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Luigi De Magistris: nel suo libro Assalto al PM la biografia e il programma politico

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Non era nato come un libro per la candidatura a sindaco di Napoli, ma di fatto lo è diventato. Perché raccoglie i passi salienti della sua vita. Perché ci fa capire quali siano i suoi valori, i principi a cui si riferisce, e dunque la linea che porterà avanti nella città partenopea.
Un libro assolutamente da leggere, se non l'avete già fatto, per capire cosa succederà a Napoli nei prossimi anni.


«Questa gliela facciamo pagare... Lo dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo cause civili per danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana... Saprà con chi ha a che fare... C’è quella sorta di principio di Archimede: a ogni azione corrisponde una reazione... Siamo così tanti ad avere subìto l’azione che, quando esploderà, la reazione sarà adeguata!...
Vedrai, passerà gli anni suoi a difendersi...».
Così in una intercettazione telefonica Giuseppe Chiaravalloti, ex magistrato, ex governatore forzista della Calabria, indagato in quel momento a Catanzaro per associazione per delinquere nell’inchiesta «Poseidone» (poi il nuovo pm opterà per l’archiviazione) e tutt’oggi sotto inchiesta a Salerno per corruzione giudiziaria e minacce. Questa una delle notizie che Marco Travaglio raccoglie nella sua introduzione al libro più importante di Luigi De Magistris, Assalto al PM.
Evidentemente l'intenzione di stroncare completamente la carriera e il futuro di Luigi De Magistris non è andata in porto, visto il successo straordinario ottenuto a Napoli in una elezione popolare che nessuno immaginava così plebiscitaria.



La passione per il lavoro di magistrato non l’ho avuta fin da bambino. Quello che ho sempre avuto, fin da bambino, è stato il senso della giustizia. Non ho mai tollerato le ingiustizie e già da ragazzo pensavo che andava fatto ogni sforzo per rimuoverle.
Vivere onestamente credo sia stato uno dei punti cardine della mia esistenza. Onestà, per me, significa cercare di essere giusti, coerenti, trasparenti, puliti, non rubare. Non vuol dire essere bigotti o bacchettoni.






Così inizia il libro di De Magistris, e c'è già tutto.
L'ex magistrato  parte dalla sua adolescenza, ci racconta la sua formazione personale, perché ha scelto di entrare in magistratura, le sue inchieste, la volontà di procedere, le difficoltà di svolgere il suo lavoro.
Si capisce perché la sua corsa elettorale sia stata solitaria e quanto le sue indagini abbiano infastidito la sinistra come la destra.

Scrive:
Non si era mai verificato che un governo chiedesse il trasferimento di un  magistrato che indaga sul presidente del Consiglio e sul ministro della Giustizia. È qualcosa di inaudito quello che il centrosinistra ha fatto, sapendo ovviamente che aveva l’appoggio del centrodestra, che non mi avrebbe mai difeso perché ne avevo indagato esponenti di vertice. Prodi e Mastella, né più né meno di come fa Berlusconi, si sono difesi dal processo invece che nel processo; mi hanno ostacolato, lasciando per sempre un dubbio irrisolto: se non avevano nulla da temere perché hanno fermato le indagini?


Non sarà facile per lui trovare un equilibrio in una situazione politicamente e  socialmente complicata come Napoli.
Si può immaginare un futuro in cui il dialogo con le altre forze politiche - ma soprattuto con alcuni esponenti di questi partiti - che hanno contribuito alla sua vittoria, sarà complesso.
Ma i napoletano hanno, attraverso la sua elezione, dato un segnale molto forte di volontà di riscatto, di pulizia, di lotta alla corruzione e alla criminalità con cui dovranno fare tutti i conti, anche a livello nazionale.

In tutti questi anni avrei voluto che mio padre fosse stato accanto a me anche fisicamente. Penso che avrebbe approvato tutto quello che ho fatto. Avrebbe sofferto moltissimo per le dimissioni dalla magistratura, ma alla fine, credo, avrebbe capito. Era una persona rigorosa, di princìpi morali saldissimi, intellettualmente onesto, non accettava compromessi, avrebbe compreso perfettamente che non avevo altra scelta e che la mia è stata una decisione alla quale, in qualche modo, sono stato costretto. Papà avrebbe sofferto più di tutti, come magistrato, persona che ha sempre avuto una concezione nobile e alta della magistratura. [...]
Avrebbe sofferto tanto, ma dopo lo sbigottimento mi avrebbe seguito nella missione politica e nel ruolo di eurodeputato.
Sarebbe stato attento e interessato. Penso orgoglioso del figlio che nella lotta per la Giustizia non è mai sceso a compromessi, indossando la toga con fierezza. Penso orgoglioso del figlio che sogna di tradurre in azione politica gli ideali che gli ha insegnato a tenere sempre vivi.
A mio padre dedicherò il mio sogno più grande: contribuire con tutte le forze a ridurre le ingiustizie e cercare di realizzare un’Italia più pulita.


E per chiudere, ricordando che la lettura di queste pagine è diventata ancor più imprescindibile per comprendere dove stiamo andando come Paese, ecco la chiusura della Posftfazione del magistrato siciliano Antonio Ingroia, che (involontariamente nel momento in cui è stata scritta) sintetizza oggi anche quale sia l'Italia che ha scelto De Magistris:
"Per fortuna, però, c’è anche un’altra Calabria, un’altra Sicilia, un’altra Italia, quella dei ragazzi di Locri, dei giovani delle cooperative giovanili di Libera che lavorano le terre confiscate alle mafie e di Addio Pizzo.
Un’Italia che ha sete di verità e di giustizia e non è disposta a cedere alla rassegnazione, perché sa che breve è il passo dalla rassegnazione all’indifferenza etica, alla disponibilità al compromesso morale, e quindi alla complicità. Un’Italia pronta a resistere non solo contro le violenze e gli abusi di potere, ma anche contro ogni forma di abulia della volontà, per uscire dalla notte dell’intelligenza nella quale ci sentiamo immersi. E per fortuna ci sono anche libri come questo a cercare di rischiarare il buio, a fornirci una bussola per trovare la via d’uscita dal tunnel."



L'autore



30 maggio 2011 Di G.M.

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