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Recensione

La La vita vera copertina
  • La La vita vera
  • Solferino
  • 1900

La vita vera di Adeline Dieudonné

«A casa c’erano quattro stanze. La mia, quella del mio fratellino Gilles, quella dei miei genitori e quella dei cadaveri».

Adeline Dieudonné entra in punta di piedi in un panorama letterario variegato con il coraggio di raccontare, attraverso gli occhi di una bambina, una storia di violenza. Un argomento di cui sentiamo così tanto discutere da esserne ormai assuefatti. Di certo non una tematica nuova per sviluppare una storia, ma ciò che rende efficace questo libro è la decisione della scrittrice di farla narrare attraverso gli occhi di una ragazzina che, in maniera diretta, descrive il mondo circostante senza rabbia.

A dieci anni la vita della bambina è circondata da cadaveri. Con un padre violento e un’ameba per mamma, l’unico sprone per affrontare le sue paure è quello di dimostrarsi abbastanza forte per salvare il fratellino Gilles dagli animali impagliati nella stanza dei cadaveri che il padre colleziona. In un primo momento distrarre il bambino dagli incubi è un gioco: quando il papà è arrabbiato, scappano nell’autorimessa e si divertono con le macchine; quando la mamma è chiusa nel suo silenzio, loro si rannicchiano sotto le coperte abbracciati, per trasmettersi il calore dell’affetto.

Ma un giorno i due bambini assistono alla morte del gelataio e tutto cambia. Gilles perde il suo bel sorriso costellato da dentini da latte, i suoi occhi si fanno ombrosi e nascondono uno spettro che la bimba conosce bene: è lo stesso che vede negli occhi della iena impagliata nella stanza dei cadaveri. È forse l’animale che si è impossessata dell’anima del fratello?

La ragazza non riesce ad accettare tutto ciò. Il sorriso innocente del fratello è l’unico stimolo per scappare alla violenza, ed è disposta a tutto per riottenerlo. Perfino a seguire l’esempio della scienziata Marie Curie per costruire la sua macchina del tempo, portare indietro le lancette e riconquistare l’innocenza.

Ciò che questa storia vuole raccontare è la tenacia di una bambina, o meglio di una piccola donna, che trova la forza di ribellarsi per amore del fratello. La sua salvezza è più importante della paura che le attanaglia lo stomaco. È così che da preda si ritrova cacciatrice, perseverando nell’obiettivo di aiutare l’unica cosa salvabile di tutta la casa: gli occhi pieni di speranza di Gilles.

Adeline Diudonné riesce con coraggio e vigore a descrivere la resistenza di una donna, anche se piccola. Un romanzo delicato, che sviluppa un dolore profondo attraverso gli occhi dei bambini, gli unici che non possono proteggersi da soli. Il dolore dei due fratelli diventa subito nostro. I piccoli che devono dimostrarsi grandi per reagire all’orco che hanno in casa, dal quale non riescono a fuggire e da cui nessuno vuole proteggerli. Una storia potente come un pugno, che scrolla e turba l’animo del lettore, il quale non può far a meno di commuoversi sulle note delicate e drammatiche del Valzer dei fiori.

Recensione di Martina Armone

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