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Il senso di una fine
Recensione
Barnes Julian
Il senso di una fine
Einaudi
2012
Il senso di una fine di Julian Barnes
Viviamo nel tempo; il tempo ci forgia e ci contiene, eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo. Non mi riferisco alle varie teorie su curvature e accelerazioni né all’eventuale esistenza di dimensioni parallele in un altrove qualsiasi. No, sto parlando del tempo comune, quotidiano, quello che orologi e cronometri ci assicurano scorra regolarmente: tic tac, tic toc. Esiste al mondo una cosa più ragionevole di una lancetta dei secondi? Ma a insegnarci la malleabilità del tempo basta un piccolissimo dolore, il minimo piacere. Certe emozioni lo accelerano, altre lo rallentano; ogni tanto sembra sparire fino a che in effetti sparisce sul serio e non si presenta mai più. Non sono particolarmente interessato ai miei anni di scuola, non ne ho affatto nostalgia. Ma è a scuola che tutto è cominciato, perciò mi toccherà tornare brevemente su certi eventi marginali ormai assurti al rango di aneddoti, su alcuni ricordi approssimati che il tempo ha deformato in certezze. Se da un lato a questo punto non posso garantire sulla verità dei fatti, dall’altra posso attenermi alla verità delle impressioni che i fatti hanno prodotto. È il meglio che posso offrire.
Una vita come un'altra, quella di Tony Webster. Alti e bassi, qualche successo e qualche delusione. Una vita che alcuni potrebbero giudicare interessante, altri monotona. Una vita nella media: all'università e sul lavoro; in amicizia, lealtà e amore; anche nel sesso. Nella vita, nella verità, nella morale. Non che questo sia una vergogna: la maggior parte delle persone rientra nella media. Ma questo non reca neanche il minimo conforto.
Tony Webster è un uomo senza qualità. Da un certo punto di vista, la sua vita è stata un successo: una tranquilla carriera seguita da una buona pensione, uno spensierato matrimonio seguito da un divorzio amichevole, una figlia felice e sana. La giovinezza era trapassata nell'età adultà con alcuni "strappi". La sua compagnia di amici si era dispersa, come avviene naturalmente, con il tempo che passa e le diverse strade che la vita ci fa imboccare. Tra questi c'era Adrian Finn, un ragazzo dall'intelligenza geniale e grande sensibilità, una personalità riflessiva e conturbante. All'università Tony si era fidanzato con Veronica Ford, una ragazza seria e ipercritica; aveva presentato la ragazza ai vecchi amici e aveva conosciuto la famiglia di lei ma la relazione non era durata. All'epoca era rimasto molto ferito dal rifiuto di Veronica, ma era acqua passata. L'aveva odiata e disprezzata, ma se l'era tolta dalla testa, e la sua vita era andata avanti.
Poi un giorno arriva la notizia della morte di Adrian. Si è suicidato tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Tony non aveva più sue notizie da qualche tempo, da quando l'amico gli aveva comunicato di essersi fidanzato con la sua ex, Veronica. In quell'occasione gli aveva risposto con una lettera rancorosa e livida, piena di disprezzo e ostilità.
La morte di Adrian è l'occasione per rivedere gli amici, parlare della faccenda, ricordare i tempi del liceo. Ma anche questa storia era stata dimenticata senza troppe difficoltà, inghiottita dal tempo. Tony si era sposato con Margaret, aveva messo su famiglia, lavorato, divorziato. Era invecchiato.
Quarant'anni dopo una lettera di uno studio legale lo informa che nel testamento della madre di Veronica Ford ci sono due documenti che gli spettano. Uno di questi è il diario di Adrian. Veronica lo ha sottratto dalla casa materna, ma Tony riuscirà a mettersi in contatto con lei e a recuperarne qualche pagina. C'è anche quella lettera astiosa e violenta. Rileggerla oggi provoca a Tony uno shock profondo. I suoi sentimenti verso il passato remoto, verso quella storia che lo aveva ferito, sembrano cambiare. Adesso comincia a ricordare dettagli dimenticati su Adrian e Veronica, a provare per loro una comprensione diversa. Ma può chiedere scusa ora, dopo tanti anni? È quello che si dovrebbe fare? Quello che basterebbe per mettersi l'anima in pace?
Confrontandosi di nuovo con le ragioni del suicidio di Adrian, Tony
ripensa alla sua vita
. Ora che sente prossima la fine della sua esistenza, il passato gli si ripropone sotto una luce nuova.
Capisce di non essersi semplicemente adeguato alla realtà della vita, ma di aver rinunciato a vivere, seguendo il suo spirito di autoconservazione e adattamento, di aver smesso ben presto di analizzare la vita per prenderla come veniva. Aveva perso gli amici di gioventù, l'amore di sua moglie, i sogni di una volta. Aveva chiesto alla vita di non venire turbato ed era stato accontentato, con tutta la miseria e il rimorso che ne erano conseguiti.
Andando a fondo nella vita di Adrian e Veronica, Tony scopre la meschina pochezza dei compromessi di cui era fatta la sua vita. Di cui sono fatte la maggior parte delle vite. I dolori, i segreti che non conosciamo.
Tony si trova a constatare quanto sia mutevole e fallace la percezione che abbiamo degli eventi. Il ricordo si compone di reminiscenze parziali, spesso inaffidabili e imperfette. C'è il problema dell'accumulo. La vita non è fatta solo di addizioni e sottrazioni. C'è anche la moltiplicazione e la divisione delle perdite, dei fallimenti, a seconda dell'investimento che facciamo. Ci sono le responsabilità, catene di responsabilità, che ignoriamo. Viviamo, e il senso che diamo al tempo è una somma di tanti fattori. All'improvviso ci ritroviamo vecchi. E
alla fine c'è il momento in cui si arriva alla consapevolezza che non si può cambiare né riparare più nulla
. Siamo giunti alla fine della vita, e al di là di questo e di noi, c'è solo il tempo che fluisce e passa, inquieto.
Il senso di una fine
è
una riflessione sul tempo, sulla percezione che ne abbiamo
.
Su come "costruiamo" il nostro ricordo
e su
come raccontiamo la nostra vita a noi stessi e agli altri
, facendone una narrazione - una delle tante possibili. Omaggiando Frank Kermode e il suo
Il senso della fine
, richiamando Ricoeur e la sua opera
Tempo e racconto
, Barnes analizza in un romanzo avvincente e raffinato
il senso che diamo al tempo
e
alla fine
, che ci impone di dare un significato alla vita vissuta.
Un senso e una forma che sia narrabile
. Un intreccio coerente che renda umano il tempo che, nonostante tutto, al di là di noi, fluisce e passa inquieto.
Julian Barnes -
Il senso di una fine
Titolo originale:
The Sense of an Ending
Traduzione di Susanna Basso
150 pagg., 17,50 € - Edizioni
Einaudi 2012
(
Supercoralli
)
ISBN 978-88-06-21156-1
L'autore
05 giugno 2012
Di
Sandra Bardotti
,
1p., Einaudi
ISBN:
La biografia di Barnes Julian
05 giugno 2012
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