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Recensione

Sofia si veste sempre di nero copertina

Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti

Se tu fossi Hakim Bey scriveresti questo in fondo al libro, che l'amore è la zona di autonomia più temporanea che ci sia. La fine dell'amore è una casa occupata il giorno prima dello sgombero. Innalzare barricate, incatenarsi mani e piedi ai cancelli, issare munizioni e viveri sui tetti, quella roba è di altri tempi e non è adatta alla tua epoca veloce. Oggi il principio è: attacca di sorpresa e nasconditi subito dopo. Non affezionarti a niente. Piuttosto che rimetterci la pelle, è molto meglio prendere le tue idee, il tuo amore e i tuoi quattro stracci e portare tutto quanto altrove.

CANDIDATO DA MINIMUN FAX AL PREMIO STREGA 2013
Presentato da Diego De Silva e Lorenzo Pavolini


"Ho cominciato a scrivere di Sofia nel gennaio del 2008," scrive Paolo Cognetti nel suo blog Capitano mio Capitano, "immaginando una raccolta di racconti su una ragazza della mia età. Sarebbero andati su e giù per la sua vita dagli anni Settanta in poi. Volevo che fossero il più possibile diversi tra loro: molto lunghi e molto brevi; scritti in prima, seconda e terza persona; al passato, al presente e se possibile anche al futuro. In uno la storia sarebbe durata vent’anni, in un altro un giorno solo; non sempre Sofia avrebbe occupato il centro della scena, ma anche nascosta dietro le quinte sarebbe stata la causa o l'effetto delle azioni altrui; e nel percorrere la sua vita mi sarei fermato spesso per tornare indietro, ricominciando da un altro punto di vista. Nelle mie intenzioni ogni pezzo del mosaico doveva poter vivere da solo, oltre che legarsi agli altri e comporre un disegno più ampio, in modo da conservare le qualità che amo tanto nella forma racconto - l’immediatezza, l’economia rigorosa del materiale narrativo, la libertà di sperimentare e quel senso di illuminazione che i migliori finali possiedono - e perseguire allo stesso tempo la profondità, la complessità del romanzo". Di maestri, ne cita alcuni: da Hemingway e Salinger fino a Anne Tyler, Melissa Bank, Peter Orner. E poi menziona tre titoli fondamentali usciti recentemente, mentre stava scrivendo Sofia: Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, Questo bacio vada al mondo intero di Colum McCann, Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan. "Sono apparentati non solo dalla struttura a mosaico ma dall’idea di usarla per rappresentare il tempo, anzi l’esperienza del tempo che è la memoria: frammentaria, non lineare, fitta di connessioni intrecciate tra loro, agitata da continui movimenti".

Secondo questa idea è costruito Sofia si veste sempre di nero, romanzo composto da dieci racconti che abbracciano un periodo di circa trent'anni di tempo. In questi racconti/capitoli, non lineari ma strettamente connessi tra loro, troviamo Sofia bambina, adolescente con tutti i suoi problemi, giovane donna in cerca di una sua strada. Sofia è una presenza che si muove nelle vite altrui e ne condiziona le scelte, già prima della sua nascita. Sofia è il motore degli eventi, ma soprattutto un nucleo di aggregazione di storie e di umori di un periodo storico che non si può razionalizzare, ricostruire con linearità, narrare in maniera univoca. Lo è anche dal punto di vista formale, perché se è vero che ogni racconto è autonomo, è a una visione più ampia (quella del romanzo) che l'autore mira, uno sguardo che aggiunga qualcosa di più alla somma dei racconti. Sofia si veste sempre di nero è un sistema in cui tutto si tiene e che punta alla ricostruzione di un'unità. I punti di vista cambiano. La narrazione alterna passato, presente e futuro. Capitoli che coprono un arco di tempo di anni si alternano a capitoli che durano solo un giorno. Ma alla fine la terza persona lascia il posto alla prima nell'ultimo racconto, in cui l'autore prende la parola e tira le fila, raccontando la sua Sofia sullo sfondo di una New York che ha la consistenza del sogno. "I racconti sono le bolle d’aria. Il romanzo è il sistema delle loro relazioni. Lo stagno siamo noi: siamo noi a ribollire di ricordi che a volte salgono in superficie ed esplodono, e leggiamo, scriviamo, per comprendere quel tumulto; se non riusciamo a tenerlo a bada possiamo almeno conoscerlo un po’ meglio, imparare come funziona. Per lo meno è così per me".

Dopo Manuale per ragazze di successo e Una cosa piccola che sta per esplodere, Paolo Cognetti torna a parlare di adolescenza, di conflitti, di solitudini con la sensibilità e la delicatezza che gli è propria. Una voce inconfondibile che si sofferma sulle piccole emozioni e sugli abissi che nascondono.
Sofia Muratore nasce prematura dopo un parto difficile. La sua è una famiglia borghese come tante nei dintorni di Milano. Suo padre è ingegnere progettista all'Alfa Romeo. Vive come dall'esterno le rivolte sindacali degli anni Settanta e dedicandosi completamente al lavoro diventerà dirigente a metà degli anni Ottanta. Sua madre è una donna scostante, depressa, che non ha saputo trovare la sua strada nella vita. I litigi tra i genitori sono all'ordine del giorno e Sofia cresce piena di paure, in un'atmosfera familiare percorsa da tensioni sotterranee. Ha un amico, Oscar, che le trasmette la passione per le storie di pirati. La sua adolescenza sarà segnata da seri disturbi psicologici che le faranno tentare il suicidio ingerendo un'intera confezione di Valium. Dopo aver trascorso un po' di tempo in clinica, Sofia si trasferirà dalla zia Marta, che negli anni Settanta militava nell'Autonomia Operaia. Scoprirà il sesso, una passione per il teatro che la porterà a Roma e poi a Brooklyn, e poi ancora altrove, chissà dove, perché Sofia ha "un unico vero talento, quello di riconoscere la fine delle cose" e andarsene via in tempo per cercare la sua strada da un'altra parte.


Oserei dire che tutto è perfetto in questo ultimo libro di Cognetti: la storia, i personaggi, gli ambienti, il ritmo, le descrizioni, i punti di vista. Nessuna sbavatura, come nel migliore dei racconti. Eppure il respiro è ampio, complesso, coerente e conduce da un racconto/capitolo all'altro, come riesce a fare il romanzo.
Ci sembra di averla conosciuta, Sofia, in un periodo della nostra vita non troppo lontano; lo avvertiamo dall'intimità che si instaura pagina dopo pagina con questa ragazza scheletrica, dalla faccia asimmetrica, un po' strabica, vestita sempre di nero, con uno strano rapporto con il cibo. Sofia è inquieta, chiusa nelle sue nevrosi eppure capace di improvvisi slanci di vitalità. La sua instabilità emotiva e caratteriale è un'eredità familiare alla quale tenta di reagire con tutte le armi che ha a disposizione. È alla figura del padre che sono dedicate le pagine più intense della raccolta. Il racconto Quando l'anarchia verrà è una profonda riflessione sull'amore e sul disincanto che è cifra caratteristica delle relazioni dei nostri anni. All'interno di questo mondo frammentato, Sofia è l'emblema dello smarrimento e del vuoto di una generazione, ma anche delle sue inaspettate risorse. Dopo ogni naufragio, arriva il momento di fare i conti con le cose da salvare.


Paolo Cognetti - Sofia si veste sempre di nero
208 pagg., 14 € - Edizioni Minimum fax 2012 (Nichel)
ISBN 978-88-7521440-1


L'autore


03 ottobre 2012 Di Sandra Bardotti

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