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Vi proponiamo un interessante articolo di Alberto Barbera, Direttore del Museo del Cinema di Torino, sulla figura di Harold Lloyd



Il Terzo Genio. Harold Lloyd



“Uno dei tre supremi maestri del cinema comico delle origini”. Non ha dubbi Kevin Brownlow, indiscusso studioso di cinema muto, nel collocare Harold Lloyd sul piedistallo che ospita il genio immortale di Charlie Chaplin e di Buster Keaton.

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Eppure, per qualche ragione che non è facile spiegare, la fortuna che arrise ad una delle più importanti icone del cinema hollywoodiano degli Anni Venti sembra essersi in parte eclissata col passare del tempo, tanto che il pubblico contemporaneo non ha se non un vago ricordo di quel comico immancabilmente abbigliato con il cappello di paglia e gli occhiali di tartaruga. Complice sicuramente una generale indisponibilità dei suoi film, raramente rieditati nel corso degli anni, a differenza di quanto è avvenuto per molti altri attori che hanno goduto di un continuo rilancio in sala e in televisione. Solo di recente, i principali lavori di Harold Lloyd sono stati restaurati e resi disponibili, grazie al prezioso lavoro di Suzanne Lloyd Hayes, Harold Lloyd Trust e UCLA Film & Television Archive di Los Angeles.

Un altro autorevole critico americano, James Agee – ricordando che Lloyd ha realizzato più film di Chaplin e Keaton messi insieme, superandoli entrambi al box office -  ha sentenziato che per numero di gag e di risate “pochi lo hanno eguagliato e nessuno lo ha battuto”. Tra gli estimatori di Lloyd figurano inoltre grandi registi come Federico Fellini e Orson Welles, e grandi attori come Jack Lemmon. In una delle sue ultime interviste, ad esempio, Fellini non esitò a indicare Harold Lloyd tra i suoi modelli. Negando di essere mai stato attirato dai grandi eroi positivi come i cow boy o Gary Cooper, Fellini ricordò di aver avuto “sempre e soltanto una grande e immediata attrazione per i clown, o i primissimi comici, come Harold Lloyd”.
Quanto a Orson Welles, nella famosa conversazione con Peter Bogdanovich che risale al 1993, dichiarò il suo amore per i grandi attori e, in particolare, per “Harold Lloyd, di sicuro il più sottovalutato. Agli intellettuali non piace il personaggio di Lloyd, lo studente di college, classe media, americanissimo, provinciale. Certo, la poesia non salta agli occhi, ma così si perdono la tecnica eccezionale, scintillante… Un giorno gli sarà dato il posto che gli spetta, che è molto in alto”.
Jack Lemmon, da parte sua, nella prefazione al bellissimo libro fotografico edito da Harold Lloyd Trust nel 2002, afferma: “Lloyd è stato uno dei più carismatici innovatori della commedia cinematografica, un eccellente attore e un esperto regista. I suoi film dovrebbero essere visti non soltanto per il loro valore storico ma anche per la loro bellezza”.

È stato giustamente scritto che Lloyd fu soprattutto l’espressione di un’epoca: “diversamente da Charlie Chaplin, Buster Keaton ed anche Harry Langdon, che crearono personaggi fuori del tempo, l’occhialuto giovanotto di Lloyd apparteneva agli esuberanti, scatenati Anni Venti: le sue ambizioni,  le sue fantasticherie e i suoi fallimenti erano anche quelli dei suoi spettatori”.
Consapevolmente,  Lloyd ambiva a sviluppare un personaggio in cui il pubblico potesse identificarsi. Le sue buffonate e le sue disavventure apparivano certamente forzate ma mai al punto da risultare impossibili. Fondamentalmente, era un autentico, irriducibile estroverso: quel tipo di giovanotto che per nessuna ragione accetta di farsi dire di no, o di pensare che una certa cosa possa risultare inattuabile. Per questo motivo, si lanciava in imprese incredibili e pericolose come camminare in bilico sulla travi di un grattacielo in costruzione (Viaggio in paradiso, 1921) o scalare la facciata di un grande magazzino (Preferisco l’ascensore, 1923).

