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Recensione

Io e Henry copertina

Io e Henry - Giuliano Pesce

Il vecchio Henry era ateo con i credenti e credente con gli atei, pessimista con gli ottimisti e ottimista con i pessimisti; ora scettico, ora idealista; un attimo razionale, subito dopo mistico. Sensibile, cinico, altruista, elitario, comunista, innovativo, reazionario, disfattista, speranzoso, banale, imprevedibile. Spesso tutto insieme.
E un'ultima cosa: il vecchio Henry era pazzo. 

Leggi anche l'intervista a Giuliano Pesce


Il vecchio Henry lo diceva sempre.
Cosa, esattamente non è dato rivelarlo qui, in questa sede. Ma lui aveva sempre la parola giusta per il momento giusto. Per l’umore giusto, anche. Poi, pochi minuti dopo, si contraddiceva immediatamente. Ma faceva parte del buon vecchio Henry: la sua saggezza popolare si alternava a massime erudite, invettive contro le multinazionali – sorseggiando Coca-Cola – e parabole improbabili alternate a storie incongruenti.
Il vecchio Henry, per i conoscenti Henry Thoreau, era uno dei migliori uomini che si potessero incontrare nell’ordinaria e molle quotidianità. Il problema era che, per incontrarlo, occorreva fargli visita al centro di salute mentale di Villachiara. Perché, in realtà, Henry Thoreau era un matto.

Come sia possibile che uno come Tagliaferro potesse finire nelle grinfie del vecchio Henry, beh, questa è una lunga storia. Per ora ci limiteremo ad accennarvi qualche elemento essenziale. Il resto lo scoprirete da soli…

Possiamo riassumere la vita di Tagliaferro nel nome di una donna: la Strega, o più comunemente conosciuta come “ex moglie”. Esclusa la Strega, Tagliaferro non ha molte ragioni di vita: un impiego al giornale – che dopo il divorzio cola decisamente a picco – amici inesistenti, un padrone di casa che gli sta addosso come una zecca al dorso di un cane.

Per una serie di eventi, Tagliaferro incontrerà Henry nel centro di salute mentale Villachiara. Non solo la nascita di un’amicizia folle – l’irrefrenabile desiderio da parte di Tagliaferro di vedere una persona amica in un matto è già di per sé anomalo - ma soprattutto l’inizio di un’avventura fuori dai canoni della realtà. Perché il giornalista accetta di credere allo sproloquio di un matto intorno a un misterioso documento ricercato da millenni dai servizi segreti di mezzo mondo? Forse il problema è da ricercare in quello che è scattato nella mente di un uomo deluso e affranto dalla vita, dal lavoro, dall’amore? Forse. O forse quella soluzione folle può trasformarsi nell’unica scelta sensata per scappare a una ben più grave pazzia: ammalarsi di realtà. Ammalarsi di tristezza, di solitudine.

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Giuliano Pesce in uno scatto di Erica Faifer

Allora scappano, quei due, dalla casa di salute mentale, a bordo di una vecchia Panda. Scappano e inseguono una missione che ruota tutta intorno a misteriosi personaggi appartenenti alla L.O.R.O. (l’acronimo di un gruppo segreto) tutti con nomi improbabili di richiamo alla letteratura americana: quel porco di Bukowski, il vecchio Emerson, Mr. Melville, Mr. Irving, Mr. Faulkner e molti altri, in un’esilarante squadra tarantiniana, sudaticcia e sanguinolenta. La missione li porterà a ritrovarsi nel bel mezzo di un party di lusso a casa della nobile, ricca e sensuale contessina Kosinceva, chiave necessaria per arrivare dritti dritti verso il documento antico come la storia del mondo: il Registro-01.

Divertente e ammiccante, il racconto di Giuliano Pesce è al limite del nonsense. Un inseguirsi continuo di luoghi e azioni che si rincorrono confondendo realtà e finzione, miscelando cognizione di causa e follia. Ma dove comincia il limite di ciò che viene percepito come possibile – in fondo il cinema americano ci insegna a seguire quell’auto in corsa su un taxi, ovviamente rubato, con un cadavere penzoloni dal finestrino nella totale normalità di saper montare, smontare e usare un’arma qualunque in 0,54 secondi– e la certezza di star inseguendo una chimera, a bordo di quella stessa auto?

E quando è stato deciso che Tagliaferro, onesto cittadino caduto fuori dalle convenzioni della sua vita – un matrimonio, un lavoro mediocre – sia meno pazzo di un uomo che si fa chiamare come uno scrittore morto da millenni e che decide di imbarcarsi in un’avventura (forse reale, forse no) che lo rende libero e felice? Non lo so io, non lo sapete voi, forse un primario di psichiatria, tirando in ballo i “neuroni pseudounipolari” o le “onde depolarizzatrici” potrà provare a convincerci di un'univoca verità.
Ma il bello della scrittura, dell’immaginazione, di questo libro, è che forse non lo sapremo mai. È che forse abbiamo bisogno di questa dose di follia per liberarci da tutte quelle categorie che vogliono obbligarci a rimanere “dentro di testa”.

Recensione di Jessica Chia

Giuliano Pesce - Io e Henry
233 pag., 14,00 € - Marcos y Marcos (Gli alianti)
ISBN 9788871687476


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