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RECENSIONE

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Titolo La vampa d'agosto
Autore Camilleri Andrea
Dati 271 p., brossura
Prezzo € 11,00
Prezzo IBS € 9,35
Editore Sellerio Editore Palermo
Collana La memoria
EAN 9788838921445
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Andrea Camilleri

La vampa d'agosto



"Ho voglia di vederti".
Muto, Montalbano, muto. Tagliati la lingua, Salvo, ma non diri quel "macari io" che ti stava scappanno.
 Le parole della picciotta, squasi sussurrate, gli ficiro viniri la sudarella.
"Ho proprio tanta voglia di vederti".
La sudarella principiò a sbaporargli dalla pelli, a divintari un vapore acqueo liggero liggero pirchì a malgrado che erano le novi di sira, faciva ancora un càvudo da assintomare.



L’estate in Sicilia non scherza, il calore accende i sensi e fiacca i corpi. In più l’agosto fa già, nella calura soffocante, prevedere l’autunno e la maturazione tracima in decadenza. Per questo già dal titolo ci si poteva aspettare un romanzo intenso, che segnasse un passaggio, un apice e un declino. Montalbano ha 55 anni (ben di più quindi dell’ottimo Zingaretti che lo impersonifica e che nell’immaginario collettivo viene ormai identificato con la creatura di Camilleri) e si trova in una situazione molto difficile, sia da un punto di vista personale che professionale.
Ma torniamo alla vicenda narrata: Livia, l’eterna fidanzata del commissario, decide di trascorrere le vacanze estive a Vigàta insieme a una coppia di amici che affittano per quel soggiorno un villino in una posizione incantevole. I due “continentali” hanno anche un bambino ed è da lui che inizia la trama gialla della storia. Tutto sembra trascorrere serenamente per Salvo, Livia e la famigliola amica: la casa offre ombra e silenzio magici, il caldo riempie i cuori di affetti, il paesaggio circostante è di una bellezza mozzafiato: non è difficile ritrovarsi in quel luogo, anche senza conoscerlo se si hanno negli occhi certe immagini che il regista televisivo regala agli spettatori, paesaggi ampi e ricchi di colori, il blu intenso del mare in lontananza e un cielo trasparente, è la Sicilia, terra magnifica e misteriosa.


Il bambino però sparisce all’improvviso: è stato rapito? è in pericolo? si è allontanato e non sa come tornare? Tutte le ipotesi spaventano e in ogni caso sconvolgono la vacanza e tutti i suoi attori.
Montalbano naturalmente indaga, ma le ricerche lo portano oltre, oltre ciò che ci si aspetta e che lui stesso vorrebbe…
Sarebbe sciocco raccontare la trama, in un giallo è fondamentale che la scoperta la faccia il lettore.
È invece importante fissare l’attenzione sulla novità di alcuni temi, soprattutto in relazione al protagonista.

I sensi sembrano accendersi nel maturo commissario in modo nuovo e ciò lo turba, lo preoccupa e lo frastorna: è l’agosto. Ma i 55 anni gli fanno presagire un autunno imminente, una malinconia mai conosciuta lo assale, la nostalgia lo domina: ed è questo che lo espone maggiormente, lo rende più vulnerabile al sapore della giovinezza. Un senso di morte incombente, che non è solo quella violenta su cui deve indagare, ma è un tormento interno, una intima nuova ansia che attanaglia e che prende il lettore con la stessa intensità della trama e della storia.
Chi mai risolverà l’eterno enigma che ci condanna alla vecchiaia e alla morte? Nessun commissario lo potrà fare e Camilleri ci ammonisce a non dimenticarlo.    



