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Recensione


Un’infanzia di Elisabetta Ciancia

Solo la Mamma poteva picchiarla. Adesso la picchiava più spesso. Quasi sempre la picchiava quando lei, tornando da scuola, si fermava a parlare con Clara sulle scale invece di andare subito a casa, oppure se nel pomeriggio entrava un momento da Clara. Qualche volta diventava rossa come la maestra. “Non voglio che tu faccia comunella” le diceva. “Non andare in casa d’altri, hai capito? Non c’è bisogno di fare comunella e raccontare i fatti nostri. Quante volte te lo devo dire?"

LIBRO SCELTO DA WUZ PER LA GIORNATA DELLA MAMMA 2012

Si intitola Un’infanzia, il libro di Elisabetta Ciancia. Potrebbe intitolarsi La Mamma e la bambina, perché i ricordi di infanzia della bambina Inge girano tutti intorno alla Mamma, come a un sole che la illumina. Ed è comprensibile: sono per lo più sempre loro due, da sole, ad affrontare il mondo in guerra. I fratelli maggiori di Inge fanno delle brevi apparizioni, due di loro scompariranno presto dalla scena. Gli estranei sono visti dalla bambina con diffidenza perché le rubano la Mamma. Quando è la bambina che vorrebbe frequentare delle amiche, è il turno della Mamma ad allontanarla da loro per paura che si intromettano nella loro vita privata, che la bambina si lasci sfuggire cose che nessuno deve sapere. Quando, di sorpresa, nasce una sorellina, la bambina ne è gelosa: il suo rapporto unico con la Mamma viene infranto, deve dividere le sue attenzioni con un’altra bambina che, per giunta, assomiglia alla Mamma, è bionda con gli occhi azzurri.

La bambina non dice mai che la Mamma non è italiana, che è tedesca, eppure tutto quello che racconta con innocenza infantile, all’inizio, ce lo fa capire. La guerra sta per finire, la bambina non ha neppure cinque anni. Accanto alla villa dove vivono ce n’è un’altra, la Kommandantur. La Mamma va lì a lavorare e la bambina non deve disturbarla. La Mamma è spesso seduta ad un tavolo con la macchina da scrivere - noi capiamo che il suo compito deve essere quello di interprete per i tedeschi. E, mentre gli Alleati avanzano nella penisola, è sulle auto nere dei tedeschi che la Mamma e la bambina si ritirano, insieme a loro. La prima tappa sarà in Alto Adige e alla bambina sembra strano che si parli tedesco. Ma non sono in Italia? Dopo si sposteranno verso Sud, in un viaggio disastrato, condivideranno una stanza con altre persone. Un giorno la bambina viene affidata ad una vicina: la Mamma è in ospedale, la bambina ha una sorellina.

Sono tante le cose che la bambina non capisce. Ad iniziare dalla parola ‘partigiani’ alla segretezza che circonda la malattia di uno dei fratelli, dalla fine misteriosa di un altro fratello (è disperso? Che cosa vuol dire ‘disperso’? o è ‘caduto’? era sul fronte in Russia e non è più tornato?) alla scritta ‘figlia di N.N.’ che la bambina vede sul certificato di nascita della sorellina. Sembra quasi che ci sia più di una versione dei fatti che riguardano la famiglia, una delle quali è per gli estranei. E, in ogni caso, la bambina non deve parlare con nessuno delle cose loro. È meglio se non fa amicizia con nessuno.

Quella della bambina non è soltanto la storia di un’infanzia negli anni di guerra, già di per sé traumatizzanti a quell’età. È la storia di chi si trova dalla parte sbagliata durante una guerra e non ha neppure gli strumenti per capire quello che avviene intorno a lei e tanto meno i mezzi e la capacità per affrontarlo. Una bambina molto sola con un unico punto fermo di riferimento - la Mamma che le appare sempre bellissima e, quando questa incomincia ad avere attacchi di asma, la bambina ha il terrore di perderla -, un’unica consolazione - i successi scolastici, quando incomincia ad andare a scuola, recuperando gli anni perduti.

L’infanzia dura poco, soprattutto per una bambina. Finisce con il primo sangue che segna l’ingresso nel mondo delle donne. Forse è meglio così, che duri poco. È soltanto un luogo comune che l’infanzia sia il tempo della spensieratezza.

Elisabetta Ciancia - Un'infanzia
pagg. 157, 12 € - edizioni Cairo Publishing (Scrittori italiani)
ISBN 9788860524225


L'autrice


09 maggio 2012 Di Marilia Piccone


09 maggio 2012

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