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Riassunto

Il grande Gatsby- Riassunto

Francis Scott Fitzgerald

Gatsby e Daisy per molti di noi hanno i volti di Robert Redford e Mia Farrow, interpreti di una famosa versione cinematografica del 1974  
SINOSSI

Al culmine della ricchezza, potente e invidiato, isolato nel fasto della propria villa sull'Hudson, vive un uomo condannato all'infelicità.
Quest'uomo è Gatsby, un ex gangster chiuso nel proprio misterioso mestiere, in un falso passato da cui emerge a tratti il ricordo di un unico puro amore giovanile.
Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell'estate del 1922 e affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, abitata da moltissimi nuovi ricchi freneticamente impegnati a festeggiarsi a vicenda.
Un vicino colpisce Nick in modo particolare: si tratta proprio del misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e in un amore insensato per la cugina di Nick, Daisy…
Nella cornice di una società brillante e insoddisfatta, dove il mondo dei contrabbandieri d'alcool si mescola con quello di banchieri e delle stars, Gatsby insegue disperatamente questo suo sogno d'amore per Daisy. A nulla vale ora la sua potenza, se non a suscitare in entrambi gli amanti una dolce follia, che finirà in tragedia.
"Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità".


Una struggente malinconia si accompagna allo stordimento, a un senso di fatalità che grava sull'animo di questi inquieti e inquietanti personaggi.
"Le ultime pagine di questo romanzo" scrive Edmund Wilson, uno dei più raffinati critici americani, "sono certamente, tanto dal punto di vista stilistico quanto da quello drammatico, tra le cose migliori della narrativa contemporanea".

dall'edizione Mondadori 1958 nella collana Il bosco e dall'Introduzione all'edizione Feltrinelli 2011 curata da Franca Cavagnoli



NOTE CRITICHE DI WALTER MAURO


Pubblicato per la prima volta a New York il 10 aprile del 1925, Il grande Gatsby è da ritenersi l’opera letteraria di più alto significato e qualità, fra le pubblicazioni che hanno accompagnato la biografia inquieta e tormentata del romanziere americano.
L’opera penetra appieno nella realtà dura e sfuggente di New York, e in particolare di una Long Island fortemente travagliata da infiniti problemi di confronto e di fragilità reattiva, dovuti sostanzialmente alla tragedia dura e implacabile del mito americano in crisi profonda.
In obbedienza alla tecnica narrativa del suo maestro Henry James, tutto ruota attorno alla figura del personaggio che dà titolo al romanzo: in tal senso il sottile filo autobiografico che sostiene la vicenda fornisce una serie infinita di spunti, poiché la figura del protagonista risulta davvero l’archetipo di una società in lenta, progressiva dissoluzione, in cui alcolismo e vita da play boy si confrontano di continuo fino a provocare modelli di autodistruzione che la crisi economica del tempo – in agguato, ma già alle porte durante gli anni Venti – serve soltanto ad accentuare.

La stessa scelta che compie il personaggio/chiave, James Gatz, figlio di poveri contadini del North Dakota, di mutare nome e identità di comportamento, dopo aver incontrato il ricco proprietario di uno yacht, Mr. Dan Cody, la dice lunga su James che diventa Jay Gatsby, quando cambia il modo di vestire,
va in Inghilterra, frequenta il mondo di Oxford, intriso di cultura talvolta fittizia, e poi torna negli States, nella città della mela dove conquista la ricchezza con il contrabbando e altre illecite manovre, evidenziando il modello di un prototipo che percorrerà, come un filo elettrico impazzito, tutto quell’universo di dolore e di pena, mascherato dai lustrini della ricchezza e
dello sfarzo.
[...] Quella luce verde del libero passaggio da una condizione all’altra, un futuro orgiastico così arduo da afferrare e ancor più da possedere, è lì a due passi, ma Gatsby fatica a gestirlo, è viscido e sfuggente, ma il personaggio è tenace e volitivo, non gli importa se il bersaglio sfugge e si sottrae alle mani rapaci, il giorno dopo si andrà più in fretta, con più determinazione, si allungheranno di più le braccia nel conato vincente e infine una bella mattina...


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Bisogna raggiungere il mito.
Viene rintracciato nella morte del protagonista, senza scopo né spiegazione, ingabbiato nell’equivoco.
Si intrecciano i due cammini di ascesa, di Gatsby e di Nick: da un canto c’è una morte dura e spietata, dall’altra una sorte di rimpianto immedicabile, e quest’ultimo riempie di grande qualità creativa le ultime pagine del romanzo.

[...] La molteplicità dei temi che Scott Fitzgerald sviluppa nel corso del romanzo, il suo capolavoro per unanime giudizio, si individua e va spalmandosi per l’intero arco della narrazione.
L’assenza di autentici sentimenti d’amore determina un crollo totale degli affetti domestici, in allucinata dualità fra il peccato e il castigo. Di qui, l’insediamento progressivo e inesorabile dell’idea di solitudine, di incomunicabilità, di indifferenza, motivazioni tanto traumatiche, da contribuire fortemente all’economia generale del romanzo.

[...] V’è una totale capacità incontaminata nell’universo dei comportamenti di Gatsby che disvelano la caparbietà del suo progetto: è Daisy la figura del mito, la sua forza dilagante, pur nella sommersione delle gestualità.
Qualche critico ha evocato, legittimamente, la figura e l’opera di Conrad nel tessuto del romanzo, e in realtà quel faro illumina tutta l’opera: ma a condizione di riconoscere allo scrittore americano un forte potenziale di rovesciamento e di autonomia, a sostegno di una forte invincibile indipendenza: ben oltre alcuna ipotesi di realismo, il romanziere mira diritto alla sponda della verità, ancor prima di lasciarsi andare alla leggenda, un traguardo questo inevitabile, per la forza motrice del personaggio.


Il testo completo è pubblicato nell'edizione Newton Compton del romanzo.


L'autore



07 febbraio 2011  

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