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Recensioni


    • A un cerbiatto somiglia il mio amore di Grossman David


      E' il racconto delle vite di due uomini ed una donna che si conoscono da adolescenti nel reparto di un ospedale durante la guerra dei sei giorni, e poi si intrecciano con legami di amicizia che si trasforma in amore fino a mettere al mondo due figli. La storia è raccontata da due dei protagonisti che si ritrovano dopo trent'anni di separazione e, durante un viaggio a piedi lungo i sentieri della Galilea, ripercorrono a ritroso le proprie vite. E' un libro in cui abbandonarsi, che narra di legami di amicizia più forti di qualsiasi amore, e del tentativo di una madre di salvare il proprio figlio da un destino forse già scritto con una fuga tanto dissennata quanto commovente. Lo sfondo è Israele sconvolto dalle guerre e dagli attentati a noi riportati dalla cronaca internazionale, ma qui emerge la capacità incredibile dell'umanità di adattarsi schivando l'orrore che la circonda. Il libro è scritto bene, l'autore si prende tutto lo spazio necessario per rendere minuziosamente lo stato d'animo e le emozioni dei protagonisti. Il filo conduttore del racconto sono i dialoghi che assumono la forma di una vera e propria narrazione con brani di storia affidati alla diretta testimonianza dei protagonisti. Il risultato è una lettura piacevole e mai pesante. L'attualità del libro è testimoniata da una frase emblematica che si adatta al momento storico che stiamo vivendo: "La speranza non ha alcun vantaggio sulla paura".



      Scritto da steu, lunedì 30 gennaio 2017

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    • La La zia marchesa di Agnello Hornby Simonetta


      Un libro meraviglioso che racconta la saga della famiglia Safamita, piccola aristocrazia palermitana emigrata in provincia per problemi economici, in cui spicca la figura di Costanza. L'autrice dipinge il ritratto di una donna eccezionale, di una bellezza decisamente fuori dai canoni del suo tempo, infatti ha una massa di capelli rossi ed occhi di colore diverso, che sconcertano la popolazione di un piccolo borgo siciliano alla metà dell'800 al punto di ritenerla quasi intoccabile. Costanza attraversa la vita con coraggio e temperamento alla ricerca di ciò che in effetti è all'origine della vita e cioè l'amore, della madre prima, e del marito poi. Arriverà al termine dei suoi giorni a sapere che, molto più dei suoi fratelli, nessuna come lei è figlia dell'amore con la A maiuscola, quello che annebbia i sensi e fa perdere la coscienza di se. La scrittura è magistrale, ogni capitolo è decorato da proverbi siciliani che lo impreziosiscono, è uno di quei libri al cui termine spiace doversi separare dai personaggi che sono entrati nella mente e nel cuore del lettore.



      Scritto da steu, venerdì 16 settembre 2016

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    • Maigret e i vecchi signori di Simenon Georges


      Premetto che il commissario Maigret si può ritenere il prototipo del romanzo giallo, e penso che Simenon insieme a pochi altri abbia contribuito a creare questo genere. Certo non ci si deve aspettare un romanzo d'azione con colpi di scena ed intrecci imprevisti, la storia vive principalmente nei processi mentali del commissario che si trova di volta in volta ad affrontare persone e relativi mondi a volte molto distanti dal proprio, con un finale mai troppo scontato. A questo proposito, rispetto ad altri casi, in questa inchiesta è impegnato molto di più l'uomo che il commissario, che si trova ad affrontare una parte del proprio passato velato da una sottile vena di malinconia che rende la storia davvero credibile e gradevole. La scrittura è al solito magistrale (non sono certo io a scoprirlo), con la creazione di immagini vivide che si stampano sullo schermo della fantasia piene di dettagli e sfumature. Penso che il gusto dei romanzi di Maigret stia nell'atmosfera che riesce a creare dove mescola usi e costumi d'altri tempi ad una luce assolutamente parigina. (Consigliato da leggere prima durante o dopo un viaggio a Parigi)



      Scritto da steu, lunedì 27 giugno 2016

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    • I I dodici abati di Challant-Il miracolo di santa Odilia-Gli occhi dell'imperatore di Mancinelli Laura


