Ricerca avanzata
Recensione

L' L' uomo della pianura copertina

L'uomo della pianura di Paolo Roversi

Tra San Vittore, la bassa padana, tra sagre e pregiudizi, indiani mungitori, l’omicidio di una ragazza di cui si è già deciso a priori il colpevole, e un po' di ironia sulla professione giornalistica, si apre così il nuovo romanzo di Paolo Roversi.

Ecco come presenta questo libro Massimo Carlotto: "Milano è da sempre l'università del crimine e nella magica Bassa ci sono pure gli indiani padani.  Paolo Roversi spicca il volo con questa tosta e malinconica storia di mala".

Le prime pagine che pubblichiamo dimostrano quanto un giallo avvincente possa essere allegro e divertente. Ma il tono sempre leggero, quasi scanzonato, di questo autore non nasconde la capacità di osservare e descrivere situazioni e personaggi complessi e di mettere in luce l’aspetto grottesco dell’attuale vita pubblica italiana in provincia e nella "metropoli".
Il booktrailer che presentiamo è un ulteriore stimolo a voler leggere tutto il libro...


                                                   ALFA


Here comes the story of the Hurricane,
The man the authorities came to blame
For somethin' that he never done.
Put in a prison cell, but one time he could-a been
The champion of the world.
Bob Dylan, Hurricane


Non mi sono mai piaciute le imprese facili. Non mi stimolano.
Il segreto della riuscita di un buon piano sta tutto in una parola: preparazione.
Calcolo delle variabili.
L’ho imparato al gabbio.
Ventotto mesi al quarto raggio ti danno modo di pensare. Di pianificare.
Sono entrato a San Vittore da innocente il 29 marzo del 1975 e ne sono uscito criminale.
Sono le cattive compagnie che ti segnano. E ti insegnano. Il meccanismo è semplice e lo si può sostanzialmente ridurre a un banale rapporto di causa ed effetto; tutto quello che devi tenere a mente è che niente accade mai per caso nel mondo del crimine.
Dal Francese e da Vincé Rizzato ho imparato tutto.
E sono diventato più bravo di loro, perché ho saputo fermarmi e sono sparito col malloppo.
Per questo, ora, così tanta gente vuole uccidermi.


                                                    INDIANI  PADANI 

Giulia si era innamorata del ragazzo delle mucche.
Colpo di fulmine.
Vikram Singh era di etnia Sikh e veniva dalla regione del Punjab. Indiano, insomma, col turbante e tutto. Alto e bello, con la barba e gli occhi neri come
l’antracite. Somigliava a Kabir Bedi nel Corsaro Nero. Fisico asciutto, sui venticinque, da cinque anni in Italia per lavorare.
Brutto mestiere il suo: bergamino, mungitore di vacche. Una roba che nessuno voleva più fare lì nella Bassa. Non si sapeva di preciso come questi uomini dalle lunghe barbe fossero arrivati nelle stalle padane.
Correva voce che la catena migratoria fosse iniziata con il circo Togni, che voleva solo lavoranti Sikh o Indù per la pulitura delle bestie. Succedeva perché il vecchio Togni, bresciano, era per metà di origine zingara. Per essere precisi era un Sinti, uno dei rom di provenienza indiana che in Italia hanno sempre fatto i giostrai. Assumeva indiani per la stagione poi, a fine contratto, li mollava nelle stalle della Bassa e qui loro sono rimasti diventando gli indiani padani della terra del parmigiano reggiano e del grana padano.
Sedurre Vikram non era stato difficile, Giulia aveva i suoi mezzi. Occhi verdi, capelli corvini, fisico scolpito da ore di acqua gym e palestra. L’uomo era caduto nella sua rete al primo approccio.
Lo facevano al mattino presto. Lui arrivava per mungere le vacche, lei rientrava dalla discoteca. Si incontravano all’entrata della stalla, e non per caso, visto che Giulia era la figlia di Remo Baraldi, il fattore.
In un minuto lo spogliava. Vikram poteva tenere solo il turbante, che la eccitava, e il pugnale ricurvo, il kirpan sacro, che portava sempre con sé come imponeva la sua religione.
Lei si sfilava in fretta le mutandine da sotto la gonna e gli saliva sopra. Passione travolgente nell’angolo della stalla, sulla paglia ancora calda degli animali.
Giulia studiava lingue orientali all’università di Bologna ed era patita dell’India e di tutto quanto provenisse da lì. Dal pollo al curry all’incenso, dall’induismo ai film di Bollywood, dall’umidità spaventosa delle piogge monsoniche al profumo degli alberi di mango in fiore e, sopratutto, di Vikram, il suo indiano.
Lui faticava nell’azienda di famiglia sei giorni a settimana. Trecentottanta vacche frisone da accudire insieme ad altri due suoi connazionali.
«Più una» pretendeva di sentirsi ripetere lei durante il sesso.
Dopo la frenesia di quei momenti, la ragazza si accendeva una sigaretta e si metteva a osservarlo. Le piaceva guardarlo lavorare. Se ne stava coricata a fumare mentre lui disponeva a pettine le manze, scendeva in una specie di trincea piastrellata tra due file di zoccoli, code e mammelle gonfie e avviava il lavaggio con la precisione di un chirurgo. Poi faceva schizzare il primo latte dai capezzoli, agganciava la ventosa che lo aspirava, tirava una cordicella per mettere in moto la pompa e ripeteva l’operazione per ogni mucca.


Ogni tanto lei lo trascinava nuovamente a forza sulla paglia dei vitelli e si riprendevano le danze.
Quando era sfinita se ne andava a dormire. Lui continuava il lavoro.
La passione di Giulia per l’India era scoppiata mesi prima, una sera d’inizio estate, durante una festa dal nome insolito Un Po di Gange. L’idea, nella mente degli organizzatori, era che il grande fiume padano rievocasse quello sacro indiano. La gente finse di crederci; così, sotto un caldissimo tendone, piantato su un grande arenile affacciato sul fiume, con zanzare e profumi di spezie che si spandevano nell’aria, gli indiani avevano organizzato la loro festa.
Una specie di sagra paesana con balli, danze, vendita di turbanti, sandali infradito, tuniche, pantaloni a zampa, borse di iuta, pashmina e, naturalmente, incenso ovunque. Per gli autoctoni c’era la birra alla spina di cui approfittò Giulia mentre i suoi occhi non si staccavano un attimo da quelli nerissimi dell’uomo.
Vera e subitanea passione.


© Mursia


Paolo Roversi - L'uomo della pianura
252 pag., € 17,00 - Mursia (Romanzi Mursia)
ISBN 978-88-425-4341-1






L'autore



13 ottobre 2009 Di G. C.

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti