per questo ho scelto il simbolo delle scarpe rosse. Le scarpe ricorrono spesso nelle fiabe, da Cenerentola al Gatto con gli stivali, e le scarpe rosse, in particolare, si trovano in tradizioni diverse, dalla Francia alla Germania, alla Russia. Già dal titolo s’intuisce che non saranno calzature qualsiasi, ma inquietanti talismani.


Dalle descrizioni delle deliziose alchimie gastronomiche di Vianne, ad esempio gli irresistibili “mendiants”, dischetti di cioccolato guarniti con pezzetti di frutta secca - si desume che lei sia una cuoca esperta, raffinata e orientata verso la cucina francese, dato che l’Inghilterra non risulta abbia una spiccata vocazione culinaria.

Non è vero, conosco meglio la cucina francese semplicemente perché ne ho appreso i segreti dalla mia famiglia materna, in quanto la mamma è francese. Mi piace cucinare e mangiar bene, ma non ho tempo di passare le giornate in cucina, e prediligo i piatti semplici. Poiché mio marito e mia figlia sono vegetariani, quando sono a casa cucino soprattutto pasta, riso, legumi e verdure.

E le delizie della pasticceria?

Non sono per tutti i giorni, è bello riservarle a occasioni di festa.


Nelle pagine di Wuz.it:
A tavola con... gli scrittori
I romanzi e la cucina
Libri di cucina appena sfornati
Quel lettore goloso di Allan Bay
Primi e secondi e dessert: il film è servito!


07 novembre 2007 Di Daniela Pizzagalli

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