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Da Gatsby il Magnifico a Il grande Gatsby: l'importanza della traduzione nel successo di un romanzo

The Great Gasby - Prima edizione italiana Milano-Verona : A. Mondadori, 1936 (collana I romanzi della Palma) con il titolo Gatsby il Magnifico. Illustrato (8 illustrazioni) da Giordano Giovanetti e con la traduzione autorizzata di Cesare Giardini
So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past.
♣ Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato. (F.P.)
♣ Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato. (B.A.)
♣ Così seguitiamo a bordeggiare come barche controcorrente, sospinte di continuo nel passato. (T.P.)
♣ Così andiamo avanti, barche contro corrente continuamente sospinte nel passato. (A.C.)
♣ Così navighiamo di bolina, barche contro la corrente, riportati senza posa nel passato. (F.C.)

La prima edizione italiana del romanzo di Francis Scott Fitzgerald The Great Gasby è del 1936 e non è firmata, ovviamente, da Fernanda Pivano ma da Cesare Giardini, traduttore attivissimo negli anni Trenta e Quaranta (sue la prima traduzione de I sotterranei del Vaticano di André Gide, le prime edizioni dei gialli di Ellery Queen, quella di Giallo cromo di Aldous Huxley e Il laccio rosso di Edgar Wallace o Volo di notte di Saint-Exupéry, per citarne solo alcuni) la cui opera è rimasta in catalogo ancora molti anni successivamente.

Ma è indubbiamente con la versione del 1950 di Fernanda Pivano - tutti la ricorderete certamente grande traduttrice di Hemingway, Faulkner, Allen Ginsberg, Thornton Wilder, James Fenimore Cooper e Fitzgerald, appunto - che il romanzo raggiunge la sua vetta stilistica anche nella nostra lingua.

Ora l'opera viene riproposta con traduzioni ad hoc che portano elementi di novità nel testo, certamente adeguate ai lettori nel nuovo millennio.
Un confronto però è davvero interessante e per farlo vi proponiamo estratti dall'incipit del romanzo nelle varie versioni.

Sin dalle prime righe emerge la diversità d'approccio al testo.
Chi sceglie una traduzione letterale e chi invece preferisce avvicinarsi in modo più personale, più ragionato. Tutte le nuove traduzioni si discostano da quella della Pivano, che riportiamo per avere un diretto confronto. A ognuno la propria traduzione...

Peccato che nessuno dei nuovi editori abbia scelto di pubblicare con testo originale a fronte, la scelta migliore, senza dubbio la più completa ed efficace per la riedizione di un'opera già così conosciuta.



INCIPIT - IL TESTO ORIGINALE DI F.S. FITZGERALD


CHAPTER ONE

In my younger and more vulnerable years my father gave me some advice that l've been turning over in my mind ever since.
   “Whenever you feel like criticizing any one,” he told me, “just remember that all the people in this world haven't had the advantages that you've had.”
   He didn't say any more, but we've always been unusually communicative in a reserved way, and I understood that he meant a great deal more than that. In consequence, I’m inclined to reserve all judgments, a habit that has opened up many curious natures to me and also made me the victim of not a few veteran bores. The abnormal mind is quick to detect and attach itself to this quality when it appears in a normal person, and so it came about that in college I was unjustly accused of being a politician, because I was privy to the secret griefs of wild, unknown men. Most of the confidences were unsought--frequently I have feigned sleep, preoccupation, or a hostile levity when I realized by some unmistakable sign that an intimate revelation was quivering on the horizon; for the intimate revelations of young men, or at least the terms in which they express them, are usually plagiaristic and marred by obvious suppressions. Reserving judgments is a matter of infinite hope. I am still a little afraid of missing something if I forget that, as my father snobbishly suggested, and I snobbishly repeat, a sense of the fundamental decencies is parcelled out unequally at birth.



