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Giuseppe Bertolucci e Carlo Di Carlo: La rabbia di P.P. Pasolini

Le parole di chi, al fianco di Pasolini nella realizzazione del film come Carlo Di Carlo, o artefice dell'operazione straordinaria di aver ridato integrità a un'opera di grande importanza storico-culturale come Bertolucci, possono completare la visione di un documentario indimenticabile.

Il film nella ricostruzione di Giuseppe Bertolucci



Il perché di questa operazione

Giuseppe Bertolucci: All’inizio ho avuto una sorta di timore reverenziale, perché non si trattava di restaurare, ma di costruire qualcosa che non era mai esistito, quindi più una simulazione che una ricostruzione. Nello stesso tempo poi quando Tatti Sanguineti, ideatore della cosa, ci ha spinto ad agire, avevo chiare due cose: che i materiali presenti consentivano l’operazione che andavamo a fare, e che ero molto attirato dall’idea di poter restituire a questo film la sua forma originale e quindi la sua integrità.

Noi viviamo in tempi in cui i film del passato arrivano alla visione in modo distorto, si pensi alle edizioni televisive che rappresentano dei continui attentati all’integrità delle nostre opere, quindi, ho colto l'occasione di restituire integrità a un’opera che in fondo non l’aveva mai avuta veramente. Pasolini aveva  malvolentieri accettato la coabitazione con Guareschi e mi è sembrato che fosse importante restituire l'integrità a un'opera così come inizialmente era stata concepita in un tempo come il nostro in cui l’integrità delle opere è sempre molto a rischio, molto in pericolo.  


Quale fu l'inizio 

Carlo Di Carlo
- Il produttore del film era Gastone Ferranti, colui che aveva fondato “Astra cinematografica”, una società che monopolizzò il documentario negli anni cinquanta, quando a un film, nella cosiddetta programmazione obbligatoria, veniva associato un documentario a cui, a seconda dell’incasso di un film, veniva data una percentuale. Ferranti per esempio abbinò un documentario a Cleopatra, quindi diventò ricco in brevissimo tempo.
Dato che Ferranti aveva prodotto il cinegiornale “Mondo libero”, aveva tantissimo materiale e chiese a Pasolini di fare un film utilizzando proprio quella fonte.
Pier Paolo era entusiasta. Io arrivai a lavorare al film quando lui aveva già scelto molto materiale, almeno quello iniziale, e aveva già premontato le sequenze che Giuseppe ha ricostruito oggi: le ho riconosciute quando me le ha fatte vedere.

Non dimentichiamo che siamo agli inizi degli anni sessanta e Pasolini era segnato a dito come nessun altro. Usciva tutti i giorni un articolo denigratorio su di lui sui giornali, e i giornali scandalistici di allora, soprattutto il settimanale “Lo Specchio”,  pubblicavano fotografie di Pasolini davvero indegne e scrivevano cose vergognose di ogni tipo.
Ferranti, che era un conservatore liberale, venne consigliato da alcune persone dell’ambiente del cinema, di cui io non conosco il nome, che dicevano che l’operazione così com’era non poteva reggere a un impatto commerciale, anche se la distribuzione venne trovata presso una società molto importante il cui titolare era un uomo di sinistra ed ex comandante partigiano.

Allora qualcuno gli suggerì l’idea di riprendere quello che veniva fatto su Candido, cioè "visto da destra e visto da sinistra", come le due vignette che apparivano sul giornale di Guareschi. Vennero proposti alcuni nomi ma poi Ferranti decise per Guareschi che avrebbe bilanciato il film a destra.
Naturalmente Pier Paolo al nome di Guareschi insorse in quanto era evidente che c’era anche un problema di livello, cioè non era soltanto un problema politico ma di livello culturale e anche di persona.

Il punto era questo: l’accettazione di Pier Paolo del film non fu per lui un grande trauma, cioè fu una ribellione del momento, come lui faceva, che poi ha razionalizzato e ha capito che senza quella operazione il suo film non sarebbe mai uscito.
Questo è il punto fondamentale. Il suo discorso era: “È importante che io faccia comunque questo film con un testo in prosa e in poesia”, cosa che per quei tempi era molto particolare e che, per la modernità, anche oggi lascia senza parole...
Quindi accettò di buon grado, nel senso che si adeguò all’operazione. Ma non c'era nessun contatto con Guareschi. Noi avevano il compito, in un locale in cui c’era una moviola, di lavorare a questa. Quando Guareschi disse di sì, venne ricavato in una stanza vicina, uno spazio dove venne messa un’altra moviola. Noi lavoravamo da una parte e lui da solo in un'altra stanza. Quindi anche tutte le chiacchiere che sono nate sui contrasti tra i due erano leggende: era un lavoro completamente separato. Questo è sostanzialmente l’inizio della storia.


Il lavoro di ricostruzione

Giuseppe Bertolucci – Ho usato anche nel testo di presentazione all’interno del film il termine “con beneficio di inventario”, che mi sembrava minimo. 
Sono stato, penso giustamente, spinto ad adeguarmi al fatto di avere la voce di un non attore nella lettura del commento e ho chiesto a Valerio Magrelli di partecipare all’operazione e ho deciso di partecipare solo nei titoli di testa. Non mi sono permesso di aggiungere altra musica perché mi sembrava di entrare in un sfera di soggettività molto discutibile.

Abbiamo lavorato alla costruzione del montaggio della parte mancante, facendo riferimento a molti "segni". Freud dice che il lavoro dello psicoanalista alla fine è simile a quello dell’archeologo che trova frammenti di rovina e può ripensare a com’era la città. Noi abbiamo provato a ricostruire l’integrità della costruzione, di quell’opera procedendo come fa un archeologo.

C’è forse una certa dose di violenza nell’aver separato la parte di Guareschi da questa di Pasolini, ma proprio in questi mesi abbiamo partecipato al centenario di Guareschi con una mostra fotografica molto interessante. Non c’è stato nessun tipo di scelta ostile. Guareschi era uno scrittore controverso, dalle molte facce e non credo (è la mia personale opinione) che quello che esprime nel suo montaggio e nel suo commento de La rabbia, sia il meglio: in altre occasioni si è espresso in modo molto più interessante. Però voglio dire che noi stiamo lavorando anche su Guareschi.

10 settembre 2008  

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