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Appunti scuola

Le donne del Risorgimento italiano

Francesco Hayez, Ritratto di Clara Maffei Olio su tela, 1845 - Museo di Riva del Garda

Solo nel 1946 il suffragio viene esteso alle donne italiane, e per la prima volta sarà consentito loro di votare ed esprimere le proprie scelte. È un traguardo importante, conquistato con fatica e caparbietà in una battaglia dolorosa e svilente durata decenni. Per secoli le donne sono escluse dalla politica perché ritenute naturalmente “inadatte” e subordinate all’operato maschile. Eppure, parlando di Risorgimento in occasione del centocinquantenario dell’Unità, non si può prescindere dal sottolineare che anche le donne ebbero un ruolo rilevante nel processo di costruzione dello Stato nazionale italiano.


Nel primo Ottocento le donne furono presenti in una prodigiosa varietà di atteggiamenti e di scelte coraggiose e innovatrici, tanto da segnare una decisa maturazione culturale e spirituale, che attesta una partecipazione piena alla dimensione civile del vivere. Se pure non ebbero visibilità nel processo diretto e nella vita pubblica, furono un gruppo numeroso, di diverse estrazioni sociali, e si dimostrarono volitive, determinate, con idee e progetti da realizzare, impegnate direttamente nelle cospirazioni ma anche nelle lotte vere e proprie, anche se in genere con funzioni di organizzatrici o di infermiere, passate poi, dopo l'Unificazione, a ruoli di impegno sociale a beneficio delle donne e dell'infanzia, per il riscatto sociale delle classi disagiate, per l'organizzazione e la promozione dell'educazione. Tuttavia, ancora oggi, gli studi sul Risorgimento – certamente non numerosi -  stentano a riconoscere l’importanza reale del loro operato. Ma basta pensare ai salotti intellettuali e all’opera concreta di diffusione delle idee risorgimentali, accoglienza degli esuli, infermieria, fondazione di scuole e istituti professionali, asili per gli orfani, studio di problemi sociali e del lavoro, a cui presero parte Cristina Trivulzio, Nina Schiaffino Giustiniani, Clara Maffei, Teresa Casati Confalonieri, Teresa Agazzini, Amalia Cobianchi, Camilla Fé, Maria Gambarana Frecavalli, Olimpia Rossi Savio, Bianca De Simoni Rebizzo, Clelia Piermarini, Bianca Milesi, Giuditta Sidoli, Enrichetta Di Lorenzo, Giulia Calame, Giulia di Barolo, Ernesta Bisi, Jessie White Mario, Margaret Fuller Ossoli, Costanza d'Azeglio, Anna Maria Mozzoni, Elena Casati Sacchi, Luisa Solera Mantegazza, Emilia Peruzzi, Antonietta De Pace, o al combattimento vero e proprio di Cristina Trivulzio, Tonina Masanello in Marinello, Colomba Antonietta Porzi, Giuditta Tavagni Arquati, Teresa Durazzo Doria, Anita Ribeiro Garibaldi, per capire che esse consegnano alla storia e al futuro dell’Italia un patrimonio di valori morali e civili che accompagnerà il faticoso percorso dell’Unità. Sono solo alcuni dei tanti nomi di donne italiane che collaborarono accanto agli uomini del Risorgimento, determinate a costruire un paese in cui riconoscersi e trovare espressione. Personalità diverse le une dalle altre, coraggiose al pari degli uomini, devote ai loro mariti e figli ma soprattutto all'ideale.

Cristina Trivulzio di Belgiojoso

V. Vidal, Ritratto di Cristina, disegno a biacca su carta con tocchi di acquerello, senza data.

Una delle figure di maggiore spicco, per l’ampia portata del pensiero e l’influenza nella vita culturale e politica dei decenni coincidenti con le tappe dell’unificazione del Paese, fu sicuramente Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Nata a Milano nel 1808 in una famiglia dell’alta aristocrazia, dimostrò fin dall’infanzia una pura passione politica. Ebbe una vita familiare travagliata e comportamenti per il tempo ritenuti spregiudicati e scandalosi: sposata, lasciò il marito ed ebbe una figlia da un nuovo compagno, fu in contatto con la Carboneria e in seguito fuggì in Francia, intrattenne relazioni prestigiose nel famoso salotto parigino, divenne giornalista. Tornata in Italia nel 1840 si stabilì a Trivulzio. Lì, colpita dalle condizioni di miseria dei contadini, si dedicò ai problemi sociali, con uno spirito da vera riformista, seguendo le teorie utopistiche di Saint-Simon e Fourier. Qui aprì asili e scuole per figli e figlie del popolo. Nel 1848-49 fu in prima linea partecipando ad alcuni episodi salienti: raggiunse Milano guidando la "Divisione Belgioioso", 200 volontari da lei reclutati e trasportati in piroscafo da Roma a Genova e da lì a Milano. A Roma nei mesi della Repubblica guidata da Mazzini, lavorò negli ospedali durante l'assedio della città, creando le "infermiere" laiche e chiamando a questo compito nobili, borghesi e prostitute. Alla caduta della Repubblica (luglio 1849), dopo essersi battuta per salvare feriti e prigionieri, fuggì a Malta, ad Atene e infine a Costantinopoli.
A un’attiva partecipazione si accompagnò sempre la passione per la scrittura, che si tradusse in una vasta produzione giornalistica e saggistica. Questa fu sicuramente l’attività che coltivò con maggiore interesse e convinzione, intervenendo nei momenti decisivi della storia nazionale. Della presente condizione delle donne e del loro avvenire, un saggio pubblicato nel 1866 in “Nuova Antologia”, è un’analisi lucida e chiara del problema del diritto di voto femminile, negato dal recente codice Pisanelli, che esprime un parere ragionato e avanza proposte concrete, ma soprattutto lascia trasparire amarezza e delusione per gli esiti moderati del Risorgimento e l'esitazione nei confronti della questione dei diritti delle donne di una nuova classe politica conservatrice quanto la vecchia.

