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Riassunto

Io non ho paura - Riassunto

Niccolò Ammaniti

"Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri", mi aveva detto papà un giorno che gli avevo chiesto se i mostri potevano respirare sott'acqua.cover

Io non ho paura è un romanzo di Niccolò Ammaniti, pubblicato nel 2001, da cui è stato tratto l’omonimo film, nel 2003, diretto da Gabriele Salvatores.
La vicenda è ambientata nell’estate 1978 in un piccolo paese del sud Italia, Acqua Traverse, infelice villaggio ubicato tra campi di grano e polverose strade sterrate. Michele Amitrano è il piccolo protagonista che si ritrova, involontariamente, a essere testimone oculare di un terribile crimine operato dalla sua stessa famiglia.
È la storia di un segreto troppo grave e opprimente per essere nascosto, ovvero la storia di una fanciullezza interrotta da una scoperta indicibile. Una storia di paure, quelle infantili, fatte di mostri nascosti nel buio, e quelle reali, fatte di uomini criminali. Michele dovrà fare i conti con entrambe, senza comprendere le prime, ma affrontando eroicamente le seconde.
Ammaniti percorre la sua narrazione su due binari paralleli, ci mostra la vicenda con gli occhi del piccolo Michele, fantasiosi e innocenti, ma coraggiosi di fronte alla scoperta di una tragedia, e quelli degli adulti della vicenda, apparentemente irremovibili, ma sconfitti dai mostri creati da loro stessi.
 

TRAMA

Michele Amitrano ha nove anni quella lontana estate del 1978, e passa le sue giornate a correre in bicicletta con i suoi amici, nelle campagne di Acqua Traverse. In uno di questi afosi pomeriggi, Michele si ritrova a dover scontare una penitenza persa con gli amici, così cercando di vincere le sue più grandi paure, entra in una tetra casa abbandonata in aperta campagna:

- Io non ho paura di niente, - ho sussurrato per farmi coraggio, ma le gambe mi cedevano e una voce nel cervello mi urlava di non andare. [...] Ho sollevato la coperta che gli copriva le gambe. Intorno alla caviglia destra aveva una grossa catena chiusa con un lucchetto. La pelle era scorticata e rosa. Un liquido trasparente e denso trasudava dalla carne e colava sulle maglie arrugginite della catena attaccata a un anello interrato. [...] Poi il morto ha sollevato il busto come fosse vivo e a occhi chiusi ha allargato le braccia verso di me. I capelli mi si sono rizzati in testa, ho cacciato un urlo, ho fatto un salto indietro e sono inciampato nel secchio e la merda si è versata ovunque. Sono finito schiena a terra urlando. Anche il morto ha cominciato a urlare...1081

È qui che la sua vita cambierà: dentro un buco, all’interno dell’abitazione, trova un bambino legato e accasciato su un materasso, completamente sporco e simile a un mostro. Inizia in questo modo un’amicizia del tutto inusuale: di giorno in giorno, Michele gli farà visita, all’insaputa di tutti. Il bambino non capisce immediatamente la portata della sua scoperta: crede che il ragazzino trovato nel buco, un suo coetaneo di nome Filippo, sia una fratello gemello tenuto nascosto dai suoi genitori, forse perché un po’ ritardato. Pian piano la vicenda si dipana: Michele scopre che Filippo è tenuto in ostaggio dal padre e da alcuni complici del paese, contadini disperati alla ricerca di soldi facili da ottenere per mezzo di un ricatto umano. A causa del tradimento di un amico, Michele viene però scoperto dal padre e gli viene proibito di incontrare nuovamente Filippo.
La vicenda si conclude quando Michele scopre quelle che saranno le sorti del piccolo Filippo: essere infine ucciso dai sequestratori. Michele non indugia: corre a salvare Filippo, riesce a farlo uscire dal suo nascondiglio ma vi resta impigliato lui stesso. È in questo modo che, per sbaglio, il padre gli spara.
La storia si chiude su questa scena: il padre, disperato, tiene il figlio ferito tra le braccia. Uno scambio di persone, due figli, due bambini, due vittime nelle fauci di un destino che si fa beffa di un gioco criminale, troppo grande e troppo pericoloso.

Ammaniti ci racconta questa storia con una grande forza descrittiva evocando paesaggi rurali caratterizzanti del sud Italia, colori forti e contrastanti che ci pungono gli occhi, tanto da rimbalzarci continuamente davanti, dall’abbacinante luce del meriggio al profondo buio del buco, della notte, dei mostri…
Una narrazione incalzante e animata da un’atmosfera avventurosa, ma estremamente realistica, un ritmo stretto e incombente. La storia di una paura e di un grande coraggio.
 io non ho paura

Io non ho paura di Niccolò Ammaniti - edizioni in commercio

Biografia di Niccolò Ammaniti

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