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Recensione

Il Il club degli incorreggibili ottimisti copertina

Jean-Michel Guenassia e Il club degli inguaribili ottimisti


"Preferisco vivere da ottimista e sbagliarmi, che vivere da pessimista e avere sempre ragione."

Edito da Salani, arriva in Italia il libro di Jean Michel Guenassia, avvocato sessantenne con la passione per la scrittura, intitolato Il club degli incorreggibili ottimisti. Diventato un caso editoriale in Francia con oltre 200 mila copie vendute, il libro si appresta a diventare un bestseller anche nel nostro paese.

L’azione si svolge a Parigi nel 1959.
È finita le seconda guerra mondiale e la Francia sta risolvendo il contenzioso con l’Algeria, chiudendo il suo periodo coloniale. Un periodo vertiginoso e delicato, nel quale Guenassia fa vivere il protagonista Michel Marini, un ragazzino di undici anni, figlio di immigrati italiani. Michel sta affrontando l’età non facile, quella dell’adolescenza, ricca di emozioni ma anche piena di ostacoli. Ama leggere e si diverte con un affiatato gruppo di amici, con i quali si cimenta anche in sfide a calcio balilla ed ama gironzolare, curiosando, per il quartiere dove vive.


Un giorno si imbatte in un gruppo di esuli russi che frequentano il bistrò Balto. Sono tutte persone di alto livello culturale e professionale ma sono stati costretti dalle esigenze della storia a lasciare il proprio paese ed a cercare di sopravvivere alla meno peggio.
Il ritrovarsi quotidianamente per loro costituisce un modo per non dimenticare le proprie radici, il proprio passato ma soprattutto di immaginare un futuro promettente.
Incorreggibili ottimisti Igor, Leonid, Imrè, Pavel, Tibor e Sasha conquistano l’amicizia del giovanissimo Michel il quale assisterà alle loro discussioni sul comunismo, ascolterà le loro barzellette su Stalin, li vedrà bere, litigare e giocare a scacchi. Imparerà anche lui a giocare e proprio sulle non facili regole di questo gioco e sulle spiegazioni dei sei amici russi, avverrà anche il suo passaggio, la sua trasformazione da adolescente all’età adulta.


Jean-Michel Guenassia - Il club degli incorreggibili ottimisti
Titolo originale: Le Club des incorrigibles optimistes
Traduzione di Francesco Bruno
708 pag., 18,60 € - Edizioni Salani 2010
ISBN 978-88-6256-210-2



l'autore



L'incipit


Oggi si seppellisce uno scrittore. Come un’ultima manifestazione. Una folla inaspettata, silenziosa, riverente e anarchica blocca le strade e i viali attorno al cimitero di Montparnasse. Quanti sono? Trentamila? Cinquantamila? Meno? Più? Si ha un bel dire: è importante avere gente al proprio funerale. Se gli avessero detto che ci sarebbe stata una simile ressa, lui non ci avrebbe creduto. Gli sarebbe venuto da ridere. La cosa non doveva preoccuparlo più di tanto. Si aspettava di essere sepolto in fretta e furia con una dozzina di fedeli. Non con gli onori di un Hugo o di un Tolstoj. Nell’ultimo mezzo secolo non si era mai vista tanta gente ad accompagnare un intellettuale. Neanche fosse indispensabile o amato dal mondo intero. Perché sono lì, quelle persone? Per quello che sanno di lui, non avrebbero dovuto venire. Che assurdità rendere omaggio a un uomo che si è sbagliato su tutto o quasi, costantemente fuori strada, e che ha causato il suo talento per difendere con convinzione l’indifendibile. Avrebbero fatto meglio a partecipare al funerale di coloro che avevano ragione, da lui disprezzati e mandati all’inferno. Per costoro, nessuno si è scomodato. E se dietro i suoi smacchi ci fosse stato qualcos’altro di ammirevole, in quell’ometto? … Quella furia di forzare il destino con il suo intelletto, di andare incontro e contro ogni logica, di non rinunciare nonostante la certezza della sconfitta, di assumersi la contraddizione di una causa giusta e di una lotta persa in partenza, di uno scontro eterno, sempre rinnovato e senza soluzione? Impossibile entrare nel cimitero dove la gente pesta le tombe, scala i monumenti e rovescia le lapidi per avvicinarsi il più possibile e vedere la bara. Si direbbe l’inumazione di un cantante famoso o di un santo. Quello che si sotterra non è un uomo. Quella che si seppellisce con lui è una vecchia idea. Niente cambierà e noi lo sappiamo. Non ci sarà società migliore. Lo si accetti o non lo si accetti. Qui, abbiamo un piede nella fossa, con le nostre illusioni e i nostri credi scomparsi. Una folla come un’assoluzione per l’espiazione dei peccati commessi  per l’ideale. Per  le vittime, questo non cambia niente. Non ci sarà scusa, riparazione, funerale di prima classe. C’è qualcosa di peggio di far male volendo far bene? Quella che si sotterra qui è un’epoca compiuta. Difficile vivere in un universo senza speranza. In questo momento non si regolano più conti. Non si fanno bilanci. Siamo tutti uguali e abbiamo tutti torto. Non sono venuto per il pensatore. Non ho mai capito la sua filosofia, il suo teatro è indigesto e i suoi romanzi li ho dimenticati. Sono venuto per dei vecchi ricordi. La folla mi ha rammentato chi era. Non si può piangere un ero che ha sostenuto i carnefici. Ho fatto dietrofront. L’ho seppellito in un cantuccio della mia mente.

© Salani 2010



28 ottobre 2010 Di Iaia Barzani

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