WUZ  
  HOME | domenica 12 febbraio 2012
Cerca nel sito
RECENSIONE

Alessandro Zaccuri

Il signor figlio



“I genitori dovrebbero rimanere indecifrabili come eroi scolpiti sulla facciata di un tempio. Accorgersi che sono paria tali e quali a noi ci provoca disagio, delusione. Sappiamo di essere poveri disgraziati senza casta, ma ci piace immaginare di discendere da re e capitani.”  

Un inizio davvero accattivante, pagine che fanno intuire che quel libro che si sta iniziando a leggere lascerà un segno. E sarà così anche perché le dinamiche create dalla fantasia dell'autore sono riproducibili in ogni tempo. E infine perché il protagonista, quel conte Rossi, fuggiasco e storpio, incantatore con le parole, ridotto a vivere miseramente in una soffitta di Londra, che comunica sotto falso nome con il padre lontano, è Giacomo Leopardi, fintosi a Napoli, ma fuggito in Inghilterra.
Intanto nell'antico palazzo recanatese dei Leopardi si piange la morte del giovane poeta. Il carteggio tra quel padre erudito e quel figlio ancor più dotto e ancor più grande poeta, prosegue nell'inganno: i temi discussi sono di dottrina e di raffinata cultura antichistica, unico elemento di possibile, anche se inconsapevole, dialogo. Solo dopo numerosi contatti, un barlume di verità - straziante - si apre nella mente di Monaldo che lancerà, ma solo in punto di morte, un messaggio al figlio. Il pianto inconsolabile (e mai consolato) di entrambi indica la distanza abissale lasciata da quell'amore inespresso.  

Ma a Londra, dove il conte Rossi, si è rifugiato, necessità di denaro impone un lavoro, e le “lezioni” paiono essere l’unica fonte di guadagno praticabile. L’allievo è John, John Kipling, il "Giovane Chi", un giovane pittore in procinto di sposarsi e di partire per le Indie.

Siamo a Parigi, è il 1927: una donna sta agonizzando nel suo letto, è una poetessa, si chiama Cécile.
Ecco che appare un manoscritto inedito. La prima guerra mondiale si è conclusa, ma c’è una ferita insanabile nell’animo di Rudyard Kipling: il figlio John è morto, a diciotto anni, proprio su suolo francese…
Chi sta leggendo il manoscritto, quel racconto gotico di cui si è detto, Pierre Massiaen, ascolta il suono che proviene dalla stanza accanto: è il figlio Olivier a suonare il pianoforte, la madre Cécile ne aveva sentito il genio musicale fin da quando l’aveva nel grembo.
Pierre va a Londra, mostra il manoscritto di cui è in possesso a Rudyard Kipling che subito capisce che l’autore non è il giovane figlio morto in guerra ma il padre John, lo stesso nome del nipote.


Figli migliori dei padri, figli in conflitto con i padri, l’arte nelle sue varie espressioni come campo di battaglia: una storia fuori da precisi legami cronologici a cui un’anima femminile, la madre per eccellenza, potrà dare senso. Si tratta di Cécile, poetessa e madre del compositore Olivier Massiaen.
La sua morte e la sua lunga agonia, le sue visioni, la “valanga” che sta precipitando su tre figure maschili, e il suo grembo che racchiude la circolarità della vita: piacere per l’uomo, rifugio per i figli, morte per lei stessa. 
Un racconto gotico, la discesa agli “inferi” del conte Rossi e del giovane allievo, è un piccolo gioiello incastonato nel romanzo, assolutamente congruo alla figura vagamente demoniaca di Jack/Giacomo. È una specie di addio: nella scena successiva (è proprio il caso di utilizzare questo termine) infatti vedremo la scomparsa definitiva dalla vita del poeta, teatralmente tragica.


Padri che ricercano tracce  dei figli, figli che fuggono, che soffrono per la distanza, “padre perché mi hai abbandonato?”, che cercano strade lontane e punitive…
L'amore è un sentimento difficile da praticare.


