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Appunti scuola

MUSICA - Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart

Affermare che il Don Giovanni di Mozart sia l’opera migliore del genio salisburghese è forse azzardato.
Le nozze di Figaro costituiscono per molti versi un vero e proprio capolavoro, essendo riuscito con esso il compositore a caratterizzare al limite della perfezione i personaggi di un’opera assai realistica, dissacrante ed insieme umanissima; per non parlare delle sue splendide, memorabili melodie che fin dal suo esordio conquistarono il cuore del pubblico.
Che dire poi del Flauto magico, eccelsa opera romantica della tarda maturità mozartiana, così ricolma d’ineguagliata poeticità, realismo magico e grande tensione etica?


Diciamo allora che il Don Giovanni nella sua intensità drammatica, rappresenta semmai il lavoro teatrale maggiormente moderno di Mozart, e probabilmente il più frequentato e amato dal grande pubblico a livello internazionale.
Certo anche grazie al suo luciferino protagonista: nobile dissoluto e amante delle donne, dalla passionalità prorompente e vitalistica, che non teme nemmeno di misurarsi con uno spirito vendicativo proveniente dall’oltretomba, ma − coerente sino in fondo col proprio stile di vita − accetta di venir trascinato all’inferno pur di non abiurare alla propria filosofia tanto edonistica quanto scettica.

Questo dramma giocoso in due atti, KV 527, su libretto di Lorenzo Da Ponte, rappresentato per la prima volta al Teatro nazionale di Praga  nell’autunno del 1787, dove fu “accolto con il più vivo entusiasmo” (come ebbe a scrivere lo stesso Mozart all’amico von Jacquin), da allora godette del privilegio assai raro di una vita scenica praticamente ininterrotta, essendo considerato durante tutto l’Ottocento l’opera per antonomasia e rappresentando di fatto una tappa/prova obbligata nel repertorio dei più grandi interpreti e direttori del Novecento.

Già l’ouverture di notevole espressività drammatica, una delle migliori del Nostro, si presenta ben oltre che una mera introduzione all’opera, in quanto parte dei suoi spunti tematici verranno ripresi nel corso della composizione e soprattutto nel finale − alla comparsa inquietante della statua del Commendatore − stabilendo così un legame organico e coerente, destinato a venire ripreso quale modello compositivo esemplare dagli autori romantici successivi.



La trama dell’opera, assai nota, in estrema sintesi è la seguente.

Don Giovanni, cavaliere dissoluto, si introduce in casa del Commendatore per sedurne la figlia donna Anna ma, scoperto da questi, è costretto a un duello in cui uccide l’anziano signore. Il libertino si imbatte quindi in donna Elvira che ha sedotto e abbandonato. Cercherà di consolarla il servo Leporello, spiegando alla malcapitata l’indole del suo padrone, un donnaiolo impenitente che alle femmine non sa dire di no (“Madamina, il catalogo è questo”).
Nel frattempo Don Giovanni si invaghisce della contadinella Zerlina, promessa sposa a Masetto. Egli sta per farla sua (“Là ci darem la mano”), ma sopraggiunge donna Elvira a metterla in guardia.
Più tardi, dopo una scena in cui Don Giovanni è accusato dei suoi misfatti, travestito da Leporello egli cerca di sedurre la cameriera di donna Elvira (“Deh vieni alla finestra”) ma il suo proposito è ancora una volta frustrato.
Il cavaliere fugge in un cimitero dove si erge la statua del Commendatore, da cui risuona una voce minacciosa.
Per nulla turbato Don Giovanni invita a cena la statua, che si presenterà in effetti quindi al banchetto del dissoluto (“Già la mensa è preparata”), prima invitandolo inutilmente a pentirsi delle sue azioni, poi trascinandolo in un abisso di fiamme infernali.


Sommo operista, in grado di utilizzare in teatro la maestria dell’ambito strumentale, contrappuntistico e persino gli stilemi della sua musica sacra, Mozart riesce qui a coniugare in modo sublime drammaticità e comicità, musica e parola, realismo e invenzione.
Il risultato è un’opera senza uguali e senza tempo che ancora oggi ci attrae, convince e commuove, anche grazie alla sua aura di irrisolta ambiguità. Così uno dei motivi per cui questa composizione risulta tanto felice credo stia nel fatto che nel Don Giovanni l’opera buffa-giocosa è intrecciata in modo indissolubile col dramma e la sua musica risuona nei nostri cuori ora solarmente gioiosa ora cupamente tenebrosa.


Il direttore d'orchestra austriaco Nikolaus Harnoncourt

Personalmente ritengo che i DVD non rappresentino sempre e comunque il meglio rispetto all’opera. Credo anzi che i CD, non consentendo la fruizione dello scenario visivo, spesso ci consentano di apprezzare/sottolineare di più l’aspetto musicale/formale di tali composizioni.
Per questo consiglio volentieri l’ascolto di questa perla mozartiana in un’incisione volta a privilegiare la sola audizione.
Si tratta dell’attesa ristampa di un allestimento memorabile, registrato per la prima volta nel 1988.
Sotto la bacchetta di Nikolaus Harnoncourt, un’impeccabile Royal Concertgebouw Orchestra, affiancata dal Chorus  De Nederdandse Opera, ci restituisce oggi un Don Giovanni di estremo nitore e smagliante sonorità.


il baritono americano Thomas Hampson

Davvero bravo il protagonista, il mai gigionesco ma vivace baritono Thomas Hampson, che si rivela uno fra i più interessanti interpreti del cavaliere estremamente licenzioso, cui si affianca la gagliarda spalla di Laszlo Polgar in veste di Leporello.
Affiatata pure la coppia Zerlina-Masetto ovvero Barbara Bonney-Anton Scharinger. Non male pure Roberta Alexander nel difficile ruolo di donna Elvira.
Ma a mio avviso è il soprano Edita Gruberova la cantante femminile migliore che presta la sua voce accorata a donna Anna, cui si affianca un don Ottavio incarnato dal tenore Hans Peter Blochwitz, che riesce a rendere simpatico questo personaggio non facile da caratterizzare. Suggestiva infine  l’interpretazione del Commendatore da parte di Robert Holl: solenne e teatrale quanto basta a rendere questo non marginale personaggio.


Questo album fa parte di una piccola serie di titoli prodotti da Teldec che presentano le registrazioni di Nikolaus Harnoncourt di opere di Mozart:


06 luglio 2009 Di Francesco Roat

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