      Il giudizio di un libro non può prescindere dalle aspettative che il lettore in esso ripone. Acquistando questo libro mi aspettavo di trovare tre romanzi storici nel senso comune che si attribuisce a questo termine, ovvero una trama che si svolge sullo sfondo di vicende storiche reali o di fantasia. La realtà è molto diversa. Più che romanzi direi che sono novelle, ovvero in un certo senso racconti allegorici mediante i quali l'autrice vuole trasmettere un messaggio. Quindi durante la lettura sono rimasto deluso, almeno fino a quando sono arrivato alla postilla finale che ha gettato una luce diversa sulle pagine precedenti. Da sottolineare è la cura del linguaggio che rende reale e tangibile il mondo medievale. In conclusione il giudizio non può essere negativo perchè la responsabilità della mancata trasmissione del messaggio contenuto nel romanzo risiede nei miei limiti di lettore di romanzi. Unico appunto: forse sarebbe meglio mettere la postilla finale come prefazione ad uso dei lettori medi come me.



      Scritto da steu, giovedì 5 maggio 2016

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    • Il Il tempo delle iene di Lucarelli Carlo


      Ancora una volta Lucarelli decide di portarci nella colonia Italiana di Abissinia, e sceglie un momento storico molto particolare all'alba della sconfitta di Adua, caratterizzato da un clima di sospensione tra la decisione di ritirarsi definitivamente e quella di continuare ad investire in un paese sempre più ostile. A parte il contesto storico molto ben delineato, il libro si legge piacevolmente a patto di lasciarsi condurre dall'autore nello svolgimento della trama senza cercare di anticipare gli eventi. Come sempre nota di merito va all'attenzione che l'autore rivolge al linguaggio, sia per i continui riferimenti alle espressioni dialettali delle varie parti d'Italia, sia al tentativo (riuscito) di trasporre la lingua abissina. C'era indubbiamente il pericolo di rendere eccessivamente pesante la scrittura, ma direi che il tutto è ben dosato contribuisce a rendere credibile il racconto. A mio avviso un buon libro che si lascia leggere con piacere.



      Scritto da steu, giovedì 28 aprile 2016

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    • La La mia anima è ovunque tu sia di Cazzullo Aldo


      La storia si svolge in tre epoche contemporaneamente, ma ha il suo fulcro ad Alba nella primavera del 1945. Il libro è piacevole da leggere sia per la struttura che alterna le vicende dei protagonisti in tre epoche diverse (primavera 1945, autunno 1963 e primavera 2011), sia per lo stile diretto ed asciutto da consumato scrittore di "noir". Altro punto a favore è la trattazione di un argomento tuttora controverso come la guerra civile del tutto priva di qualsiasi retorica e trionfalismo. La narrazione è in soggettiva da tutti i fronti presenti nel conflitto, senza prendere alcuna posizione o dare giudizi fuori luogo. Una nota di merito va al doveroso e ben riuscito omaggio a Beppe Fenoglio. In conclusione se questo era il primo romanzo l'esperimento è riuscito decisamente bene.



      Scritto da steu, mercoledì 9 dicembre 2015

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    • Numero zero di Eco Umberto


      Premetto che ritengo Umberto Eco uno dei migliori scrittori in attività oltre ad uno dei maggiori intellettuali del nostro paese. La trama è ben costruita e consente all'autore ampi spazi in cui raccontare storie vere o verosimili come solo lui sa fare. Davvero interessante l'ipotesi della morte "apparente" di Mussolini. I personaggi sono in parte ben delineati ed in parte appena abbozzati, scelta funzionale a lasciare spazio alla storia e, da non sottovalutare, ad una Milano di cui si scoprono angoli poco conosciuti. Il libro si legge piacevolmente, lo stile è eccellente, ma non coinvolge più di tanto il lettore, è come vedere un film con un'ottima fotografia e trovarsi ai titoli di coda senza aver provato troppe emozioni. Forse le mie aspettative erano troppo alte. D'altronde dopo essere stato "stregato" dal Cimitero di Praga e da Baudolino mi aspettavo un'altra avventura da vivere senza respiro fino all'ultima pagina, dove si fatica a staccarsi dai personaggi. E invece "Numero Zero" è stata una piccola delusione.



