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Recensione

Neuland copertina

Neuland di Eshkol Nevo

Cosa c’entra la nonna con il Muro di Berlino?
Quel giorno ero a casa sua. Ha detto che solo allora la guerra era finita davvero. Aveva una teoria tutta sua, che le grandi guerre durano per molti anni dopo essere terminate, riecheggiano per gli anni a venire nella vita di quanti vi hanno preso parte, dei loro figli, e dei figli dei loro figli. E’ come gridare di fronte a una montagna, mi ha spiegato. L’eco continua e continua, ma alla fine arriva il silenzio. La guerra fredda è stata l’eco della seconda guerra mondiale, e ora anche questa eco si è esaurita.


Un uomo parte alla ricerca del padre. È abbastanza comune che un genitore intraprenda un viaggio seguendo le tracce di un figlio, pecorella smarrita, per riportarlo a casa. Il contrario è più insolito. Neuland, il romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, è la storia di questo viaggio che diventa un percorso di duplice ricerca: del padre e di se stesso. Di Meni Peleg, il genitore ultrasessantenne di cui non si hanno notizie da due mesi, e di Dori, marito che pensa di essere felice con Roni, padre di un bambino che ha dei disturbi relazionali. E, siccome ad un certo punto Dori prosegue il cammino in compagnia di Inbar, in fuga dal ricordo del fratello morto suicida, dal marito, da una madre con cui ha eterni contrasti, da un padre che si è fatto una nuova famiglia, il viaggio di ricerca interiore è anche suo, di Inbar. Infine, il viaggio dell’insegnante di Storia Dori Peleg è qualcos’altro ancora. Anche se non lo sa al momento della partenza, la ricerca si addentrerà nella storia di Israele, lo stato fondato per radunare gli ebrei della diaspora assicurando loro un rifugio dalle persecuzioni che è diventato uno stato di guerra senza fine.

Nel suo ultimo messaggio per posta elettronica Meni Peleg scriveva ai figli di non preoccuparsi per lui, era in Ecuador, aveva incontrato laggiù la mamma. Questo aveva messo in allarme Dori e la sorella: la loro madre era morta. Dopo due mesi di assoluto silenzio, Dori era partito. Aveva preso accordi con un esperto nel ritrovare persone scomparse, una sorta di Virgilio che lo guiderà in quella che non è una discesa negli inferi ma che lo porterà a scoprire un padre che non conosceva affatto. Dori non aveva idea che dietro la facciata dell’uomo affascinante, dell’esperto consulente finanziario, dell’eroe della guerra del Kippur, si nascondesse una persona profondamente traumatizzata dalla guerra. Non aveva saputo interpretare - perché troppo giovane, perché la madre aveva sempre schermato i crolli del marito - i segnali dello shock postbellico. Non sapeva nulla dei fantasmi che inseguivano suo padre, che lo avrebbero spinto a peregrinare nell’America Latina cercando di incontrare, anche se solo in un sogno favorito da pozioni, la moglie che era stata il suo sostegno, fino alla determinazione di fondare Neuland, uno stato ombra che “rammenti allo Stato di Israele cosa avrebbe dovuto essere. E cosa potrebbe essere.”, uno spazio comunitario terapeutico dove uno dei valori fondamentali è quello della non-violenza perché qui possa ‘guarire’ chi vi arriva da Israele o da altre aree traumatiche nel mondo.

Neuland è, ancora una volta, un romanzo polifonico: Eshkol Nevo stesso mi aveva detto, durante un’intervista in occasione della pubblicazione de La simmetria dei desideri, che gli piacevano i romanzi a più voci perché nessuno possiede la verità. Così Neuland inizia con uno scambio di mail tra Dori e Inbar, i due personaggi principali, per proseguire alternando la narrazione dal punto di vista di uno e dell’altro, ma anche di Alfredo, la loro guida stravagante, di Meni Peleg, di una delle ospiti di Neuland che parla un ebraico buffo e libresco, del personaggio di un libro che Inbar ha iniziato a scrivere, di Lili, la nonna di Inbar che ci dà la possibilità di uno sguardo indietro al passato. Perché Lili è arrivata in Israele dalla Polonia su una nave di immigrati illegali nel 1939 ed è l’unica della sua famiglia ad essersi salvata. Lili, che non vuole neppure acquistare alcunché sia ‘made in Germany’, che non perdona alla figlia di avere un nuovo compagno tedesco e di abitare a Berlino, è la ferita aperta della Guerra per antonomasia. Lili con i due amori della sua vita - l’uomo della realtà che è suo marito e l’uomo che ritorna nei suoi sogni, quello che ha conosciuto sulla nave.


Neuland non è soltanto un romanzo che farà discutere per l’utopia di uno stato senza guerre (una tematica accorata già presente in Nostalgia, primo romanzo di Nevo pubblicato da Mondadori) ma anche un bellissimo romanzo d’amore - amore tra Dori e Inbar (e una storia d’amore che non finisce banalmente a letto neppure nelle ultime pagine è confortante), ma anche tra Dori e la moglie, tra Dori e il figlio di quattro anni (come abbiamo già visto negli altri romanzi, Nevo è straordinario nel dare una voce ai bambini), tra Lili e l’uomo dei sogni, tra Inbar e il padre. Quasi che l’amore, la ricerca dell’amore, il saper trovare l’amore, siano una delle vie verso la pace. E, mentre il romanzo si chiude con l’inizio della seconda guerra del Libano del 2006, con i missili di Hezbollah che distruggono l’abitazione della nonna (e non è un caso) e Dori evita per un soffio di essere richiamato, pensiamo alle parole sul cancello d’ingresso a Neuland, “Tu che arrivi, sei mio fratello”.

Eshkol Nevo - Neuland
Titolo originale: Neuland
Traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi
pagg. 632, Euro 18,00 - Edizioni Neri Pozza 2012


L'autore


04 settembre 2012 Di Marilia Piccone

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