Ricerca avanzata
Articolo

Varie proiezioni nelle giornate della Festa

Le Voyage en Arménie

Le voyage en Arménie di Robert Guédiguian



Come spesso avviene per alcuni film particolarmente belli la loro permanenza nelle sale è piuttosto fugace però tutti coloro che hanno perso la visione di questa recente opera di Robert Guédiguian possono rimediare: la Festa del cinema di Roma lo pone come evento particolarmente importante tanto che il film viene proiettato in più giornate.

Robert Guédiguian
Un film, ques'ultimo di Guédiguian, che pur denunciando tutti i limiti e le dolorose condizioni dell'uomo contemporaneo, non dà al momento politico la priorità come è sempre avvenuto nella sua cinematografia, ma segue il percorso interiore della protagonista, e soprattutto sembra voler essere un omaggio a quella sua terra d'origine, l'Armenia, così pieno di contraddizioni, di dolore e di bellezze antiche.
La protagonista è una donna moderna: medico, ha una bella famiglia, ha tante certezze assolute, e la forza di un'occidentale abituata a razionalizzare ogni evento anche se le sue origini sono armene. Ha diagnosticato al padre, un uomo pieno di ironia e capace di relazionarsi con sincerità solo con la nipote adolescente (con chi insomma non è dominata dalle certezze e dalla coscienza del proprio ruolo) una grave malattia cardiaca e gli ha comunicato la necessità di un intervento. Il padre però, senza neppure avvertirla, se ne va. Torna in Armenia decide di andare dove ciò che lo circonda ha il sapore della sua giovinezza, dove la natura domina sugli interventi umani, dove insomma può morire serenamente.
Il bisogno di ritrovare quel vecchio malato e cocciuto spinge la figlia a partire e ad andarlo a cercare. Quando arriva si sente totalmente estranea a quel mondo arcaico e, nella capitale, povero e violento, dove la povertà estrema può portare a delinquere, dove il sogno di andarsene è nei più giovani dominante. Varie vicende però la spingono, sempre sulle tracce del padre, fuori città e a questo punto il film diventa davvero poesia. Il monte Ararat, simbolo interiore del Paese, le distese sassose, il silenzio, gli spazi sconfinati e la luce che illumina uomini e donne ancora intenti a quella cultura contadina e a quella capacità d'accoglienza che la modernità ha smarrito. E il ritrovare il vecchio malato, ma sereno, fa riflettere la dottoressa, così sicura di sé, sulle sue stesse certezze e sulla possibilità che invece abbiamo di metterle in dubbio riconquistando umanità, capacità di comprensione degli altri e anche una vera conoscenza di sé e del proprio ruolo nel mondo.
Questo film insomma descrive un viaggio di formazione che conduce a una meta opposta a quella che abitualmente si pensa essere un percorso formativo: dalle certezze al dubbio, dalla coscienza di sé alla coscienza degli altri.


Del regista di origine armena ricordiamo poi i precedenti film
Marius e Jeanette
1998 - Marius e Jeanette

Siamo a Marsiglia e il teatro delle vicende che si incrociano è un cortile. Si può parlare, come fa Massimo Causo in Cineforum, di “realismo poetico”, di vera poesia che non si abbandona mai alla retorica. Una storia d’amore quella di Marius, il guardiano zoppo di un cantiere abbandonato, con Jeanette, una cassiera che ha due figli e non un marito: “una storia d'amore tra i poveri, laddove non c'è veramente alcun interesse in gioco nel fatto di vivere insieme..", come ha detto il regista.
Con Ariane Ascaride e Gérard Meylan.


1999 - La ville est tranquille

Il titolo tragicamente ironico parla di Marsiglia e di alcune vite marginali della sua periferia, vite dominate dalla fatica, dal dolore e dalla sconfitta: Michèle lavora pesantemente tutto il giorno presso un grossista che vende pesce e deve combattere per salvare la figlia dalla droga; Paul ha tradito i suoi compagni di lavoro, faceva lo scaricatore al porto, per diventare tassista; Abderramane è appena uscito di prigione, si sente cambiato e cerca di aiutare i suoi fratelli; Viviane non sopporta più suo marito e le sue idee di sinistra; Sarkis ha un sogno: avere un pianoforte a coda.
Con Ariane Ascaride, Gérard Meylan, Jean-Pierre Darrousin, Jack Boudet e Pascale Roberts.


Marie-Jo e i suoi due amori
2000 - A l'attaque!

Si parla di un garage e delle vicende che ogni giorno intorno a questo si intrecciano. Il garage Moliterno & Co. è gestito da Gigi e Jean-Do e anche se lavorano 12 ore al giorno e il denaro non è certo abbondante i due sono soddisfatti perché, guardandosi attorno e vedendo la disoccupazione di tanti, sanno che la loro vita è al sicuro. Ma la speculazione senza scrupoli del direttore della filiale di una multinazionale da cui il Moliterno dovrebbe ricevere molto denaro potrebbe far chiudere il garage e a quel punto la ribellione è davvero necessaria. Il verismo durissimo del regista, la sua implacabile denuncia dei perversi meccanismi del mondo capitalista sono sempre resi fruibili da un’ironia e da uno humour davvero piacevoli.    
Con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darrousin, Gerard Meylan, Pierre Banderet, Patrick Bonnel.  


Le passeggiate al campo di Marte
2002 - Marie-Jo e i suoi due amori

Un film che, contrariamente all’abituale impegno socio-politico del regista, si occupa molto di vite private e di sentimenti. Marie-Jo lavora in ospedale, come accompagnatrice di malati, ma nel tempo libero che le resta collabora con il marito nella sua piccola impresa edile. La sua intesa con Daniel, il marito, è perfetta tanto che  Anna vorrebbe poter condividere con lui una sua gioia segreta: l’amore che nutre per un altro uomo, Marco. Non sarà lei a rivelare al marito questo doppio amore, che la fa soffrire e addirittura meditare il suicidio, ma Daniel lo verrà ugualmente a sapere, ma la vita continua… 
Con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darrousin, Gerard Meylan, Julie-Marie Parmentier, Jacques Boudet, Yann Tregouet, Frederique Bonnal, Souhade Temimi.


2005 - Le passeggiate al Campo di Marte

La classe operaia non è questa volta protagonista, né l’ambientazione è la complessa periferia di Marsiglia: in scena in questo film è il presidente della Repubblica Francese François Mitterand magistralmente interpretato da Michel Bouquet. Assistiamo, anche attraverso gli intensi dialoghi con il giovane giornalista destinato a scrivere la sua biografia,  all’ultimo periodo della sua vita, già fortemente condizionato dal tumore che presto lo porterà alla morte.
Con Michel Bouquet, Djallil Lespert, Philippe Fretun, Anne Cantineau, Catherine Salviat, Jean-Claude Frissung. 
 



16 ottobre 2006 Di Grazia Casagrande

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti