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Recensione

Un Un giorno da pecora copertina

Un giorno da pecora diventa un libro Chiarelettere! Giorgio Lauro e Claudio Sabelli Fioretti mettono il loro talk show su carta. 


Claudio Sabelli Fioretti - L’ANZIANO
È andato a piedi da Trento a Roma.

Giorgio Lauro - IL SIMPATICO
È andato a piedi da Trento a Roma.

Non c’è ospite che si salvi, nella trasmissione più irriverente di Radio2, in quello, che Sabelli Fioretti e Lauro definiscono lo zoo della radiofonia.

Non un solo ospite si salva dallo humour dell’Anziano e del Simpatico.
Ma... humour? Veramente loro lo definiscono come "uno tsunami di baggianate" al quale gli ospiti reagiscono, di solito, positivamente.
Perché pensano (sbagliando): "Questi due cialtroni sono innocui".
Niente e nessuno li può fermare.  

Ecco allora un breve campionario tratto dal libro, che vogliamo offrire ai nostri lettori che già conoscono ritmo e stile del dinamico duo e a tutti quelli cui in sorte non sia ancora capitato di viaggiare sulle frequenze di Un giorno da pecora

 

L'anziano, Claudio Sabelli Fioretti


L’ex ministro dello sport Josefa Idem si sentì dire:
"E venuta in canoa?"
"Quando tuo marito ti dice 'Ti amo' rispondi 'Idem'?"
"Adesso che sei italiana, vorresti chiamarti 'Pure'?" Fino
all’abisso: "Che ne dici di Idem con patate?"...

L’ex ministro Giorgia Meloni:
Quando era giovane la chiamavano "Calimero", Francesco Cossiga le ricordava in continuazione le sue origini sarde, Gasparri la chiama "piccola Evita".
Arriva la prima volta a Un Giorno da Pecora nel 2008.
L’Anziano approfitta della sua giovinezza passata alla Garbatella, il quartiere dei Cesaroni, per convincerla a dare una prova delle sue origini borgatare: le parolacce. Giorgia non si tira indietro. Ed è un florilegio di parole e frasi non proprio oxfordiane pronunciate nel più classico stile romanaccio.

A Oscar Giannino, al tempo leader di Fare per fermare il declino, toccò forse di peggio. "Se fossi nato a Napoli saresti stato Oscarrafone" osserva il Simpatico, e l’Anziano, per non essere da meno, si esibisce con una battuta che gli arriva dritta dritta dalla sua infanzia: "Se ti chiamassi di cognome Da Bagno, saresti Oscar Da Bagno". L’Anziano si esibisce in una gag che ha pensato la notte (normalmente è il Simpatico che pensa le peggio cose la notte, ma stavolta l’Anziano lo scavalca a sinistra).
Attimo di suspense. Poi: "Hai mai vinto un premio, Oscar?".
Il Simpatico fa finta di niente ma alza gli occhi al cielo.

Stefania Pezzopane la celebre governatrice dell’Abruzzo ai tempi del terremoto, oggi senatrice del Pd:
La affrontiamo subito con domande pregnanti. "Che razza di nome è Pezzopane? Quasi peggio di Capezzone... Quando vogliamo essere duri siamo tremendi. Continuiamo inflessibili. Pezzopane e marmellata? Pezzopane e salame? Il suo film preferito è Pezzopane e tulipani?"

Va detto che nemmeno il Simpatico e l’Anziano con la febbre a raggiungono i livelli di Carlo Giovanardi.
"Il futuro è mio. Lo dicono tutti: largo ai giovanardi" Oppure: "Come diceva Napoleone, le baionette possono servire a tutto meno che a sedercisi sopra". Oppure: "Grillo? È un grullo. È il Grande Grullo.
E i suoi parlamentari sono dei grullini".
Potrebbe andare avanti per giorni, Giovanardi, con queste battute agghiaccianti che declama con enorme soddisfazione.
Quando parte l’umorismo giovanardiano il Simpatico e l’Anziano, invece di deprimersi, si galvanizzano. Niente valorizza di più l’ironia cialtronesca di Un Giorno da Pecora quanto ascoltare le sue tragicomiche freddure.


