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Recensione

I I cieli sono vuoti. Alla scoperta di una città scomparsa copertina

I cieli sono vuoti di Avrom Bendavid-Val


Trochenbrod ha continuato a vivere grazie alla forza della memoria collettiva. È rimasta in vita innanzitutto grazie alle attività di gruppi di esuli e sopravvissuti che si identificavano fortemente con la loro città natale e hanno continuato a commemorare quella comunità. Ovunque ci fosse un numero consistente di persone originarie di Trochenbrod, in genere loro e le loro famiglie prosperavano. La maggior parte degli emigranti scomparve negli anni Settanta, ma dopo due o tre decenni di stasi, incredibile a dirsi, il legame con Trochenbrod e degli uni con gli altri ricominciò a fiorire nelle generazioni dei figli, nipoti e pronipoti.

Ci sono solo due stele di marmo nero dove una volta sorgeva la cittadina di Trochenbrod, in Ucraina. E bisogna sapere che ci sono, bisogna cercarle, così come è necessario chiedere indicazioni per arrivare sul posto. Una è sul luogo dove c’era la sinagoga, l’altra dove, in una fossa comune, sono stati sepolti i corpi degli ebrei di Trochenbrod, trucidati dai nazisti l’11 agosto 1942. Chissà se, in un futuro lontano, qualcuno sarà in grado di dire che cosa significano le stele e se il nome della città scomparsa richiamerà alla mente il ricordo della tragedia più grande del XX secolo. 

Dresda è stata bombardata e rasa al suolo, Berlino era ridotta in macerie così come Coventry, in Inghilterra: queste città sono state ricostruite, sono tornate ad essere splendide. Il destino di Trochenbrod è stato diverso: è la città scomparsa, emblema del mondo ebraico svanito durante la seconda guerra mondiale. Esseri umani scomparsi. Il loro futuro, scomparso come la cultura e la lingua -  l’yiddish - in cui sono scritti i capolavori dello scrittore Isaac Singer.
    
"C’era una volta una città chiamata Trochenbrod, in quella che è oggi l’Ucraina occidentale": incomincia così questo libro di Avrom Bendavid-Val, con le parole con cui sono solite incominciare le fiabe - ed è tremendo sapere che non leggeremo una fiaba.
Queste parole iniziali sono velate di nostalgia
per quello che c’era una volta nella città chiamata Trochenbrod e per quello che avrebbe potuto esserci. Il padre dello scrittore, emigrato in America prima della guerra, non aveva detto quasi nulla al figlio della cittadina in cui era cresciuto. E Avrom Bendavid-Val ci era arrivato per caso quando, trovandosi a Varsavia per lavoro, aveva scoperto che Trochenbrod non era lontana da lì.
Era il 1997 e Avrom iniziava così la sua ricerca.
Era andato a Trochenbrod - gli aveva fatto da guida la stessa persona che avrebbe aiutato Daniel Mendelsohn a scoprire che cosa era successo ai membri della sua famiglia (abbiamo letto la sua storia nel bellissimo libro Gli scomparsi) - aveva chiesto in giro, si era stupito di quanto poco la gente sapesse.

Il libro, preciso, documentato da testimonianze trovate in seguito e corredato da mappe e fotografie, ricostruisce la storia della città in cui il primo bambino è nato nel 1813. L’unicità di Trochenbrod sta nel fatto che fu l’unica città abitata soltanto da ebrei. Forse per il luogo stesso in cui sorgeva: una zona paludosa, circondata quasi come in un abbraccio dagli alberi di una foresta, e lontana dalle vie di comunicazione. In più, gli ebrei di Trochenbrod erano agricoltori, favoriti in questo dalle concessioni zariste. Erano riusciti a far fruttare quella terra ingrata: un’anticipazione dei fiori nel deserto in quella che sarà Israele?
Leggendo la ricostruzione accurata di Bendavid-Val abbiamo l’impressione di camminare anche noi lungo l’unica strada fangosa, guardando i negozi. Perché Trochenbrod era ricca, i polacchi dei paesi vicino venivano a fare acquisti dagli ebrei che erano specializzati nella lavorazione del cuoio. "Sembrava una strada strappata via da qualche città e lasciata cadere là in mezzo", ricorda Betty Hellman, emigrata negli Stati Uniti nel 1938 a diciotto anni. 


Trochenbrod: la via pricipale tra le due guerre

Bendavid-Val descrive la vita quotidiana, le feste, l’andamento delle stagioni, i commerci, le cerimonie - e su questo concordano tutti i testimoni: tutti sentono la mancanza dell’atmosfera di comunità, del piacere derivato dalle piccole cose, della solidarietà tra le persone, dell’onestà, che era la virtù di tutti. Eppure ci prende una sensazione di angoscia, proseguendo la lettura, perché Trochenbrod è una città di fantasmi, mancano perfino le singole lapidi che potrebbero aiutarci a scrivere un’Antologia di Spoon River ucraina.
Bendavid-Val si sforza di farla rivivere, ma noi sappiamo che la narrazione terminerà con l’arrivo dei tedeschi, l’11 agosto 1942, quando tutto sarà finito e dei seimila ebrei che abitavano a Trochenbrod e nella vicina Lozisht ne sopravviveranno sessanta.


La prefazione a I cieli sono vuoti è di Jonathan Safran Foer, che ha fatto di Trochenbrod lo sfondo per il suo romanzo Ogni cosa è illuminata.


Trochenbrod: oggi è così il luogo in cui si trovava la via principale della cittadina

Avrom Bendavid-Val - I cieli sono vuoti. Alla scoperta di una città scomparsa

Titolo originale: The Heavens Are Empty: Discovering the Lost Town of Trochenbrod
Traduzione di: Alisa Matizen
300 pagg., 18,50 € - Guanda 2013 (Biblioteca della Fenice)
ISBN 9788823502437



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23 gennaio 2013 Di Marilia Piccone

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