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Recensioni


    • Xingu. Testo inglese a fronte di Wharton Edith


      Che si fondino Lunch Club per raccogliere cacciatrici di erudizione che “inseguono la Cultura in gruppo quasi fosse pericoloso affrontarla da sola”, o s’invitino le Orsic Dane di turno, scrittrici dall’ego espanso e dal dubbio talento; oppure si levino in coro le voci delle varie signore e signorine Ballinger, Plinth, Glyde, Van Vluyck, Leveret, in vuoti discorsi e insulsi commenti, finché esisterà una Fanny Roby che dichiara candidamente d’aver appena letto Trollope ma nessun’opera della scrittrice del momento, che crea scompiglio e demolisce il castello del nulla parlando di Xingu, saremo al sicuro. /// Mrs Wharton, mi sono proprio divertita. Poche pagine di cattiveria pura. Xingu!



      Scritto da Patricija, sabato 7 ottobre 2017

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    • Il Il Don Chisciotte di Citati Pietro


      Citati ci accompagna nel “capolavoro di sogno e di fumo”.// Ed è il viaggio in un mondo dove tutto è vero e falso, dove “il vero, senza cessare di essere vero, è assolutamente falso, e dove il falso, senza cessare di essere falso, è assolutamente vero”.// È il viaggio nell’ambiguità, dove ciò che pare forse non è, dove follia e saggezza s’incontrano sull’esile linea di confine.// È il viaggio alla scoperta di personaggi che una volta conosciuti s’imprimono indelebilmente nella memoria.// È il viaggio, è l’omaggio, è un atto d’amore per questo cristo tragico e farsesco ch’è l’incommensurabile cavaliere dalla trista figura. Personaggio senza fine.// È il viaggio in un romanzo ch’è se stesso e altri mille e mille ancora.// Chi non avesse trovato finora un buon motivo per leggere Don Chisciotte, si affidi alle pagine di Citati. Il resto verrà da sé.



      Scritto da Patricija, sabato 30 settembre 2017

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    • Il Il dottor Zivago di Pasternak Boris


      Quando Giangiacomo Feltrinelli ebbe fra le mani il dattiloscritto dell'opera di Pasternak, inviò un telegramma allo slavista Pietro Zveteremich: “Pregoti venire subito”, perché voleva un suo parere su Il dottor Zivago. La risposta arrivò pochi giorni dopo, la scheda di lettura si concludeva con le seguenti parole: “Non pubblicare un romanzo come questo costituisce un crimine contro la cultura”.///Il 27 novembre 1957 Il dottor Zivago è nelle librerie italiane. In pochi mesi verrà tradotto e pubblicato in altri Paesi, mentre i lettori russi dovranno attendere il 1988. Nell’ottobre 1958 a Pasternak giunge comunicazione che gli è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura. La stampa accusa, l’Unione scrittori vuole la sua espulsione. Se Pasternak ritirerà il premio perderà la cittadinanza e verrà mandato al confino. Lo scrittore rinuncia al riconoscimento. Più che un caso letterario, un caso politico. Pasternak muore due anni dopo l’assegnazione del Nobel. Il premio verrà ritirato nel 1989 dal figlio. /// (Ri)Leggendo Il dottor Zivago, ho pensato al poema sinfonico. Così lo vedo, al pari di un poema sinfonico è opera di ampio respiro. Un solo movimento, un abbraccio ininterrotto alla grande terra russa, ai suoi uomini, ai mutamenti esercitati dalla Storia, alle rugosità e agli sfregi che segnano l’animo umano. Come la musica, vita e natura procedono fra silenzi e fragori, fra distensione e subbugli, fra pace e scompiglio, caduta e rinascita. E come la musica, la vita offre, coglie, racconta, infine si disperde in un’eco lontana, lasciando al silenzio la sua memoria. Voce che va oltre le parole. /// De Il dottor Zivago, da adolescente, mi colpirono i personaggi e i tragici intrecci delle loro esistenze. Oggi a catturare la mia attenzione è stata la Storia che accompagna il lettore in quella che fu la Russia dal 1905 fino alla fine della seconda guerra mondiale. Bagliori che suscitano interesse e voglia di approfondire. Ci sono eventi che inevitabilmente modificano le vite degli uomini. Così, ho immaginato Jurij assumere le sembianze di Boris, e il pensiero dello scrittore perdersi in quello del medico. E ricordando che il minacciato esilio, per Pasternak corrispondeva alla sua morte, ho vagheggiato Lara come idealizzazione della Russia. Ghiribizzi, lo so. Ma tant’è.