Il simpatico, Giorgio Lauro


E Mauro Corona sulla Serracchiani:
"Che impressione ti ha fatto Debora?" "Una splendida donna" "Sono emozionatissima" dice Debora.
E Corona: "Ha un fondoschiena dolomitico". "Oh, oh, oh, un fondoschiena dolomitico non me l’ha mai detto nessuno" commenta imbarazzata Debora. L’Anziano, che ha una certa età e che ha perso parametri e ricordi, cerca di approfondire: "Mauro, che cosa intendi per fondoschiena?". "Ragazzi! Un culo dolomitico!" "A punta come le Dolomiti?" chiede il Simpatico, che è un nobiluomo. "Vorrai mica dire vasto come le Dolomiti?" chiede Debora preoccupata. "Ma no!" spiega Mauro. "Sodo, tosto, duro, solare, tondo, intramontabile come le Dolomiti" "Basta, possiamo fermarci qui, sto cominciando a sudare" invoca Debora.
Mauro le viene incontro. Quando il Simpatico gli chiede in cima a quale montagna vorrebbe portare Debora, risponde: "In montagna? La porterei sotto un larice".

 

Persino Antonio Ingroia c'è cascato...


Va riconosciuto però che Sabelli e Lauro sono tra i pochi che A Un Giorno da Pecora avevano già notato una forma di razzismo meno evidente ma non meno grave, anche perché non proveniente dalla parte leghista.
Nessuno, in Italia, si preoccupa di come si chiami realmente il ministro Kyenge. O per lo meno, nessuno si preoccupa di come si pronunci il suo cognome.
Fin dal giuramento al Quirinale Enrico Letta, non uno qualsiasi, ma il premier, l’uomo che l’ha pescata nel mazzo, la presenta a Napolitano con voce impostata e istituzionale: "Cécile Kyenge". Con la "g" dolce, quella del dottor Zivago, del "je" francese, tanto per capirci, quella di "O je je, o je je" di David Riondino.
Ci sono diverse scuole. I leghisti sono sulla linea "Chienge", la "g" come in "piange". Gli ex fascisti si dividono creativamente: La Russa quasi ci prende ma toglie la "e" finale (Chiengh). Gasparri perde la testa e dice "Chenjì", come fosse una ballerina del carnevale di Rio. Vendola, pur essendo all’opposizione, si adegua alla linea Letta, quella con la «g» francese. A Ballarò Giovanni Floris
la chiama Kyang, come fosse un capo mongolo, dopo che Crozza l’ha chiamata Kyanghé, come un imperatore etiope, Bruno Vespa si ispira ai leghisti (Chienge), come anche Luca Telese che però ci mette meno «e» e più «i». Stefano Corradini, direttore del sito «Articolo 21», l’uomo che denuncerà Borghezio al parlamento europeo per il suo comportamento razzista nei confronti di Cécile Kyenge, dice Chienje, come Letta, come Vendola, come Orfini.
Ciò detto, uno solo è stato sincero con l'anziano e col simpatico.
Renato Soru, fondatore di Tiscali, ex-governatore della Sardegna. Uscendo dallo studio disse infatti: "Questo è stato il più grande errore che ho commesso in vita mia". Maurizio Gasparri pensa che Sabelli Fioretti e Lauro lavorino a Radio Pecora.
Altri pensano che le pecore siano loro, Claudio e Giorgio.

E questo non li rende per niente contenti. Alla fine sono diventati per tutti l’Anziano e il Simpatico.

E sono contenti così.

Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro - Un giorno da pecora
220 pag., 12,90 euro - Chiarelettere
ISBN 9788861904965

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