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Appunti scuola

MUSICA CLASSICA - L'offerta musicale (Die Musikalisches Opfer) di Johann Sebastian Bach col Concentus Musicus Wien diretto da Nikolaus Harnoncourt

Maggio 1747. il “Vecchio Bach”, ossia Johann Sebastian, − così pare allora egli venisse familiarmente chiamato, a detta di uno dei suoi primi biografi, J. N. Forkel − giunge a Potsdam per far visita al figlio Carl Philipp Emanuel, Capellmeister alla corte del re di Prussica Federico il Grande. Il sovrano, un amante della musica che nutriva grande ammirazione per il Maestro di Eisenach, lo convoca a Palazzo per fargli provare la propria collezione di pianoforti Silbermann. Bach non solo suona per il monarca, ma lo prega di proporgli un tema da sviluppare. Ottenutolo dal re flautista, Johann Sebastian non solo improvvisa seduta stante una fuga − prima a quattro voci e poi a cinque voci − ma, tornatosene a Lipsia, riprende in mano il Tema Regio (con tutta probabilità, però, modificandolo) e finisce per creare in breve tempo il capolavoro che reca il titolo di Offerta Musicale, chiamata così appunto perché offerta/dedicata all’illustre ospite.

La Musikalisches Opfer (BWV 1079) costituisce quindi un’arditissima ed assai complessa collezione musicale formata da due fughe (una a tre voci ed una a sei), dieci canoni e un Trio-Sonata a quattro frasi per flauto, violino e basso continuo (clavicembalo).
L'iscrizione che apre e introduce lo spartito musicale riporta la seguente frase latina: Regis Iussu Cantio Et Reliqua Canonica Arte Risoluta, cioè “Per ordine del re la melodia e il rimanente risolti secondo l'arte del canone”. Se si osservano le lettere iniziali, è facile notare come esse riproducano il termine italiano RICERCAR, con cui al tempo di Bach si indicavano fughe “obbligate” ovvero strettamente legate ad un tema; ma la parola sta forse anche a suggerire l’invito a cogliere le notevoli difficoltà/peculiarità contrappuntistiche dell’Offerta Musicale (nel Trio-Sonata, la parte del flauto risulta pressoché ineseguibile su uno strumento d’epoca; specie per musici dilettanti come Federico il Grande).



Ovvio che la musica di tali pezzi di bravura sia stata composta non solo per essere gustata attraverso l’orecchio ma in primo luogo mediante l’intelletto, costituendo essa per Bach una vera e propria formula espressiva di carattere scientifico-matematico: un caleidoscopio di proporzioni redatte mediante rapporti numerici.
Non solo le due fughe evidenziano una signoria eccelsa del magistero compositivo (i musicologi ritengono giustamente che quella a sei voci sia una delle creazioni bachiane più complesse). Anche i canoni rivelano una perizia fuor del comune nel trattare il Tema Regio attraverso diverse varianti; e Bach medesimo nel canone a due voci per moto contrario ne rimarca l’ambito enigmatico intitolandolo: Quaerendo Invenietis (Cercando troverete), in quanto l’esecutore ha da risolvere il quesito di dove collocare la seconda voce. Infatti si considerava enigmatico un canone allorché il suo autore evitava di precisare quando fare entrare le voci ulteriori rispetto alla prima. Ciò comporta un impegno interpretativo che fa di ogni esecuzione quasi una sorta di trascrizione. Persino il melodioso Trio-Sonata − scritto in uno stile galante, senza dubbio in omaggio al gusto del re − si basa sul Thema Regium, così austero e rigoroso.   


Vasta è la discografia dell’Offerta Musicale, ma la recente scelta, da parte di DAS ALTE WERK, di ristampare un’ottima incisione effettuata vari anni or sono dal Concentus Musicus Wien, diretto da Nikolaus Harnoncourt, mi sembra una proposta/opzione senz’altro condivisibile e degna di rilievo. Innanzitutto vanno sottolineati l’estremo affiatamento nonché la straordinaria bravura/padronanza strumentale da parte di tutti gli esecutori, i quali, pur in grado di sottolineare con notevole intensità espressiva una musica di estrema bellezza anche dal punto di vista melodico, paiono vaccinati sia nei confronti del virtuosismo, sia della “libertà” interpretativa che contagiano altri interpreti.
Bravissimi dunque tutti nel tradurre l’astrazione geometrico-matematica di quest’opera singolare con una partecipazione/presenza emozionale mai disgiunta dalla misura e dalla correttezza esecutiva.





08 gennaio 2009 Di Francesco Roat

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