Ricerca avanzata

Recensioni


    • Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki


      La scrittura di Murakami non è stilisticamente nelle mie corde, ma poi ecco un personaggio, fino a poco prima surreale, che esprime questo pensiero: “Cammino lungo la riva della coscienza, dove le onde si muovono in un flusso e riflusso continuo. Quando arrivano, lasciano dietro di sé delle scritte che subito l'ondata successiva cancella. Cerco di leggerle in fretta, nel breve intervallo fra un'onda e l'altra. Ma non è facile. Prima che faccia in tempo a leggere, arriva una nuova onda a cancellare tutto. Nella coscienza rimangono solo indecifrabili frammenti di parole.” E questa riflessione mi destabilizza, poi accende la mia curiosità. A quel punto è facile farsi conquistare dall’autore, da quest’uomo dalla imprevedibile fantasia che vede le storie con gli occhi del fanciullo, farsi coinvolgere dai suoi personaggi nel contempo onirici e concreti. Terminata la lettura di questo romanzo, ti pervade una strana sensazione, un po’ come accade al suo protagonista principale: “Resto lì a lungo, la mano appoggiata al bordo della finestra, a fissare il punto in cui è sparita. Magari potrebbe accorgersi di aver dimenticato di dirmi qualcosa, e tornare indietro. Ma non torna. In quel punto rimane solo una specie di cavità invisibile che ha la forma della sua assenza.”



      Scritto da Cirodeniro, lunedì 16 dicembre 2013

        Segnala abuso
Già iscritto?
Iscriviti