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Recensione

L' innocenza degli oggetti. Il museo dell'innocenza, Istanbul copertina
  • Pamuk Orhan
  • L' innocenza degli oggetti. Il museo dell'innocenza, Istanbul
  • Einaudi
  • 2012

Orhan Pamuk - L'innocenza degli oggetti. Il museo dell'innocenza, Istanbul - Einaudi


Scrivere un romanzo a volte comporta di dover ricordare vecchi oggetti o immagini d'altri tempi e rimetterli insieme per costruire qualcosa di nuovo.

"L'innocenza degli oggetti" rappresenta il complemento ideale al romanzo "Il museo dell'innocenza", pubblicato nel 2008 dallo scrittore che solo due anni prima aveva vinto il Premio Nobel per la letteratura.

In quel libro si narrava di un'ossessione amorosa, quella di Kemal per la giovane Füsun, sublimata feticisticamente in una raccolta di oggetti lunga una vita intera; poetico e disperato tentativo di precipitare un momento di perfetta felicità - quello vissuto la prima volta in cui i due fecero l'amore - in un museo, del cui allestimento Kemal aveva incaricato il suo amico Orhan Pamuk.

L'invenzione letteraria sconfina nel reale: e da poco meno di un anno, nel quartiere di Çukurcuma, zona di Istanbul nella quale era ambientata la storia d'amore, è possibile visitare un museo ideato e curato dallo stesso Pamuk.
Un percorso composto da migliaia di oggetti di ogni genere che danno carne a quella storia, trovando contemporaneamente il modo di raccontare qualcosa della città che ne fu teatro.

La raccolta è inaugurata dall'orecchino che la ragazza perse nel corso dell'amplesso, e prosegue affastellando fotografie in bianco e nero del quartiere in cui quelle vite sono state vissute, scarpe e memorabilia di ogni sorta, fino a includervi 4216 mozziconi di altrettante sigarette fumate da Füsun nel corso degli anni, e consegnate da Kemal allo scrittore.

È una storia vera o è pura invenzione? Non ha importanza, dal momento in cui un'opera esiste (che si tratti di un romanzo oppure di un museo), esiste indipendentemente dall'autore.

Pamuk è bravo a giocare sul crinale fra verità e finzione, e il suo compito è chiarissimo: portare i lettori del romanzo e i visitatori del museo fino ad un punto in cui non abbia più senso porsi quella domanda.

In questo senso gli oggetti di cui al titolo possono essere detti innocenti: sono enzimi che servono al narratore per attivare una possibilità di narrazione, ma esistono indipendentemente dall'uso strumentale che se ne intende fare. Che abbiano effettivamente avuto il ruolo loro attribuito o che non siano serviti a nulla prima di finire sotto il vetro di una teca, non cambia la sostanza delle cose.

Il libro che abbiamo oggi fra le mani rappresenta il catalogo degli oggetti attorno ai quali è stata imbastita e cucita l'affabulazione contenuta ne "Il museo dell'innocenza", ed è in qualche modo una legenda a quelle stesse teche che molti turisti o cittadini di Istanbul hanno avuto l'occasione di visitare.

Già: Istanbul, che dell'opera di Pamuk è protagonista indiscussa, e alla quale questo libro rappresenta un omaggio appassionato, nel suo proporre al lettore un palinsesto di merci e souvenirs che hanno attraversato la città e il tempo solo per essere a noi restituiti dalla volontà ordinatrice del narratore, deus ex machina della vicenda di Kemal e Füsun e insieme curatore di un museo che è senz'altro un unicum.

Il libro è bello da vedere e da tenere in mano, però, più di quanto non sia interessante da leggere; perché tutta l'operazione - per quanto se ne avverta l'importanza che riveste agli occhi dello scrittore - è un po' troppo programmatica per risultare davvero coinvolgente, e risulta alla fin fine estetizzante, più che poetica.

Orhan Pamuk - L'innocenza degli oggetti
Traduzione di Barbara La Rosa Salim
68 pag. illustrate, 32 euro - Einaudi
ISBN 9788806214166



L'autore


15 gennaio 2013  

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