      Scritto da steu, lunedì 23 novembre 2015

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    • Suite francese di Némirovsky Irène


      La "suite" si compone di due testi, e mi ha sorpreso e commosso apprendere dall'estratto del diario pubblicato in coda che ne erano previsti cinque per un totale di 1000 pagine, purtroppo l'autrice non ha avuto tempo di scriverle tutte. Il primo testo (Tempesta di Giugno) racconta della disfatta francese ad opera dell'esercito nazista, e non ha una trama vera e propria ma raccoglie le storie di più protagonisti che si trovano a vivere questo tragico evento. Sono in pratica più racconti che arrivano a sfiorarsi senza mai intersecarsi davvero, e la grazia con cui questo avviene vale da sola il biglietto, per usare una frase fatta. Ma c'è di più, innanzitutto i personaggi che l'autrice riesce a tratteggiare con una delicatezza ed una profondità notevoli, poi c'è lo sfondo su cui si muovono: l'autrice usa delle pennellate di colore messe così ad arte da evocare nella mente del lettore immagini struggenti di una natura bella ed indifferente alle umane sofferenze. Un'altra nota di merito va allo stile, una scrittura piacevole a tratti quasi lirica ma venata da un'ironia di fondo che riesce sempre a strappare un sorriso. (Da sottolineare il brano in cui si descrive l'avventura notturna del gatto Albert). In ultimo mi ha deliziato la chiusura del racconto con una candida neve che ricopre le umane disgrazie fino a sciogliersi in una pioggia secondo me simbolo di speranza di rinascita a nuova vita. Il secondo (Dolce) racconta della vita in un piccolo villaggio occupato da un reparto dell'esercito tedesco. Al di là della storia, che è un pò scontata, quello che si fa apprezzare è ancora una volta lo stile (quasi cinematografico) con cui è raccontata, l'impressione è di assistere ad una recitazione in presa diretta. Si percepisce la scelta accurata delle sequenze e del ritmo narrativo come se invece di una scrittrice ci fosse un regista, ed ancora una volta sono rimasto affascinato dalla delicatezza con cui riesce a delineare sia i personaggi sia l'ambiente circostante. Molto apprezzabile l'estratto del diario, e della corrispondenza, che l'editore ha scelto di inserire in coda ai romanzi.



      Scritto da steu, lunedì 12 ottobre 2015

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    • Giustiziato. Carnivia trilogy di Holt Jonathan


      La copertina indica il libro come "thriller" ma temo ci sia un errore di stampa.... L'inizio del libro è interessante con l'omicidio di un componente di una loggia massonica deviata, e promette bene facendo intravedere il coinvolgimento dei servizi segreti americani nella vita politica Italiana di oggi ma soprattutto degli anni della guerra fredda, ma le promesse non sono mantenute. Quello che manca è l'ingrediente fondamentale di un thriller ovvero il ritmo narrativo. La storia si dipana in modo piuttosto piatto tra diversi ambienti ma senza coinvolgere e senza creare alcuna suspence... La scrittura di certo non aiuta, anzi contribuisce a rendere quella che dovrebbe essere una trama ad alta tensione un lento e noioso racconto che si dipana verso un finale a dir poco scontato. Ho letto solo questo ultimo episodio della trilogia (il libro era un regalo) e forse il mio giudizio negativo deriva da questo, ma di certo non ho nessuna voglia di provare a leggere i primi due capitoli.



      Scritto da steu, venerdì 11 settembre 2015

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    • Il partigiano Johnny di Fenoglio Beppe


      Si può scrivere la recensione di un classico ? Penso di no, quindi questa non è una recensione ma un omaggio. E' un libro che va letto anche se è duro, spigoloso, ma necessario per non dimenticare quanto assurda sia la guerra specialmente se combattuta tra fratelli. Non può passare in secondo piano una scrittura per cui non riesco a trovare aggettivi, riesce a trasportarti nel gelo delle colline piemontesi di un inverno di guerra, a farti sentire lo sgomento di fronte al valore cui è arrivata la vita, a restare ammirati dalla bellezza di una natura indifferente . Un libro, anzi un capolavoro che consiglio vivamente a tutti.



      Scritto da steu, mercoledì 17 giugno 2015

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