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Recensione

Via Crucis copertina

Una Via Crucis nel tortuoso cammino dell'opulenza vaticana
La recensione e l'intervista di WUZ

Con la sua nuova inchiesta Gianluigi Nuzzi torna a far tremare la Chiesa

A oggi le offerte per i poveri rimangono un buco nero: segreto assoluto su come vengono spese le somme e solo un «rendiconto» su quanto si incassa, evitando così di dover contabilizzare gli importi nei bilanci ufficiali. Una scelta dettata da «superiori indicazioni», ovvero dal segretario di Stato o dal precedente papa. Perché tanto mistero? Che fine fanno quelle somme?

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Quando Gesù disse ai suoi seguaci, stando alle Scritture: «beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli» o quando San Francesco, secondo la leggenda, si spogliò di tutti i suoi abiti e dei suoi averi per donarli ai poveri, si stava diffondendo un messaggio di speranza e di umiltà: nasceva così una delle maggiori religioni monoteiste.
Cos’è successo nel frattempo alla Chiesa di oggi, anno del Signore 2015, così come ce la racconta il giornalista Gianluigi Nuzzi?

Nella sua Via Crucis, Nuzzi presenta una raccolta di documenti che svelano come, in realtà, di povertà e azioni caritatevoli sia rimasto ben poco nella “casa di Pietro”, mostrando come si sia arrivati a rubare ai fedeli per dare di nascosto – ma non troppo – ai ricchi prelati.
 o GIANLUIGI NUZZI facebook

Quando Papa Francesco aveva proclamato, il giorno di San Tommaso del 2013 (pochi mesi dopo la fumata bianca che lo aveva proclamato), che sarebbe stato necessario «entrare nelle piaghe» della Chiesa – riprendendo una metafora della storia tra Gesù e il suddetto Santo – nessuno all’interno del Vaticano aveva immaginato che quella sarebbe stata la premessa di una guerra. Per la prima volta, e senza precedenti, un papa gesuita cerca di riformare la Chiesa in modo concreto. Decide così di dare vita a Cosea, un’ambiziosa commissione che ha lo scopo di indagare tra le piaghe purulente del Vaticano: deve scavare nei conti, tra i bilanci falsati, nella profusione di metri quadrati degli attici dei cardinali, in mezzo alle offerte dell’Obolo di San Pietro, rovistando tra le carte del malaffare e della mal gestione dei documenti, riesumando prove di riciclaggio di denaro

C’è qualcosa che non va in questo Stato Vaticano che si riempie la pancia, dove una mano aiuta l’altra, zona franca, teatro di un sistema di conti pericolosamente autoreferenziale. Nella casa-simbolo della Chiesa vengono a mancare quei pilastri su cui la sua stessa ideologia si basa: l’umiltà, la carestia, la vita priva di fronzoli, di averi impropri. Eppure Francesco è stato chiaro fin dall’inizio: la sua Chiesa sarà ispirata alla vita di San Francesco d’Assisi: una Chiesa che aiuterà i poveri. Ma allora dove sono finiti i fondi destinati ai bisognosi? Forse dritti dritti a colmare i buchi finanziari di alcuni cardinali viziosi (un nome a caso: il cardinale Tarcisio Bertone che vive in un misero attico da 700 metri quadrati con vista sul Vaticano)? Insomma i soldi dai fedeli arrivano, ma non si sa come vengano spesi.
 gianluigi nuzzi 169217

Al nuovo papa tocca dunque il compito di ripulire questa sozzura ecclesiastico-politica, ma nemmeno le sue mosse sembrano bastare, gli scandali sono troppi: in primis c’è lo scandalo delle santificazioni e delle beatificazioni – santificazioni, come quella di Antonio Rosmini costata 750 mila euro ai fondi vaticani – c’è poi la trafila del blocco dei conti presso lo Ior, la voragine da mezzo miliardo di euro nelle banche dello Stato Vaticano, c'è chi è indagato per pedofilia, chi ha negoziato segretamente con una multinazionale di tabacco, e chi ha il proprio nome connesso a denaro riciclato... Che sia giunta l'era di una nuova Sodoma e Gomorra?

È così che Nuzzi, competente giornalista d’inchiesta, presenta la sua nuova opera in uno stile asciutto e pragmatico, raccogliendo in modo chiarificatore fonti provenienti dal Vaticano stesso, sia in forma cartacea, sia per mezzo di registrazioni (tra le quali appaiono conversazioni dello stesso Papa). La reazione mediatica e legale è stata, come prevedibile, fuori controllo: non tanto per il fatto che Papa Francesco abbia riconosciuto e deciso di prendere provvedimenti contro una situazione degenerata, quanto piuttosto perché i provvedimenti sono stati duri e in vago odore "d'inquisizione" (come, per esempio, l'arresto dei due "corvi", membri di Cosea, accusati di divulgazione di materiale segreto e d'inchiesta), e sono tutt'oggi argomento scottante per i nostri quotidiani.
La verità ci sarà data o continueremo a pregare per le nostre anime a pagamento? Probabilmente lo scopriremo nella prossima inchiesta di Gianluigi Nuzzi... 

Recensione di Jessica Chia

Gianluigi Nuzzi - Via Crucis
Pagg. 321, Euro 18,00 - Chiarelettere
ISBN 9788861904958



L'intervista all'autore

WUZ
Gli arresti di Vallejo Balda e di Francesca Chaouqui, sono solo le premesse o il punto di arrivo delle mosse del Vaticano? Quanto ha influito il suo libro su questi eventi specifici?

Nuzzi
Stanno facendo un’indagine e quindi bisogna vedere gli esiti di quest’indagine quali saranno. Al momento è tutto in corso.

WUZ
Come definirebbe la figura di Papa Francesco in contrapposizione al suo predecessore? Francesco sembra apparire, dal suo libro, come una figura isolata in questa battaglia…

Nuzzi
Non si è mai visto un papa così rivoluzionario come un papa che si dimette e lascia la guida della barca di Pietro a qualcun altro. Sicuramente Benedetto XVI è stato un papa rivoluzionario. Quello attuale è invece un papa che per la prima volta si fa chiamare Francesco, e sicuramente impone un cambiamento e che sta cercando di amministrare, cosa che non aveva fatto nessun papa in precedenza, cioè il papa era sovrano e c’era il segretario di stato che amministrava. Adesso è lui che vuole cambiare e raddrizzare i conti.
Non è solo, incontra delle resistenze da parte di una curia che non è abituata a ragionare con un papa così forte.

WUZ
Giubileo: un’opinione in merito alla luce delle sue indagini giornalistiche e dei recenti eventi in Francia (l'attentato a Parigi del 13 novembre 2015, nda)?

Nuzzi
Non so se è il caso di esporre – e lo dico sommessamente – un popolazione romana, inerme, a una cosa di questo tipo nel momento in cui c’è una guerra a bassa intensità che sta combattendo con un nemico che vuol fare della paura – del marketing della paura – l’arma più violenta dopo le stragi incredibili e angosciose che compie. Io credo che non sia un arretramento quello di riconsiderare questo. Non spetta per mia fortuna a me prendere certe decisioni, ma serve un senso di serietà e di consapevolezza.

WUZ
È una guerra di religione o uno scontro ideologico, secondo lei?

Nuzzi
No. Ci sono interessi molto importanti, non è una guerra di religione.

Intervista di Jessica Chia



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