      Scritto da Patricija, martedì 19 settembre 2017

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    • Estrosità rigorose di un consulente editoriale di Manganelli Giorgio


      "Ti salto, no, non ti salto, ti saluto (poesia del refuso) affettuosamente, e spero di vederti presto." /// Amava la parola scritta, nel significato più alto del termine. Giornalista, recensore, consulente editoriale, editor, traduttore, scrittore e saggista. Questo era il suo mondo; mondo di cui già percepiva il sopraggiungere di un mesto deterioramento. /// In questo libro (a cura di Nigro) ricco di documenti e note, sono raccolti trent’anni di lavoro editoriale. Per dirla alla Manganelli, si tratta di una goduriosa “bisboccia verbale”. Forse non è una lettura per tutti, ma è certamente una golosità letteraria e culturale di quelle che mandano in solluchero. Ché ora è tutta un’altra storia, caro Manga!



      Scritto da Patricija, martedì 29 agosto 2017

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    • La La vita davanti a sé di Gary Romain


      Emile Ajar c’est moi. «Mi sono davvero divertito. Arrivederci e grazie». /// Madame Rosa, grassa e vecchia prostituta ebrea, smesso il mestiere per anzianità, cresce i figli delle giovani meretrici che non vogliono vedersi sottrarre la prole dalle autorità francesi. Momò è uno di loro. Non conosce la sua età, Momò; crede d’avere dieci anni (fino al giorno in cui scoprirà che son quattordici, e di colpo sarà grande). Dimora al sesto piano di un condominio dove le vite sono policrome e le miserie monocromatiche. Un microcosmo degradato che sprigiona tuttavia una bizzarra ilarità, come beffa alla sorte che piega e mortifica. Madame Rosa ha il ritratto di Hitler sotto il letto, le ricorda d’essere scampata a un passato atroce e l’aiuta a trovare la forza per resistere ancora. E quando l’aria viene a mancare, c’è il suo cantuccio ebreo a rassicurarla. Momò, invece, ha un vecchio ombrello vestito da capo a piedi. Ha la faccia di pezza verde, gli occhi tondi e il sorriso simpatico fatti col rossetto di madame Rosa. Si chiama Arthur, e con lui raggranella qualche soldo esibendosi per le vie. Il sogno più grande di Momò è diventare un nuovo Victor Hugo e riscrivere Les miserables. Momò descrive il suo mondo sommerso, dove la vita è condivisione oltre che spirito di conservazione. Dove s’imbelletta la morte vagheggiando una parvenza d’affetto che non ha più respiro. Dove una mano tesa apre la porta ai sogni, alla speranza che un futuro migliore è possibile. Anche per gli ultimi. Quella vita davanti a sé, che attrae e, nel contempo, spaurisce. /// P.S. Il libro m’è piaciuto, ma non mi unisco al coro degli osanna. Il mio rimane un entusiasmo pacato, tiepido. Ho trovato interessante madame Rosa, il resto m’è parso un poco artificioso. E il piccolo Momò mi ha ricordato altri adolescenti della letteratura. Insomma, la solita orchessa. Ça va sans dire.



      Scritto da Patricija, venerdì 25 agosto 2017

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    • L' L' Italia al dente di Fusco Gian Carlo


      Ah, quest’italietta di maniera! Sempre un po’ fascista, e morale all’occorrenza. /// Nell’itala patria non manchi la pasta. È d’obbligo al dente, ché se la nonna comasca, risottara e socialista cuoce troppo lo spaghetto, nonno Raffaele le fa trovare un tal biglietto che recita così: “Se a pranzo trovo moscio lo spaghetto sarò altrettanto moscio anche nel letto. Se invece trovo lo spaghetto al dente sarò in letto del pari consistente!” /// E poi e poi… I tempi cambiano, gli anni si susseguono, si scrive la Storia, ma l’Italia e gli italiani son sempre quelli. Se non sciapi un po’ scaltri, maccheronici e impostori. Fra spaghetti, chitarre e tranette, pasta fritta, alla Norma e zite, matriciana e lasagne con gli uccelli, Fusco ci racconta, con la sua solita leggerezza e quella tagliente ironia che rende gustoso il piatto, l’italietta che giammai cambia. La sua penna è a tenuta di cottura garantita. Non scuoce mai. Roba da gran gourmet.



