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Gli omicidi dei Ludwig cioè Furlan e Abel, dimenticati dai libri

Con la scarcerazione definitiva di uno dei due responsabili - l'italiano Marco Furlan -  tornano tristemente alla ribalta i terribili omicidi firmati dalla sigla Ludwig negli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta del Novecento. E scopriamo così che praticamente non ci sono saggi in commercio che analizzino questa terribile coppia di assassini.

L'articolo della Stampa del 6 luglio 1988 che annuncia la prima condanna di Abel e Furlan


Scavando tra i titoli fuori catalogo emerge questo libro:
Il caso Ludwig di Augusto Caneva, pubblicato da Reverdito (Trento) nel 1986 (ISBN: 978-88-342-0169-5), ma ormai il libro è consultabile solo nelle biblioteche indicate dal Servizio Bibliotecario Nazionale.

Poi troviamo: In due si uccide meglio. Quando i serial killer agiscono in coppia di Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi (Edizioni XII, 2010) che include tra i casi presentati quello della coppia “Ludwig” decisa a purificare col fuoco chiunque considerasse indegno di vivere.

Del caso si sono occupati anche Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi nel loro La nera. Storia fotografica di grandi delitti italiani dal 1946 a oggi, pubblicato da Mondadori nel 2008.

E anche Serial killer in Italia. Un'analisi psicologica, criminologica e psichiatrico-forense. Con 43 schede psicobiografiche di Paolo De Pasquali, Edizioni Franco Angeli 2004


E già ci fermiamo.
Citati con ogni probabilità in altri saggi specifici, non sono però diventati il soggetto principale di studi e analisi se non come esempi di un fenomeno non certo tra quelli di maggior rilevanza criminologica in Italia: il serial killer.
La coppia appartiene a quel tipo di omicida seriale detto Mission Oriented Motive Type, intenzionato a "ripulire il mondo" da certe categorie di persone.
Per saperne di più vi consigliamo di leggere:


Marco Furlan, il veronese che insieme a Wolfgang Abel (anche lui scarcerato) aveva dato vita alla formazione neonazista Ludwig, e che nel '91 venne condannato definitivamente a 27 anni di carcere per 10 omicidi commessi dall’82 all’84 venne arrestato per la prima volta insieme al suo complice nel marzo 1984: i due avevano tentato di incendiare la discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova, dove si trovavano 400 ragazzi.
Quattro anni dopo Furlan uscì dal carcere per scadenza termini, e nel 1991 fece perdere le sue tracce per essere poi riarrestato a Creta nel maggio 1995. Nel 2008, dopo aver scontato 18 anni di reclusione (grazie anche ad alcuni condoni e alla buona condotta) venne scarcerato e affidato in prova ai servizi sociali. Ora è libero.





Da un articolo del Corriere della Sera ecco una sintesi de1 15 omicidi della sigla Ludwig, cioè Abel e Furlan, per i quali furono condannati ai 27 anni di carcere che non sconteranno.
Il battesimo del fuoco, elemento tanto amato da Ludwig, avvenne a Verona. Una notte di agosto il barbone Guerrino Spinelli venne arso vivo, in borgo Milano, nella sua Fiat 126.
Dopo di lui toccò all'omosessuale Luciano Stefanato, ammazzato a bastonate a Padova.
Claudio Costa, tossicodipendente, è stato ucciso a coltellate a Venezia.
Alice era una prostituta e fu ammazzata a Vicenza.
Luca era uno studente e dormiva per caso nella torretta di San Giorgio, quando il 25 maggio del 1981 morì tra le fiamme.
Poi fu la volta di fra’ Gabriele e fra’ Giuseppe, uccisi a martellate vicino al monastero di Monte Berico.
Padre Armando invece morì a Trento, con uno scalpello nel cuore.
Era il 14 maggio del 1983 quando nel rogo del cinema a luci rosse Eros di Milano morirono 6 persone.
Un’altra sette mesi dopo, nell’incendio di una discoteca a Monaco.


E solo per un caso non fu una strage l'ultimo tentativo di appiccare un incendio nella discoteca del mantovano in cui furono arrestati.

"È proprio questo il grosso problema dell’omicidio seriale in coppia: si tratta di un’azione mostruosa messa in atto da due persone, due individui distinti che la trovano piacevole e gratificante come se si trattasse di andare insieme al cinema o a mangiare la pizza. E questo evento disturba nel profondo la società umana. La condivisione dell’aberrazione automaticamente toglie forza all’onnipresente tesi della pazzia, della malattia mentale, che viene estratta dal cilindro ogni volta in cui c’è da trovare una spiegazione per un comportamento del genere."
Scrive così Ruben De Luca nella Prefazione al volume In due si uccide meglio, eppure la semi infermità mentale è stata riconosciuta e ora anche il diritto alla libertà.


Per ricostruire storicamente tutti i passaggi e la cronaca del caso vi suggeriamo di consultare l'Archivio storico de La Stampa, da pochi giorni on-line: archiviolastampa.it


12 novembre 2010 Di G.M.

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