LA TRADUZIONE DI FERNANDA PIVANO


NEGLI anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente.
   « Quando ti vien voglia di criticare qualcuno » mi disse « ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu. »
   Non disse altro, ma eravamo sempre stati insolitamente comunicativi nonostante il nostro riserbo, e capii che voleva dire molto più di questo. Perciò ho la tendenza a evitare ogni giudizio, una abitudine che oltre a rivelarmi molti caratteri strani mi ha anche reso vittima di non pochi scocciatori inveterati. La mente anormale è pronta a scoprire questa particolarità e ad aggrapparvisi, quando si manifesti in una persona normale, e così accadde che all'università fui ingiustamente accusato di essere un politicante perché ero al corrente dei dolori segreti di strani uomini sconosciuti. La maggior parte delle confidenze non erano provocate: spesso ho finto di aver sonno, o di esser preoccupato, o sono giunto a ostentare un'indifferenza ostile, quando capivo da qualche segno inconfondibile che si profilava all'orizzonte una rivelazione intima; perché le rivelazioni intime dei giovani, o almeno i termini nei quali questi le esprimono, di solito sono plagiarie e deformate da evidenti omissioni. L'evitare i giudizi è fonte di speranza infinita. Temo ancora adesso che perderei qualcosa se dimenticassi che, come mio padre mi ha snobisticamente insegnato e io snobisticamente ripeto, il senso della dignità fondamentale è distribuito con parzialità alla nascita.

© Arnoldo Mondadori Editore 1950
Ancora in catalogo negli Oscar Classici Moderni



LA TRADUZIONE DI TOMMASO PINCIO


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Nei miei anni più giovani e vulnerabili mio padre mi diede un consiglio che non ho mai smesso di considerare.
   «Ogni volta che ti sentirai di criticare qualcuno», mi disse, «ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i tuoi stessi vantaggi».
   Non aggiunse altro, ma nel nostro riserbo siamo sempre stati sorprendentemente comunicativi e compresi che voleva sottintendere molto di più. Di conseguenza, sono incline a sospendere ogni giudizio, abitudine che mi ha aperto a un gran numero di persone strane e mi ha inoltre reso vittima di non pochi seccatori consumati. Una mente degenerata è lesta a riconoscere una simile caratteristica e ad attaccarvisi quando si manifesta in una persona normale, e fu così che al college mi ritrovai a torto accusato di essere un intrigante perché ero al corrente delle pene nascoste di uomini sregolati e misteriosi. La gran parte delle confidenze non erano cercate; ho spesso finto d’essere assonnato o assorto in altri pensieri o ho ostentato una frivolezza ostile non appena scorgevo agitarsi all’orizzonte il segno inconfondibile di una rivelazione intima; giacché le rivelazioni intime dei giovani, o perlomeno i termini nei quali i giovani le esprimono, sono di solito contraffatte e alterate da palesi omissioni. La sospensione del giudizio presuppone una speranza infinita. Ancora adesso temo che perderei qualcosa qualora mi dimenticassi che, come mio padre snobisticamente asseriva e io
snobisticamente ripeto, il senso della basilare decenza viene distribuito in misura iniqua alla nascita.

© minimum fax 2011



LA TRADUZIONE DI FRANCA CAVAGNOLI


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Negli anni in cui ero più giovane e vulnerabile mio padre mi diede un consiglio che da allora non ha mai smesso di agitarsi nella mia mente.
   “Ogni volta che ti viene voglia di criticare qualcuno,” mi disse, “ricorda che non tutti al mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu.”
   Non disse altro, ma noi siamo sempre stati insolitamente comunicativi sebbene con riserbo, e perciò capii che intendeva dire molto di più. Di conseguenza tendo ad astenermi dal giudicare, un’abitudine che ha portato molte indoli curiose ad aprirsi con me e mi ha reso vittima di non pochi inveterati seccatori. È una qualità che la mente anormale individua subito e alla quale si lega quando essa si rivela in una persona normale, e così accadde che al college mi accusassero a torto di essere un politico, perché ero al corrente delle pene segrete di uomini selvaggi, sconosciuti. Le confidenze erano per lo più non cercate: ho finto spesso di avere sonno, qualche assillo o una leggerezza ostile quando, da segni inequivocabili, mi rendevo conto che all’orizzonte baluginava una rivelazione intima, poiché le rivelazioni intime dei giovani, o almeno i termini in cui vengono espresse, di solito sono plagiarie e guastate da ovvie reticenze. Astenersi dal giudicare è una questione di speranza infinita. Ho ancora un po’ paura di perdermi qualcosa se dimentico che, come snobisticamente sosteneva mio padre, e io snobisticamente ripeto, il senso delle convenienze non è spartito con equità alla nascita.

