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Recensione


Tra amici, racconti dal kibbutz di Amos Oz

"Tutti sono compagni, ma ben pochi sono amici veri."

Ripercorrere la storia del popolo ebraico vuol dire necessariamente ripercorrere le tappe che hanno portato alla fondazione dello Stato di Israele, dalle infinite diaspore alla creazione dei kibbutz, fino all’indipendenza. Chiunque abbia un minimo di familiarità con questa storia sa bene cosa siano i kibbutz e quanto importanti siano state queste comunità di lavoro per lo sviluppo del Paese. E chi conosce Amos Oz sa altrettanto bene che la sua attività di scrittore è inscindibile dalla storia del suo Paese - un paese di fatto più giovane di lui – e dalla sua esperienza di vita comunitaria.

Oz aveva quindici anni quando, dopo il suicidio della madre, decise di andare a vivere nel kibbutz di Hulda.
Inizialmente guidava trattori e faceva il contadino, ma la sua scarsa propensione per i lavori pratici lo rendeva oggetto di scherno da parte degli altri abitanti del villaggio.
Non fu semplice
: la vita comunitaria comportava il rispetto di regole rigidissime, si rifaceva a un’ideologia socialista che non ammetteva decisioni autonome né proprietà privata. Austerità, essenzialità, lavoro e obbedienza erano i principi cardine di quello che era a tutti gli effetti uno stato nello stato. D’altra parte, i membri esistevano in quanto comunità e non in quanto singoli, e viceversa la comunità si prendeva cura di ciascun abitante come di un figlio. Una “famiglia allargata” insomma, ma, come sostiene lo stesso Oz, “non sempre la famiglia è il paradiso”, e non lo fu neanche per lui. Tuttavia, quando trent’anni dopo decise di abbandonare il kibbutz, la sua attività di scrittore lo aveva reso la principale fonte di sostentamento della comunità, e lasciarla non fu facile.

Così, sebbene conclusa, l’esperienza di vita comunitaria resta un momento fondamentale nell’esistenza dell’intellettuale israeliano e non poteva non avere un riscontro nella scrittura.

Nel suo nuovo libro Oz parte proprio da qui: Tra amici raccoglie infatti otto racconti, le storie diverse ma necessariamente collegate, di otto membri di un kibbutz israeliano degli anni Cinquanta.


David Rubinger - Kibbutz Lavie 1950


Dapprima ci imbattiamo nel giardiniere Zvi Provizor, uno scapolo di mezz’età, sempre pronto ad annunciare a chiunque incontri notizie catastrofiche o eventi luttuosi avvenuti in qualsiasi parte del mondo, una sorta di Angelo della Morte che tutti tengono doverosamente a distanza.
A seguire la storia di due donne, Osnat e Ariela, unite dall’amore per lo stesso uomo - l’una nel ruolo di moglie abbandonata, l’altra in quello di nuova compagna - ma ancor più dalla solidarietà per il reciproco dolore.
Vivere in comunità vuol dire però anche dover fare i conti con le proprie aspirazioni, i propri sogni, e le decisioni spesso contrarie dell’assemblea: è quanto accade a Yotam che spinto dal desiderio di viaggiare vorrebbe lasciare il kibbutz, o a Roni Shindlin che, invece di mandare suo figlio alla casa dei bambini, vorrebbe tenerlo con sé.


Un kibbutz e i suoi membri


A muovere i fili della narrazione è una voce che sa di aver vissuto quello che racconta e può, con estrema naturalezza, dire “da noi”. Ed è forse questo il tratto più rilevante dello stile di Oz: il modo in cui, attraverso le vicende dei vari personaggi e dell’io narrante, l’autore riesce a descrivere la quotidianità in ogni suo aspetto, e, senza indugiare sul lato idilliaco della convivenza, a restituire al lettore uno spaccato di vita onesto. Per ricordarci quanto sia duro dover accettare decisioni imposte da altri, separarsi dai figli piccoli o fare un mestiere non particolarmente amato ma utile alla comunità, lavorare per rendere un servizio e non per riceverne un guadagno, poiché il kibbutz è un luogo in cui è facile sentirsi compagni, ma diverso è essere amici.

È indubbio che i racconti di Tra amici ritraggono un modello di vita spartana che non appartiene più né agli israeliani né agli europei ed esula dalla realtà odierna. Un quadro storico-sociale che un lettore distratto potrebbe avvertire come lontano e poco interessante. Ma è davvero così? O, in tempi di crisi, quella di Oz è piuttosto una sfida provocatoria lanciata ad una società fondata sul denaro, sulla competizione e la proprietà privata, ma ormai sull’orlo del collasso?

Amos Oz - Tra amici

Titolo originale: Bin chaverim
Traduzione di Elena Loewenthal
131 pag., 14,00 € - Edizioni Feltrinelli 2012 (Narratori Feltrinelli)
ISBN 978-88-07-01899-2



L'autore


Amos Oz
Amos Oz

Gerusalemme, 1939

Amos Oz (pseudonimo di Amos Klausner) è uno scrittore e saggista israeliano. Ha studiato all’università ebraica di Gerusalemme e a Oxford. Partecipa attivamente al dibattito politico per una risoluzione del conflitto israeliano-palestinese, cui ha dedicato i saggi In terra di Israele (1983) e Contro il fanatismo (2004), oltre che numerosi interventi sulla stampa internazionale. Nei suoi numerosi romanzi – il cui punto di vista privilegiato è quello delle relazioni di coppia o generazionali – riflette i conflitti aperti nella società israeliana e la difficile convivenza delle due culture, europea e araba, in una visione ironica, priva di ottimismo: Michael mio (1968), Un giusto riposo (1982), La scatola nera (1987), Conoscere una donna (1989), Lo stesso mare (1999), Vita e morte in rima (2007).
Nel 2002 ha pubblicato l’autobiografia Una storia d’amore e di tenebra. È anche autore di libri per ragazzi (Soumchi, 1978; Una pantera in cantina, 1995) e della favola D’un tratto nel folto del bosco (2005).
Pacifista militante, nel 1992 lo scrittore israeliano fu insignito del prestigioso premio per la Pace dell’Associazione dei librai tedeschi. Nel 2007 ottenne il premio Principe de Asturias per la Letteratura.

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I libri in commercio

Amos Oz fotografato da Micha Bar Am nel 1983 nella sua stanza nel kibbutz Hulda



27 giugno 2012 Di Manola Lattanzi


27 giugno 2012

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