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Recensione

Il bacio d'acciaio copertina

Il bacio d'acciaio di Deaver Jeffery

All’interno è il nemico.
La nostra è una guerra mossa ai piaceri,
all’estremismo, al delitto.
- Cicerone

Pagina uno. Non c’è tempo per i preamboli, Amelia Sachs è già a caccia. Si muove tra le brulicanti strade di Brooklyn alla ricerca di un sospettato a bordo della sua sfavillante Gran Torino, rossa quanto il sangue che schizza da un’arteria recisa, rossa quanto il sangue che verrà versato a breve. Ha già adocchiato la sua preda. Fiuta del marcio in quell’emaciato spilungone conciato da Unabomber che si sta facendo strada ansiosamente verso il centro commerciale. Giacca verde, logoro berretto dei Knicks, altezza considerevole, magrezza inquietante. Proprio come il sospettato di un omicidio di qualche giorno prima, una brutta vicenda finita a crani maciullati a martellate. Sembra un arresto facile, l’inseguimento fin troppo banale. All’improvviso un urlo agghiacciante. Un uomo è rimasto fatalmente intrappolato nell’ingranaggio delle scale mobili del centro commerciale, avviandosi verso una morte straziante. Il tempo per Amelia di valutare la gravità dell’incidente e il sospettato è scomparso. Non può essere una coincidenza. E se la sciagura degna del Grand Guignol fosse il diversivo ben architettato da un luddista psicopatico? Solo Lincoln Rhyme, il celebre detective quadriplegico – protagonista della saga e compagno della Sachs - potrà stabilirlo. Prima tuttavia bisognerà convincerlo a tornare al NYPD e abbandonare la docenza alla scuola forense, dove nel frattempo ha indottrinato una promettente allieva, anch’essa disabile. È forse l’occasione per passare il testimone?

 deaver

In questo dodicesimo capitolo della saga di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs non manca di certo l’intrattenimento, grazie alla formidabile caratterizzazione di Vernon, il serial killer, un uomo solo in apparenza insignificante. La sua ossessione per l’invadenza delle nuove tecnologie nella vita dell’uomo contemporaneo può sembrare stereotipata, costruita sulla solita figura del vendicativo hacker sociopatico. Invece Deaver ci offre un antagonista originale, deviato ma anche molto umano, in guerra contro la società che sembra programmaticamente voler destinare l’individuo alla solitudine. Più che un serial killer, Vernon è un terrorista, capace di veicolare la mania omicida in un programma sovversivo, che prevede la trasformazione di comuni dispositivi elettronici in armi per i suoi delitti. Ci sono inoltre diverse sotto-trame in questo capitolo. I fan della serie si chiederanno come si svilupperà il rapporto tra Sachs e Rhyme, minacciato dalla formazione di possibili triangoli amorosi. Nick Carelli, il precedente partner della Sachs, è stato rilasciato dalla prigione e chiede aiuto ad Amelia per salvare la sua reputazione e indagare sul reato per cui era stato ingiustamente incarcerato, ma anche per tentare un riavvicinamento con la sua vecchia fiamma. Un’altra sotto-trama riguarda un vecchio caso che tormenta la coscienza di Rhyme, un’occasione per chiedere aiuto a Juliette Archer, sua allieva, per cui prova forse qualcosa di più che semplice ammirazione, una figura destinata a ricomparire nei prossimi capitoli della saga.

Il bacio d’acciaio potrebbe essere letto come uno stand-alone. Non è infatti necessario recuperare alcuno degli undici capitoli precedenti, perché il rapporto tra i due protagonisti è tratteggiato a sufficienza e non dovrebbe emergere alcun problema nel seguire ogni aspetto della loro storia. Tuttavia è talmente una grande serie che non si può che raccomandare di recuperarla nella sua interezza, a partire dal formidabile inizio Il collezionista d’ossa.

Recensione di Matteo Rucco

Deaver Jeffery - Il bacio d'acciaio 
559 pag., 20,00 € -  Rizzoli (Rizzoli best)
ISBN 9788817087575

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