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Recensione


  • Lo spettro
  • Einaudi
  • 2012

Lo spettro di Jo Nesbø

"Luglio. Cazzo. Non si può morire in luglio. Sono veramente campane quelle che sento, oppure c’era un allucinogeno in quei maledetti proiettili? Okay, allora finisce qui. Del resto, chi se ne frega? Qua o là. Ora o più tardi. Ma mi  merito veramente di morire in luglio? Con il canto degli uccelli, il tintinnio di bottiglie, le risate che salgono dal fiume, l’Akerselva, e un’allegria estiva del cazzo proprio qui fuori dalla finestra? Mi merito di stare sdraiato sul pavimento di un sudicio covo di tossici, con in corpo un buco di troppo che è un fiotto continuo di vita, secondi e flashback di tutte le cose che mi hanno portato fin qui?"

In quale scorribanda ci può trascinare un tizio di nome Jo Nesbø, ex broker della borsa, ex calciatore della serie A del suo paese, compositore e musicista a tutt’oggi nella band Di Erre e ormai affermato scrittore di thriller?

Alla sua nona avventura Harry Hole ci scaraventa nei bassifondi e nei quartieri malfamati di Oslo “dove i tossici si fanno e sballano seminascosti al riparo di una baracca”.
C’è un morto che parla a raccontare parte della sua storia; c’è la mafia russa a gestire i traffici di eroina e violina (una nuova droga immessa sul mercato) che si diffonde a raggiera partendo da Oslo; ci sono poliziotti corrotti che intralciano le indagini; ci sono uomini e donne, spietati e arrivisti, accecati dalla brama di potere, ma soprattutto c’è Oleg, il figlio adottivo e abbandonato anni prima da Harry, che è stato accusato dell’omicidio del suo amico Gusto Hanseen. C’è una verità apparente - un regolamento di conti tra tossici, figli perduti della città, che poco stupisce - e ce n’è una nascosta, scomoda e reale. Ci sono tutti i personaggi già raccontati nei precedenti romanzi che ritornano nella vita di Harry (Rakel, Oleg, Bellman, Beate ecc.).


Lo spettro colpisce per il suo sistema di incastri, il suo ritmo cadenzato, sostenuto e percussivo. Le storie si incrociano come manovrate da una logica lucida e rigorosa. Particolari all’apparenza insignificanti vengono disseminati e poi raccolti con accortezza e credibilità.

Jo Nesbø non perde mai il controllo in un’indagine complessa, articolata, in cui tutto si aggroviglia e confonde. Tiene salde le redini e come Teseo nel labirinto di Minosse raccoglie il filo di Arianna per uscire e raggiungere la luce della verità. E i meandri che attraversa Harry Hole non sono solo quelli di una ricerca deviata e ostruita, ma anche i dedali della sua mente invasa, spaventata e ottenebrata dagli spettri – l’alcool, la droga, i morti e gli affetti mancati - di un passato che ritorna.

Questo magistrale thriller dal ritmo serrato, governato da uno scrittore-prestigiatore, nasconde una consapevolezza atroce e angosciante: chi può sottrarsi a un destino determinato dal proprio sangue, dalle proprie origini e dalle proprie condizioni? quali nostre azioni sono generate dalla nostra volontà e dal nostro libero arbitrio?

I protagonisti di Jo Nesbø sono figure simili ai personaggi della tragedia greca, che combattono una battaglia dolorosa contro un destino già scritto per loro. Ma i cambiamenti non sono impossibili e l’esistenza, seppur lentamente, può essere plasmata da una propria consapevole scelta.  In un mondo cupo e feroce c’è ancora spazio per qualche barlume di speranza.


Nesbø
Jo - Lo spettro
titolo originale: Gjenferd
traduzione di Eva Kampmann
pagg. 551, 19,00 € - Edizioni Einaudi 2012 (Stile libero big)
ISBN  978-88-0621089-2


l'autore


16 luglio 2012 Di Mary Adorno


16 luglio 2012

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