"Rimasta per tanti secoli senza cultura intellettuale, scevra di ogni responsabilità negli affari sì i pubblici come i famigliari, essa non ambiva una eguaglianza che le avrebbe imposto doveri faticosi e gravi. Questo stato di cose si mantiene tuttora; e quelle poche voci femminili che s'innalzano chiedendo dagli uomini il riconoscimento formale della loro eguaglianza hanno avversa la maggiore parte delle donne che degli uomini stessi.
[...]
Gli uomini persuasero le donne che la loro ammirazione, il loro affetto era a prezzo della loro inferiorità intellettuale, e le donne hanno così creduto, e ve n'hanno di colte che nascondono la loro cultura pel timore di essere annoverate fra le donne superiori, le pedanti, ed altre simili abbominazioni. Il maggior danno che risultò da tanto inganno, si è, a parer mio, il carattere fittizio, di cui le donne si sono rivestite per piacere agli uomini. Il naturale delle donne è intieramente frainteso e falsificato".


Anna Maria Mozzoni

Anna Maria Mozzoni, nata a Rescaldina nel 1837 fu una pioniera di spicco del femminismo italiano. La donna e i suoi rapporti sociali, pubblicato nel 1864, è un’appassionata invocazione all’ingresso delle donne nelle strutture sociali. Leggere oggi le sue parole stupisce per la modernità di un programma concreto e articolato di riforme.

"La donna deve dunque protestare contro la sua attuale condizione, invocare una riforma, e chiedere:
I. Che le sia impartita un'istruzione nazionale con larghi programmi.
II. Che sia parificata agli altri cittadini nella maggiorità.
III. Che le sia concesso il diritto elettorale, e sia almeno elettorale, se non eleggibile.
IV. Che l'equilibrio sia ristabilito fra i coniugi.
V. Che la separazione dei beni del matrimonio sia diritto comune.
VI. Che l'adulterio ed il concubinato soggiacciano alle stesse prove legali ed alle stesse conseguenze.
VII. Che il marito non possa rappresentare la moglie in nessun atto legale, senza suo esplicito mandato.
VIII. Che siano soppressi i rapporti d'obbedienza e di protezione, siccome ingiusta l'una, illusoria l'altra.
IX. Che nel caso che la moglie non voglia seguire il marito, ella possa sottoporre le sue ragioni ad un consiglio di famiglia composto d'ambo i sessi.
X. Che il marito non possa alienare le proprie sostanze sia a tìtolo oneroso, sia gratuito, né obbligarle in nessun modo, senza consenso della moglie, e reciprocamente - Dacché il coniuge sciupatore dev'essere mantenuto dall'altro, è ben giusto che la controlleria sia reciproca.
XI. Che la madre sia contatrice, secondo lo vuole diritto naturale.
XII. Che il padre morendo elegga egli stesso un contutore, e la madre a sua volta elegga una contutrice ai suoi figli.
XIII. Che sia ammessa la ricerca della paternità, e soggiaccia alle prove legali, alle quali soggiace l'adulterio.
XIV. Che si faccia più severa la legge sulla seduzione, e protegga la donna fino ai venticinque anni.
XV. Che sia la donna ammessa alla tutela ed al consiglio di famiglia.
XVI. Che abbia la tutrice gli stessi diritti del tutore; e, dove v'abbia discordia, giudichi in prima istanza il consiglio di famiglia, quindi il tribunale pupillare.
XVII. Che siano aperte alla donna le professioni e gl'impieghi.
XVIII. Che possa la donna acquistare diritti di cittadinanza altrimenti che col matrimonio.
[...]
Ho già detto, ch'
io credo dovere la donna apporre il suggello del suo genio sopra tutte le umane istituzioni, che fin qui non si possono che abusivamente chiamar tali, opera quali sono di una casta appartenente alla metà dell'uman genere; e non potrassi mai pensare altrimenti, finché la specie nostra, come tutte le altre, sarà composta di due termini.
[...]
Se le nazioni vogliono camminare alla libertà, è d'uopo, che non si trattengano in seno, terribile ingombro e potente avversario, un elemento impersuaso e malcontento così numeroso, qual è il femminile".


Per approfondire




11 marzo 2011 Di Sandra Bardotti

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