Le prime pagine

Non è la prima volta, non sarà l'ultima.
Adesso succede in una piccola città di provincia, un punto qualunque sulla cartina degli Stati Uniti d'America. La solita casa a due piani, il solito garage con il soppalco che serve da soffitta. Lunghe assi di legno appoggiate una a fianco all'altra e sopra le assi un diluvio di cianfrusaglie, scatole chiuse con lo spago, oggetti dimenticati che la valanga del tempo ha lasciato dietro di sé. È l'autunno del 1960, forse del 1959. Fa già freddo, ma al ragazzino che lì in alto avanza a fatica, trascinandosi sui gomiti come un marine in Corea, sembra quasi di sudare. Gli piace esplorare la soffitta degli zii, gli piace scoprire piccole verità che gli adulti cercano di tenere nascoste. Qualche tempo prima, andando a caccia di tesori con il fratello, si è imbattuto in un vecchio filmato di quando il padre faceva il marinaio. Che cosa faccia adesso è impossibile saperlo, dato che se n'è andato da una decina d'anni, quando il ragazzo era ancora un bambino. Del padre non ricorda niente, lo ha visto per la prima volta nel momento in cui il proiettore ha iniziato a ronzare e sul lenzuolo usato come schermo è comparso il volto miope di un uomo che saluta con la mano. Se non fosse stato tanto miope, gli ha fatto capire la madre, sarebbe stato un marinaio migliore, magari un uomo migliore.

Oggi il ragazzo ha scoperto uno scatolone pieno di libri: romanzi dell'orrore, antologie di fantascienza. Il genere che piaceva a papà, gliel'ha detto la mamma, e gli ha anche confessato che qualche racconto lo aveva scritto pure lui, il marinaio con gli occhiali. Storie buttate giù tanto per provare, mandate alle riviste, respinte, abbandonate chissà dove. Come la moglie, come i figli, come il ragazzine che ora fruga incuriosito nello scatolone, attratto da una copertina su cui spicca un ammasso verdastro, indefinibile, con lame che sembrano artigli e buchi arrossati che sembrano occhi. Sulla copertina c'è un nome o, meglio, un cognome, perché il resto sono soltanto iniziali: H.P. Lovecraft.
Lo leggerà nei prossimi giorni, ne resterà ipnotizzato. Ma da lì a una settimana lo scatolone scomparirà di nuovo e questa volta per sempre. Gli adulti insistono sempre nel loro goffo tentativo di cancellare il passato incancellabile, di medicare la ferita per la quale non esiste medicina. Tutto però è già cominciato lassù in soffitta, quando per la prima volta il ragazzo ha guardato negli occhi un mostro di Lovecraft, mentre il vento si insinuava tra le assi allentate provocandogli un brivido, e quel brivido componeva una sciarada che soltanto il tempo avrebbe decifrato.
L'Overlook Hotel assediato dalla neve, il bambino che vede l'invisibile, il padre pazzo - e scrittore fallito - che lo insegue con una mazza per portare a compimento la sua magnifica festa di morte. Shining c'era già, bastava metterlo nero su bianco.
Stephen King l'ha detto e ripetuto: è stato per i libri di suo padre che ha deciso di diventare scrittore.
Non sarà l'ultimo, non è stato il primo.

© 2007, Arnoldo Mondadori editore

Zaccuri Alessandro - Il signor figlio
Pag. 335, Euro 17,00 - Edizioni Mondadori 2007 (Scrittori italiani)
ISBN 9788804537427


L'autore


Alessandro Zaccuri è nato a La Spezia nel 1963, vive a Milano.
Sposato, ha tre figli. È caposervizio di "Agorà", l'inserto cultura del quotidiano "Avvenire". Esperto di cinema e critico letterario, ha pubblicato, tra l'altro, Milano, la città di nessuno, un reportage visionario dedicato alla figura di Luciano Bianciardi, Citazioni pericolose. Il cinema come critica letteraria, Il futuro a vapore. L'Ottocento in cui viviamo.


L'intervista di Gian Paolo Serino ad Alessandro Zaccuri
La recensione di Roberto Carnero, su Letture, a Il signor figlio


23 febbraio 2007 Di Grazia Casagrande


Condividi su:


Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.

Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb

Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.