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Recensione

Le Le colpe dei padri copertina

Le colpe dei padri di Alessandro Perissinotto

Nel suo breve cammino di lettore riluttante, Guido Marchisio non aveva mai incontrato Joseph Conrad e probabilmente, anche se gli fosse capitato di leggerlo, sono certo che, in generale, non avrebbe amato quelle storie di marinai, vascelli, isole tropicali e misteri; sono però altrettanto sicuro che se, in quel preciso momento della sua vita, qualcuno gli avesse raccontato la vicenda del Compagno segreto, lui ne sarebbe rimasto affascinato e probabilmente avrebbe capito perché, nel momento di maggior logoramento, la sua mente era andata a rifugiarsi in un'altra vita, in quella di Ernesto Bolle.

CANDIDATO DA PIEMME AL PREMIO STREGA 2013
Presentato da Eva Cantarella e Gian Luigi Beccaria


Torino, anni Settanta.
La Fiat, i quartieri-dormitorio nati velocemente e senza una vera logica urbanistica, le lotte sindacali, gli scioperi, le manifestazioni, la violenza, le Brigate Rosse, i politici, i dirigenti, i capi del personale o i capireparto gambizzati o uccisi e i figli dei politici che sparano, e poi i licenziamenti, la cassa integrazione, i suicidi.
Torino, anni Duemila.
Le aziende che non ruotano più solo attorno alla Fiat, i quartieri-dormitorio sempre più degradati, le lotte sindacali finite, gli scioperi inutili, le rare manifestazioni e gli ancor più rari episodi di violenza nei confronti di dirigenti, politici, capireparto, e poi i licenziamenti, la cassa integrazione, i suicidi.
Una città, due epoche storico-sociali e due momenti nella vita di un uomo.


Lui - Guido Marchisio - è un alto dirigente di un'azienda multinazionale.
La sua infanzia (è nato nel 1966) dovrebbe essere legata alla prima Torino, quella degli anni Settanta. Ma stranamente ricorda poco o nulla di quei momenti.
È un uomo di successo, divorziato, che ora vive con una bellissima donna molto più giovane di lui, ha una casa prestigiosa in piazza Castello, genitori della migliore borghesia torinese, un modello di auto aziendale adeguato, una vita sociale importante e un compito di grande responsabilità: guidare il piano di "ristrutturazione" interna della fabbrica fermando due linee di produzione e stabilendo licenziamenti e cassa integrazione.
Di Ernesto Bolle non sa nulla. Non l'ha mai sentito neppure nominare.
Eppure, quando casualmente si ferma in un bar del popolare quartiere della Falchera - "le coincidenze non esistono" -, qualcuno lo scambia per lui. Stessi occhi di colore diverso, stesso neo sullo zigomo destro...
Un gemello? Tutti abbiamo un gemello al mondo. Un doppio. A volte li incontriamo, più spesso no. Per Guido inizialmente è solo una piccola spina, quasi un fastidio, un pensiero che ronza. Ma via via diventa sempre più importante quel nome, quel suo doppio, quella storia misteriosa che sembra nascondere un segreto oscuro.

La storia personale si intreccia con la rappresentazione dei meccanismi di intimidazione e seduzione del potere.
Il doppio si ripercuote anche in quest'ambito: la visione delle alte sfere aziendali ed economiche e quella - legata al passato ma contestualizzata anche nel presente - della classe operaia, delle fasce impiegatizie di basso e medio livello, del rapporto precario che sta alla base del mondo del lavoro.


Nel libro troviamo molti personaggi calpestati, umiliati, che lottano per non essere distrutti, per avere ancora un po' di spazio che permetta loro di sopravvivere in questa società dominata dalla forza, e lo fanno in maniera civile, non violenta. Ma centrali nella storia sono anche quelli che hanno preso le armi e hanno sparato, che alla forza hanno contrapposto la forza, alla violenza fisica e morale, la violenza. E le loro vittime.

il quartiere Falchera negli anni Settanta


Il romanzo - una biografia, un'intervista, un'indagine - è basato su un movimento concentrico che partendo dall'esterno, dai cerchi dialogici più larghi, si restringe verso il cuore della vicenda chiudendo sempre più lo spazio, diminuendo la possibilità di fuga, creando una forza centripeta che non permette ai protagonisti di allontanarsi, di sfuggire (anche quando lo vorrebbero) dalla verità. Le colpe dei padri (e delle madri dovremmo dire), i loro errori, si riversano sui figli, inevitabilmente.


Perissinotto a tratti entra anche nella verità storica, cita nomi e fatti.
Lo scrittore si rivolge direttamente al lettore e racconta stralci della nostra storia comune, in particolare dei terribili "anni di piombo" e di chi ne è stato vittima, ma ormai dimenticato.
"La morte non conosce gerarchie - scrive parlando di quelle vittime - ma è pur vero che, degli anni di piombo, alcune vittime riposano in un pantheon privilegiato, visitato periodicamente dai media, dagli storici, dai documentaristi e altre giacciono in cimiteri alla periferia della memoria, in cui solo i parenti più stretti portano fiori".


Alessandro Perissinoto - Le colpe dei padri
316 pag., 17,50 € - Edizioni Piemme 2013
ISBN 978-88-566-2536-3



l'autore



12 aprile 2013 Di Giulia Mozzato

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