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Recensione

Con molta cura copertina

Con molta cura di Severino Cesari

"Da un piccolo punto ghiacciato di buio ed esterrefatto terrore in cui si era tutta racchiusa, la mia coscienza cominciò a srotolarsi con la velocità di una gomena trascinata dalla più enorme e improbabile delle ancore, la mia resurrezione."

Sei un grande scrittore? Racconta il male, ma non il male degli altri, il tuo. Prova a farlo senza retorica, prova a farlo senza melodrammi, prova a farlo con ironia, leggerezza e senza autocommiserazione. Ci riesci? Sei un grande scrittore.

Severino Cesari ci è riuscito, regalando ai suoi lettori (e a tutti noi che abbiamo apprezzato moltissimo il suo lavoro lungo decenni, che ha segnato l’editoria italiana) uno spaccato di malattia, ospedali, sofferenza, fatica, senza quasi far pesare il dramma delle cadute e delle risalite, della sua lotta contro il male condotta "con molta cura”.

Entriamo con lui nelle stanze di ospedali romani, conosciamo dottori e infermiere, amici e compagni di sventura. Ma seguiamo anche i suoi ricordi lungo le strade della letteratura e del cinema, della cultura italiana, tra le pieghe di quella che ormai è storia, segnata da successi e da conoscenze memorabili.

A tratti ci preoccupiamo, sapendo come andrà a finire.
In altri momenti ci dimentichiamo che non ci sarà un lieto fine e ridiamo con lui, sinceramente.
Pensieri in libertà che seguono il flusso coerente della malattia e dei ricoveri, della speranza e della rassegnazione. Come racconta il male un uomo intelligente? Lo fa cercando di cogliere anche in questi momenti uno spunto di crescita, un motivo per proseguire, una ragione per scrivere.

Grazie Severino Cesari, ti immaginiamo nel tuo sogno, trascinato tra le onde “dalla più enorme e improbabile delle ancore”, la tua resurrezione.  

di Giulia Mozzato


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