Insomma, se Keaton ha costruito il proprio personaggio sulla figura del perdente impassibile, e Chaplin su quella del vagabondo destinato a scontrarsi con le convenzioni e le ipocrisie delle società organizzata, Lloyd è l’incarnazione del giovane Americano entusiasta. Le differenze sono significative anche nei riguardi dei meccanismi della comicità: non è tanto Lloyd ad essere divertente in sé, quanto la successione delle gag nei suoi film. L’umorismo di Lloyd scaturisce dall’intreccio e dalla situazione, molto più di quanto non avvenga nel caso degli altri. Con Chaplin, Keaton, W.C. Fields o Groucho Marx, la risata è subordinata al personaggio.
È la loro reazione al caos o all’ostilità che li circonda a risultare buffa e divertente. Al contrario, il mondo di Lloyd è solare, ordinario e trattabile; è quest’ultimo ad essere manipolato per adeguarsi ai meccanismi delle sue gag, non di rado piuttosto elaborate e frutto del lavoro di una larga équipe di gagmen che lavorava in permanenza all’invenzione e all’affinamento di situazione umoristiche. Secondo James Agee, “Lloyd possedeva un vocabolario comico insolitamente esteso. In  particolare, egli godeva di un corpo sapientemente espressivo e denti ancora più espressivi, e al di là del suo repertorio di sorrisi riusciva a sorprendere con una mescolanza improvvisa di affettazione, buffoneria e  asinità, pur rimanendo tremendamente piacevole”.

Nato nel 1983 e scomparso nel 1971, Harold Lloyd debuttò nel cinema nel 1913, come comparsa e attore di secondo piano in una lunga serie di film dimenticati. La sua fortuna fu di incontrare nel 1915 Max Roach, che divenne il suo produttore. Insieme, crearono un personaggio, non troppo diverso dal vagabondo di Chaplin, che diventò famoso col nome di Lonesome Luke (Luca il solitario). Mentre gli abiti di Chaplin erano troppo lunghi e larghi, quelli di Lloyd erano spropositatamente corti e stretti. Benché di evidente derivazione, il personaggio incontrò il favore del pubblico, tanto che ne furono realizzate una cinquantina di comiche. Fu solo alla fine del 1917 che Lloyd ebbe l’ispirazione destinata a cambiargli la vita, rendendolo famoso in tutto il mondo: quella degli occhiali da vista, che gli conferivano una vaga aria da intellettuale. I primi film ‘con gli occhiali’ ebbero un immediato successo e la casa distributrice di Roach, la Pathé, cominciò a prendere Lloyd sul serio, avviandolo a diventare un divo.
Nel 1920, Lloyd era giunto a padroneggiare la forma dei suoi film ed il suo personaggio, che sarebbe comparso in oltre 190 titoli, l’ultimo dei quali risale al 1946. Alcuni dei suoi ultimi cortometraggi, realizzati fra il 1919 e il 1921, meritano di essere annoverati fra le sue opere migliori: Che bella automobile, Look Out Below, High and Dizzy, Harold sposo e Viaggio in paradiso.
Il passaggio al lungometraggio avvenne nel 1921, in maniera del tutto casuale. Sia Lupo di mare che Il talismano della nonna erano stati concepiti come cortometraggi, ma fu girato tanto materiale da suggerire di allungarli fino alla misura di un lungometraggio. Prima dell’avvento del sonoro, che cambiò completamente il cinema comico e contribuì a metterlo in crisi,  Lloyd fece in tempo a realizzarne altri otto, tra i quali figurano i suoi film di maggior successo, talvolta veri e propri capolavori come Preferisco l’ascensore, Il re degli straccioni, Viva lo sport (noto anche come Lui e la palla), Il fratellino e A rotta di collo.
  

.... In questo modo, ci si augura possa prender corpo l’auspicio di Raymond Borde che, nell’estate del 1966, scriveva sulla rivista francese “Positif”: “ Harold Lloyd rimane da scoprire. Le copie dei suoi film sono usurate e le cineteche troppo povere per ristamparle. Si proiettano inesorabilmente sempre gli stessi, pochi lungometraggi. Decine di stupefacenti cortometraggi riposano nelle celle degli archivi in attesa che qualcuno li riscopra. Per quanto incompleta, una retrospettiva di Harold Lloyd non è ancora realizzabile, ma prima o poi lo diventerà. Oso affermare che sarà un avvenimento”.


19 marzo 2007 Di Alberto Barbera

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