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Recensione

La bellezza di Roma copertina

La bellezza di Roma: Raffaele La Capria è il Jep Gambardella di Sorrentino?


"Cos'è oggi Roma, allora? Cos'è diventata? Da Caput Mundi a Kaputt Mundi, del Mondo Occidentale, dell'Europa. Sempre più appartenente ad un Mediterraneo inquinato da raffinerie e attraversato da correnti clerico fasciste. Punto di confluenza dei risentimenti di un Sud mafioso malato e sottosviluppato. Centro di oppressione Buro-Ministeriale, Aeroporto di Fiumicino di programmi e governi, Torre di Babele dei linguaggi pseudopolitici. Gran Teatro degli ammicchi e delle allusioni, Capitale dell'inciucio dove sfilano sulla passerella, con sorrisi da padrino e accessi di 'moraloneria', come ossessivi incubi trentennali, troppi Mostri Sacri della Gran Cosca al potere e troppe Sibille Romane."

•  La grande bellezza di Paolo Sorrentino
•  La grande bellezza in DVD


L'editore ha fatto di tutto per portarci immediatamente a identificare in Raffaele La Capria il Jep Gambardella protagonista del film di Paolo Sorrentino La grande bellezza, vincitore del Premio Oscar 2014 per il miglior film straniero.
C'è il cappello bianco indossato da Jep, il rosso dello sfondo, la parola "bellezza" accanto alla città di Roma: un concentrato di citazioni che non possiamo ignorare.
Ma davvero è Raffaele La Capria ad aver ispirato questo personaggio?


Difficile dire quanto di lui c'è in quella storia. Certo è che Sorrentino aveva proposto allo scrittore partenopeo (ma romano d'adozione) la trasposizione del suo romanzo forse più noto, Ferito a morte.
"Ero d’accordo, avevo rifiutato tante altre offerte - dichiara La Capria in un'intervista di Fulvio Caprara per La Stampa -, ma quella volta ho subito pensato che lui potesse essere il regista adatto. Si mise a scrivere, insieme a qualcun’altro, ma poi, quando leggemmo la sceneggiatura finita, decidemmo insieme che non corrispondeva alle nostre intenzioni, che non era quella che avevamo immaginato, che veniva fuori un mondo diverso da quello del libro."

E così il progetto non vide mai la luce. Ma nel frattempo è certo che Sorrentino aveva avuto modo di conoscere meglio lo scrittore, la sua avventura letteraria e umana, gesti, gusti, azioni e ambizioni di un autore napoletano a Roma.
Ma qui sta una prima, grande differenza:
"Quella che trovai io era una capitale ancora nello spirito degli Anni 50, simile a quella che Fellini raccontava nella Dolce vita. Una città tutta diversa da come è adesso, molto più vivace, culturalmente avanzata, in tutti i settori, teatrale, cinematografico, letterario... Oggi Roma ha perso quei connotati, il livello si è abbassato. Sorrentino ha ragione a pensare che, dai fasti della dolce vita, si sia passati a una borghesia degradata, un consesso sociale che abbia perso il suo splendore, diventando grigio, opaco. La Roma di oggi è questa, non quella che conobbi io. La vita non è più dolce, ma mediocre, e i personaggi che la abitano sono tutti come diminuiti."



Un giovane Raffaele La Capria a Roma


Quale fu dunque la Roma conosciuta e vissuta da La Capria?

Ce la racconta questo libro, diviso in brevi capitoli: un concentrato antologico di testi apparsi in varie altre opere pubblicate in precedenza. Ma non una pedestre riedizione funzionale al momento.
E c'è anche qualche riferimento all'oggi, come nel raccontino finale A passeggio con Clementina, in cui l'anziano dandy partenopeo (sposato dal 1966 con l'attrice Ilaria Occhini, nipote di Giovanni Papini), con il suo elegante disincanto, e lo sguardo rassegnato sul degrado sociale che lo circonda, porta a passeggio il suo bassotto nel pieno centro di Roma (come fosse cosa normale e non un gesto privilegiato), guardando la città con i medesimi occhi di Jep Gambardella. Leggete queste frasi: non vi sembra proprio la Roma raccontata da Sorrentino?


Toni Servillo nel ruolo di Jep Gambardella nel film di Paolo Sorrentino La grande bellezza


"Questa zona del Centro storico dove io abito è in parte chiusa al traffico, e specie la domenica mattina, se è presto, non giunge fin qui lo strepito della città e non c’è la solita folla. [...]
Non è assurdo andare a spasso con la bassotta quando tutto ti ricorda il gran disordine che sgoverna il mondo?
Distolgo l'occhio e il pensiero dalla nera schiuma di parole scritte sui muri e li rivolgo più in su in cerca delle aeree architetture che si stagliano nel cielo, e un altro esercizio visivo ora si impone, anzi me lo impone Roma, con una serie di effetti spettacolari, con entrate e uscite e alzate di sipario che strappano l'applauso. La teatralità del barocco è smaccata.
ll mio itinerario, dall'austera piazza del Collegio Romano per le vie tortuose che portano al Pantheon e a Sant’EustaChio, fino a piazza Navona scintillante
nel sole, mi immette in una complessa scenografia studiata in modo che lo spettatore si trovi coinvolto nelle strutture stesse dello spettacolo, determinandone di volta in volta, soggettivamente, la suggestione a seconda dei suoi spostamenti, proprio come accadeva nell'Orlando di Ronconi.
Due o tre tappe di questo itinerario sono sicuri colpi di scena; la singolare  apparizione dell’elefantino del Bernini che sembra appena arrivato in piazza della Minerva portando sul dorso il suo obelisco dall’oriente delle Mille e una notte; la cupola del Borromini che s’avvita nel quadrato di cielo azzurro sopra Sant'Eustachio con un movimento elicoidale che sfugge e si prolunga all’infinito ne1l’aria; e infine l'ingresso, da una via traversa in piazza Navona, che si spalanca all'improvviso davanti agli occhi con una sventagliata grandiosa ed abbagliante.
Qui anche la gente col suo brulichio, e io stesso con Clementina ora tenuta al guinzaglio, entriamo a far parte della magia architettonica che tutto avvolge e ingloba, che tutto rende vivo e vivescente; uomini e pietre, diventiamo tutti elementi della costruzione, come gli animaletti di una maestosa barriera corallina nella silenziosa perfezione subacquea dell'oceano.
Un piccione si posa sull’enorme dito di marmo del fiume Nilo, arruffa le penne sulla testa di un tritone albicante nella fontana laggiù, raggiunge il folto stuolo dei compagni spaventati dal volo di una fenice di carta partita da una bancarella, dalla fuga di un palloncino, o dal suono d’arpe eolie dei tubi di plastica agitati a mulinello per lo spasso dei turisti..."


Indice:
•  Lamento su Roma,
pubblicato originariamente su Il Mondo del 13 febbraio 1975
•  I consigli di papà - Il posto alla Rai
, tratti da Fiori giapponesi, Rizzoli 2009
•  Un albergo a vita,
tratto da Communis patria. Conversazioni su Roma, a cura di Claudio Velardi, Cronopio 1993
•  Una modesta proposta, uscito in Quale Roma?, edito da De Donato nel 1981
•  A passeggio con Clementina
, tratto da Il sentimento della letteratura, Mondadori 1996-2011.

A cura di Giulia Mozzato

Raffaele La Capria - La bellezza di Roma

84 pag., 10,00 € - Edizioni Mondadori 2014 (Le Libellule)
ISBN 978-88-04-63795-0


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