© Giangiacomo Feltrinelli editore 2011



LA TRADUZIONE DI BRUNO ARMANDO


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Quand’ero più giovane e indifeso, mio padre mi ha dato un consiglio che ho fatto mio da allora.
   «Tutte le volte che ti viene da criticare qualcuno», mi ha detto, «ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu».
   Non ha detto nient’altro, ma siamo sempre stati insolitamente comunicativi in modo riservato, e capii che intendeva molto più di questo. Di conseguenza, tendo a evitare ogni giudizio, un’abitudine che mi ha fatto incontrare molti tipi
curiosi e reso vittima di non pochi inveterati scocciatori. La mente anormale è rapida nell’individuare e attaccarsi a questa qualità quando si rivela in una persona normale, e perciò al college sono stato ingiustamente accusato di essere un politicante, perché ero a conoscenza dei dolori segreti di uomini
sconosciuti e sfrenati. Molte confidenze non erano cercate – spesso ho finto di dormire, di essere preoccupato, oppure mostravo un’ostile frivolezza quando mi rendevo conto da qualche segno inconfondibile che si profilava all’orizzonte una rivelazione intima; perché le rivelazioni intime dei giovani,
almeno nei termini in cui sono espresse, tendono a plagiare e sono alterate da evidenti omissioni. astenersi dal giudicare implica un’infinita speranza. Ho ancora paura di perdermi qualcosa se mi dimentico che, come mio padre snobbisticamente suggeriva, e io snobbisticamente ripeto, il senso di un’indispensabile decenza è suddiviso in modo ineguale alla nascita.

© 2011 Newton Compton Editori



LA TRADUZIONE DI ALESSIO CUPARDO


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Nel periodo più vulnerabile della mia giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non ho mai dimenticato.
   «Quando hai la tentazione di criticare qualcuno», mi disse, «ricordati sempre che non tutti hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu.»
   Non aggiunse altro, ma il nostro modo di comunicare era sempre stato piuttosto riservato, e capii che le sue parole volevano dire altro. Da allora cerco di evitare di dare giudizi, un'abitudine che oltre a farmi entrare in confidenza con molte persone bizzarre mi ha reso vittima di molti incorreggibili scocciatori. È una qualità che la mente anormale cerca di individuare e attacca, quando si rende evidente in una persona normale; e, dato che all'università ero a conoscenza dei segreti patimenti di uomini brutali, sconosciuti, venni ingiustamente accusato di fare politica. Non ero stato io a richiedere la maggior parte di queste confidenze: spesso, quando qualche segnale inconfondibile mi preannunciava l'arrivo di una rivelazione, fingevo di avere sonno o di avere un impegno, e sono arrivato al punto di esibire un ostile distacco, perché di solito le confidenze dei giovani, o quanto meno i termini in cui vengono espresse, sono di seconda mano e inquinati da evidenti reticenze. Evitare di esprimere giudizi da molta speranza. Ancora adesso ho paura di perdere qualcosa se mi dimenticassi che, come mio padre mi ha snobisticamente consigliato e io snobisticamente ripeto, il senso della decenza non è stato distribuito in egual misura alla nascita.

© 2011 Baldini Castoldi Dalai editore



LA NOTA DEL TRADUTTORE - FRANCA CAVAGNOLI
Fitzgerald predilige alcuni campi espressivi.
Le parole del mare – «barca», «nave», «corrente», «navigare di bolina» – e quelle legate alla tenebra – «buio», «scuro», «oscuro» – hanno portato i critici ad accostarlo a Conrad.
Sono parole che affiorano a più riprese nel romanzo, sia in senso proprio sia in senso figurato, e così pure le parole legate all’assenza di quiete – «inquieto», «irrequieto», «senza quiete», «senza posa», «senza sosta». Conservare i rimandi, anche a distanza di molte pagine, e conservare nel contempo la straordinaria variazione di Fitzgerald nell’uso dell’inglese, mi è costato molto impegno, perché spesso i campi semantici di due lingue non ne vogliono sapere di sovrapporsi.
Il grande Gatsby è un luogo contraddistinto dalla non permanenza: priva di ormeggi, la scrittura non può ancorarsi alla descrizione di una successione di eventi ben delineata. L’ellissi di Fitzgerald nasce da qui, dalla precarietà, ma da qui nasce anche la vaghezza che impregna il romanzo e seduce i lettori.
Franca Cavagnoli, in La Nota del Traduttore 05/2011 - www.lanotadeltraduttore.it



07 febbraio 2011 Di Giulia Mozzato

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