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Recensione

Quella metà di noi copertina
  • Quella metà di noi
  • Perrone
  • 1900

Quella metà di noi di Paola Cereda

È inutile provare a negarlo: ognuno di noi ha portato o porta dentro di sé il peso di un segreto. Più lieve. Più pesante. A volte non importa. Qualunque sia la sua entità, spesso quel non detto ci consuma e logora i rapporti con chi ci circonda. I nostri amici, la nostra famiglia, i nostri figli. Perché non è facile confrontarsi con i propri segreti, riconoscere i propri errori, affrontare i propri rimpianti. Lo sa bene Matilde, la protagonista di Quella metà di noi di Paola Cereda, romanzo candidato nella prestigiosa dozzina del Premio Strega 2019.

Come i tanti segreti che protegge, Quella metà di noi è un romanzo che svela e si svela lentamente. Un romanzo intimo e sociale, dove anche la vita più grigia può rivelare inattese sfaccettature. Per amore, per vendetta, per vizio, per rimorso. Un romanzo al contempo singolare e corale, in cui le vite di tanti si incrociano, camminano insieme, si separano. Un romanzo profondamente umano, in cui ognuno di noi non avrà difficoltà a riconoscere un tratto di sé.

Matilde Mezzalama è una maestra in pensione vedova che si reinventa badante di un uomo colpito da ictus, Giacomo Dutto, un ricco ingegnere che lavorava alla FIAT.
Tutti i giorni Matilde lascia la sua casa a Barriera di Milano, quartiere popolare a nord-est di Torino dove è nata e continua a vivere, per entrare in un appartamento nel pieno centro cittadino.
Una casa al quarto piano senza ascensore nella periferica via Scarlatti a confronto con le ampie stanze al piano nobile di un palazzo storico in via Accademia Albertina.
Cambiano i luoghi, cambia il contesto sociale, eppure i segreti e gli errori del passato, come del presente, allo stesso modo creano distanze, generano rimorso, lacerano i rapporti. Producono incomunicabilità.

E non è superfluo fare riferimento ai luoghi parlando del romanzo di Paola Cereda. Torino, le sue strade, i suoi quartieri, addirittura le linee dei tram, non sono semplice sfondo delle azioni del romanzo. La geografia urbana e umana (tra professionisti e giovani disoccupati, tra badanti e lavoratrici domestiche da tutto il mondo) del capoluogo piemontese è fondamentale chiave di lettura per penetrare e comprendere non solo le motivazioni e i desideri che spingono i personaggi, ma anche le dinamiche delle relazioni che si instaurano tra loro. La freddezza dei rapporti tra l’ingegnere Dutto e la moglie Laura, anche lei originaria di Barriera. L’incolmabile distanza tra Matilde e la figlia Emanuela, veterinaria fuggita dagli affetti e dal quartiere dell’infanzia per rifarsi una vita agiata in una villa in collina. Una figlia distante che, al bisogno, pretende. Una madre che non può più dare. Né dire.

Perché in un mondo multilingue come quello rappresentato in Quella metà di noi – dove basta una sola pagina perché l’italiano si mescoli al piemontese, i dialetti alle più disparate lingue straniere – il paradosso resta la difficoltà di comunicare. Tante, troppe le frasi lasciate a metà, le parole non dette, i desideri mai confessati, che scavano confini, erigono barriere, impediscono quella comprensione e quel riscatto di cui tutti – e non solo i personaggi del romanzo – alla fine, abbiamo bisogno.

Recensione di Francesca Barbalace

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