Le prime pagine



Uno

Stava dormenno che manco le cannonate l'avrebbero arrisbigliato. O meglio: le cannonate no, ma lo squillo del telefono sì.
Un omo che ai jorni nostri campa in un paìsi civilizzato come il nostro (ah ah) se percepisce nel mezzo del sonno botte di cannonate, certamente le scangia per truniata di temporale, spari per la festa del santo patrono o spostamento di mobili da parte di quei garrusi che abitano al piano di supra e continua bellamente a dormiri. Ma lo squillo del telefono, la marcetta del cellulare, il campanello della porta, quelle no, quelle sono tutte rumorate di richiamo al quale l'omo civilizzato (ah ah) non può fari altro che assumare dalle profondità del sonno e arrispunniri.
E di conseguenzia, Montalbano si susì dal letto, taliò il ralogio, taliò verso la finestra, capì che avrebbe fatto càvudo assà e anno nella càmmara di mangiare indove il telefono sonava alla dispirata.
«Salvo, ma dov'eri? È da mezzora che chiamo!».
«Scusami, Livia, ero sotto la doccia, non sentivo».
Prima farfantaria della jornata.
Pirchì l'aviva ditta? Pirchì s'affruntava di diri a Livia che stava ancora dormenno o pirchì non voliva mortificarla dicennole che era stato arrisbigliato da quella telefonata? Boh.
«Sei andato a vedere la villetta?».
«Ma Livia! Sono appena le otto!».
«Perdonami, ma sono così impaziente di sapere se va bene...».
La facenna era principiata una quinnicina di jorni avanti, quanno aviva dovuto comunicare a Livia che nella prima quinnicina di agustu, contrariamente a quando avivano stabilito, non potiva cataminarsi da Vigàta pirchì Mimi Augello aviva dovuto anticipare le vacanze per una complicazione con i sòceri. La cosa non aviva avuto gli effetti devastanti che s'aspittava, Livia voliva bene a Beba, la mogliere di Mimì e a Mimì stisso. Si era lamentiata tanticchia, questo sì, e Montalbano si era fatto pirsuaso che la storia era finuta lì. Ma si sbagliava, e di grosso. Nella telefonata della sira appresso, Livia se ne era vinuta fora con una strofalla inaspettata.
«Cerca subito una casa, due camere da letto e salone, proprio sul mare, da quelle parti».
«Non ho capito. Perché dovremmo spostarci da Marinella?».
«Quanto sei stupido, Salvo, quando vuoi fare lo stupido! Io parlavo di una casa per Laura, suo marito e il bambino».
Laura era l'amica del cori di Livia, quella alla quale confidava i misteri gaudiosi e macari quelli tanticchia meno gaudiosi. «Vengono qua?». «Sì. Ti dispiace?».
«Per niente, tu sai bene che Laura e suo marito mi stanno simpatici, ma...».
«Spiegami questo ma».
Bih, che camurria!
«Pensavo che finalmente avremmo potuto stare un po' a lungo da soli e... ».
«Ahahah!».
Risata tipo strega di Biancaneve e i sette nani.
«Perché ridi, scusa?».
«Perché sai benissimo che a restare sola sarò io, io, capisci, mentre tu passerai la giornata e forse anche la nottata al commissariato dietro l'ammazzato di turno! ».
«Ma no, Livia, qua d'agosto, col caldo che fa, macari gli assassini aspettano l'autunno».
«Cos'è una battuta di spirito? Dovrei ridere?».
E accussì era accomenzata la longa ricerca con l'aiuto, non risolutivo, di Catarella.
«Dottori, avrebbi trovato una bitazione come la cerca vossia in centrata Pezzodipane».
«Ma la contrada Pezzodipane è a dieci chilometri dal mare!».
«Vero è, ma in compensativo c'è un laco artificioso».
Opuro:
«Livia, avrei trovato un appartamentino proprio grazioso in una specie di residence che si trova...».
«Appartamentino? Ti avevo detto, chiaramente, una casa».
«E l’appartamentino non è una casa ? Che è, tenda ?».
«No, l'appartamento non è una casa. Siete voi siciliani che fate confusione e chiamate casa un appartamento, mentre quando io dico casa intendo casa. Vuoi che mi spieghi meglio ? Devi cercare una villetta unifamiliare».            


© 2006, Sellerio editore

Camilleri Andrea - La vampa d'agosto
271 pag., 11,00 € - Edizioni Sellerio di Giorgianni (La memoria)
ISBN 9788838921445


L'autore




Il Commissario Montalbano in dvd



19 maggio 2006 Di Grazia Casagrande


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