      Scritto da Patricija, domenica 20 agosto 2017

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    • 22/11/'63 di King Stephen


      The past does not want to be changed. /// Se modifichi il passato devi aspettarti di ritrovare il presente diverso da come lo avevi lasciato (a parte moralismi e pregiudizi che sono immutabili: di là come di qua). Ed è questo, in sostanza, che accade al giovane professor Jake Epping: varcata la soglia del tempo - “shat-HOOSH, shat-HOOSH” - si troverà a Lisbon Falls, esattamente il nove settembre 1958 alle ore 11:58, poco più d’un paio d’anni prima della nomina a presidente degli Stati Uniti d’America di J.F. Kennedy. Attenderà il 22 novembre 1963 per cambiare il corso della Storia. Ma “il passato non vuole essere cambiato. Il passato è inflessibile”. Epping lo sa (e anche noi). Ogni volta che Jake attraverserà il “buco del coniglio”, tutto sarà cancellato, azzerato. E il gioco dovrà iniziare daccapo. Viaggi nel tempo che potranno durare anni nel passato ma che mai superanno i due minuti nel presente. /// Mi sono entusiasmata ed emozionata. A tratti. Alla fine, qualcosa è mancato. Una scrittura che sa di tanto mestiere. Tuttavia, mi sono chiesta se King non abbia adottato il metodo “Dumas”. Chi sa, sa. Nota di merito alla traduzione, davvero notevole. /// P.S. Epperò, King! Non mi puoi ridurre Gavrilo Princip a “una mezzasega a cui manca qualche rotella”. Ma perché?! Ecco, l’ho detto.



      Scritto da Patricija, lunedì 14 agosto 2017

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    • Il Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa Giuseppe


      Romanzo pubblicato postumo. Elio Vittorini lo bocciò per Einaudi e Mondadori. Nel 1958, un anno dopo la morte dell’autore, Giorgio Bassani lo propose a Feltrinelli e ne ottenne la pubblicazione. Fu l’inizio di un grande successo. Lo stesso anno il produttore Goffredo Lombardo acquistò i diritti. Nel ’63 uscì il film con la regia di Luchino Visconti /// “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.” Ma nulla rimarrà com’è. Sarà tutto un declino. Tutto un costante e inarrestabile scivolare verso la cenere. Decadimento e fine di una famiglia. E anche di un mondo. “… e dopo sarà diverso, ma peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.” /// P.S. Come scrisse Tomasi di Lampedusa sul retro della busta che conteneva la lettera e la copia del dattiloscritto del romanzo, destinata a Enrico Merlo, fate attenzione al cane Bernicò, “è un personaggio importantissimo ed è quasi la chiave del romanzo”



      Scritto da Patricija, lunedì 24 luglio 2017

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    • La La morte della Pizia di Dürrenmatt Friedrich


      «Noi e il nostro oracolo,» sospirò amareggiata la Pizia «solo grazie alla Sfinge siamo venuti a conoscenza della verità». «Non saprei,» fece Tiresia pensieroso «la Sfinge è una sacerdotessa di Hermes, il dio dei ladri e degli impostori». /// O uomo, hai compreso? Diffida dei vaticini di Pizie e indovini. Usa la testa.



      Scritto da Patricija, lunedì 17 luglio 2017

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    • Il Il gusto di vivere di Fusco Gian Carlo


      Se Fusco fosse qui oggi, non avrebbe spazio come giornalista. Fusco era un irregolare, non si piegava ad alcun potere, a nessun padrone. Troppo libero, fantasioso, ironico, indisciplinato. Mai allineato, mai gestibile. Fusco sapeva raccontare grandi accadimenti storici e piccoli fatti quotidiani, noti personaggi e persone sconosciute. Lo faceva scrivendo, nero su bianco, a colori. Leggerlo significa entrare in un mondo dove tutto si fa straordinario, spettacolare, mirabolante. E come gli altri suoi anche questo libro, che raccoglie articoli apparsi su svariate testate giornalistiche negli anni che vanno dal 1949 al 1984, è la riprova che Gian Carlo Fusco era una penna di gran class. /// P.S. Bella la prefazione di Natalia Aspesi che traccia una biografia dello scrittore e giornalista scomparso nel 1984 .



      Scritto da Patricija, venerdì 14 luglio 2017

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