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Recensione

La La memoria della cenere copertina
  • La La memoria della cenere
  • NN Editore
  • 1900

La memoria della cenere di Chiara Marchelli

«Sono fatti di nulla, i momenti di felicità. Una parola che non mi è mai piaciuta. Non vuol dire niente, felicità. O meglio, non è cosa che si possa contenere per guardarci dentro. Un cuspide, un dardo, lo zenit di una spinta fortunata verso l’alto. Non è una condizione, manca la staticità necessaria. La felicità è un anelito mobile e impreciso, e non dovrebbe avere nome».

Conosciamo Chiara Marchelli per essere entrata con Le notti blu nella dozzina dei finalisti del Premio Strega 2017. Ora torna sulla scena letteraria con un nuovo romanzo: La memoria della cenere. Il libro conferma il talento descrittivo della scrittrice, il suo saper narrare storie dolorose e melanconiche, melanconiche con una delicatezza che pochi sanno usare.

Elena è una scrittrice che vive a New York con Patrick, l’uomo che ama appassionatamente. È forte, sicura, felice, fino a quando un aneurisma la colpisce e le fa perdere tutte le certezze avute fino a quel momento. Come si affronta la convalescenza? Come si ricomincia a vivere dopo essere sfuggiti alla morte? Quali sono le paure che affliggono chi è guarito, ma dentro di sé sente ancora di essere malato? Quando tutto sembra sparire, in un istante la vita assume un altro tono, melodrammatico, dove non conta più il passato o il futuro, ma solo il presente. L’esserci qui ed ora.

Dopo essersi ripresa da quel letto di ospedale, Elena decide di partire, cambiare tutto per non avere più a che fare con la vecchia sé, per non affrontare una città che non le appartiene più. Con Patrick sceglie di trasferirsi, di andare a vivere ai piedi del vulcano Puy de Lùg, di ricominciare daccapo in Francia, dove Patrick è nato. Qui Elena riscopre sentimenti dimenticati e pensa a ciò che avrebbe potuto perdere se l’aneurisma fosse stato mortale. Inizia lentamente a rivedersi donna e trova il coraggio di continuare.

Ma per uno scherzo del destino il vulcano decide di esplodere: eruttare ciò che ha tenuto dentro per anni, al pari dei protagonisti, rinchiusi tra le mura di casa a fare i conti con il passato, le parole non dette, le paure mai superate.

Chiara Marchelli scrive in maniera cruda e nitida e ha la capacità di sconquassare l’animo del lettore che viene risucchiato dall’atmosfera. La narrazione urla, grida nella potenza dei sussurri, dei silenzi, una malinconia che non si arresta. Erutta così non solo il vulcano, ma anche l’emozione, il sentimento. Un libro che racconta della rinascita dalle ceneri, della voglia di continuare anche dopo la malattia, della forza di quelle anime che si rigenerano e cercano un equilibrio da costruire.

Recensione di Martina Armone

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