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Riassunto

Il giovane Holden - Riassunto


Jerome D. Salinger


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«Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle belle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto».

«Non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi cosí a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia. Niente di piú di quel che ho raccontato a D.B., con tutto che lui è mio fratello e quel che segue. Sta a Hollywood, lui. Non è poi tanto lontano da questo lurido buco, e viene qui a trovarmi praticamente ogni fine settimana. Mi accompagnerà a casa in macchina quando ci andrò il mese prossimo, chi sa. Ha appena preso una Jaguar. Uno di quei gingilli inglesi che arrivano sui trecento all'ora. Gli è costata uno scherzetto come quattromila sacchi o giú di lí. È pieno di soldi, adesso. Mica come prima. Era soltanto uno scrittore in piena regola, quando stava a casa».


Holden Caufield è rimasto profondamente scosso dalla morte per leucemia del fratello maggiore Allie. Il ricordo di lui lo perseguita e gli rende difficile integrarsi nella società che lo circonda.
Il ragazzo diciassettenne vive in conflitto con la famiglia e col conformismo dell'ambiente alto-borghese cui appartiene.
La carriera scolastica è disastrosa e per scarso rendimento viene espulso dal collegio di Pencey.
Decide allora di fuggire per andare a New York, dove trascorre alcuni giorni facendo nuove esperienze e conoscenze, lasciandosi andare alle sue fantasie e cercando un contatto con le persone senza riuscire a trovarlo.
Il sesso, il jazz, gli spettacoli e gli altri divertimenti della società consumistica lo deludono, approfondendo il suo disagio esistenziale.
Anche nel colloquio con il vecchio professore del college Antolini si delinea il divario fra la sensibilità del giovane Holden e il mondo degli adulti.
Solo la sorellina Phoebe riesce a stabilire un contatto con lui e lo convince a tornare a casa.
I genitori lo affidano ad uno psicanalista nella speranza che riprenda gli studi.

Tratto da l'Enciclopedia della Letteratura, Istituto Geografico De Agostini  




Note critiche


Sono passati oltre sessant'anni da quando è stato scritto The Catcher in the Rye (1951) - oltre cinquanta dall'uscita in Italia per Einaudi nel 1961 - ma quell'ansia, cosí magistralmente colta da Salinger dialogando con i piú giovani, ci è ancora vicinissima.
Continuiamo a vederlo, Holden Caulfield, con la sua aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua «infanzia schifa» e le «cose da matti che gli sono capitate verso Natale», dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi.
La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli.
Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso ad andare in scena.
Perché è arrabbiato Holden?
Siccome non lo sappiamo con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a «exemplum vitae», e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora.
È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo.
In Italia, parte della sua fortuna il romanzo la deve alla traduzione di Adriana Motti.
Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi «e tutto quanto», «e compagnia bella», «e quel che segue» per tradurre sempre e soltanto l'espressione «and all». Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di «una cosa da lasciarti secco» o «la vecchia Phoebe».

Fonte: archivio Einaudi


Perché non sarà mai un film
Nel corso degli anni molti sono stati i registi che avrebbero voluto portare sul grande schermo questa storia: da Billy Wilder a Steven Spielberg, ma nessuno in sessant’anni ci è mai riuscito.
Salinger non ha mai accettato di vendere ai produttori cinematografici i diritti del suo capolavoro, considerato da lui unactable:
«Non può essere in alcun modo separato dalla tecnica della prima persona che gli è propria», scriveva in una lettera del 19 luglio 1957 al produttore cinematografico Herbert.
Ancora recentemente l’agenzia che cura i diritti di Salinger ha risposto negativamente all’ennesima richiesta di un grande produttore: Il giovane Holden non sarà mai un film.



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