Ricerca avanzata
Recensione

Serotonina copertina
  • Serotonina
  • La nave di Teseo
  • 1900

Serotonina di Michel Houellebecq

«Mantenevo la disperazione a un livello accettabile, si può vivere essendo disperati, in fondo la maggior parte delle persone vive così, magari ogni tanto si chiede se può lasciarsi andare a una ventata di speranza, o meglio si pone l’interrogativo per poi rispondersi negativamente. Tuttavia insistono, ed è uno spettacolo toccante.»

È uno dei principali titoli dei primi mesi del 2019, bestseller annunciato fin dalle prime ore della sua pubblicazione (in Francia, dove è uscito con la tiratura record di 320 mila esemplari, ha venduto 160 mila copie in sole 15 ore): è Serotonina, l'ottavo romanzo del controverso scrittore francese Michel Houellebecq, già da più parti definito il suo capolavoro. E Serotonina, in effetti, sembra avere tutte le carte in regola per conquistare il grande pubblico: tra sesso, crisi esistenziale, amore e una lucida rappresentazione della Francia di oggi, prende forma un romanzo articolato, spesso provocatorio, dominato dalla voce potente del suo narratore, il quarantenne Florent-Claude Labrouste.

Agronomo (come l’autore), Florent-Claude, è un uomo sconfitto, che, come molti degli antieroi protagonisti dei romanzi di Houellebecq, trascina la sua vita tra depressione e misantropia. Ossessionato dal sesso, è tuttavia incapace di trovare alcuna soddisfazione nei rapporti d’amore. Intrappolato in una relazione tossica - e ormai in fase terminale - con una giovane giapponese dalle abitudini e gusti alquanto libertini, decide di darsi alla fuga, di abbandonare la sua casa e Parigi, ma non prima di aver trovato il brillante modo di tenere sotto controllo una depressione sempre più incalzante. È il Captorix, una piccola compressa bianca, ovale, divisibile, stimolo alla produzione di quella serotonina che dà il titolo al libro.

La fuga porta Florent in Normandia, alla ricerca dei tempi e di un amore perduto e dell’amico di una vita, Aymeric, allevatore di mucche di antica stirpe nobiliare, messo in crisi dalle quote latte, e al centro di uno degli episodi più drammatici del romanzo. Un episodio brutale e di forte impatto che, evocando da vicino gli scontri dei gilet gialli, ha spinto ancora una volta molti critici a esaltare la capacità di Houellebecq di leggere la nostra realtà e configurare con estrema e spiazzante precisione le violente distorsioni del nostro immediato futuro.

Dolorosa rievocazione del passato del protagonista, Serotonina assume la forma di una corposa autoanalisi e travagliata confessione, che in alcuni punti sembra trasformarsi in un inarrestabile flusso di coscienza. Sofferenza, rancore e ossessioni di Florent si esprimono in una scrittura densa, tormentata, complessa nel suo articolarsi in lunghi periodi, eppure, rispetto ai precedenti romanzi dell’autore, si avverte il tentativo di avvicinarsi a un gusto e ad abitudini di lettura meno elitari. La componente à la Céline (o, come Houellebecq stesso preferirebbe, à la Camus) della sua scrittura appare più debole: siamo lontani dalle pagine di Estensione del dominio della lotta, il suo romanzo d’esordio, e da Particelle elementari, eppure Serotonina riesce ancora a sorprenderci.

La potenza trascinante della voce narrante, il racconto abilmente articolato tra passato e presente hanno la forza di sostenerci nella lettura, di spingerci ad andare oltre l’insistenza fastidiosa su alcuni temi (tra misoginia e perversioni sessali), avidi di sapere dove ci porterà la navigazione sul fiume turbolento delle pagine del romanzo.
Controverso, serrato, colto, spesso crudele e tuttavia ironico, Serotonina è un romanzo sfaccettato come la realtà, un romanzo che ambisce alla totalità, un romanzo profondamente umano.

Recensione di Francesca Barbalace

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti