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Recensione

Gli Gli addii copertina

Gli addii di Juan Carlos Onetti

Avrei voluto non avergli visto altro che le mani, mi sarebbe bastato vederle quando gli diedi il resto dei cento pesos e le sue dita strinsero i biglietti, cercarono di ordinarli e, subito, per improvvisa decisione, li appallottolarono e li nascosero con pudore in una tasca della giacca; mi sarebbero bastati quei movimenti sopra il legno pieno di fessure riempite di unto e di sudiciume per capire che non si sarebbe curato, che non aveva nessuna idea da cui trarre la volontà di curarsi.

Un uomo di circa quarant'anni arriva in una località di montagna per sottoporsi alle cure per la tubercolosi nell'ospedale locale. Osserviamo il suo arrivo attraverso gli occhi di un narratore esterno, il proprietario del negozio ai piedi della montagna dove gli abitanti, i medici, i passanti si fermano a bere qualcosa e chiaccherare in attesa dell'arrivo di una lettera, dell'autobus diretto in città o all'albergo. Una voce, dunque, che racconta da una certa distanza, curiosa e disinteressata allo stesso tempo, a cui si mescolano altre voci, ognuna delle quali adempie alla sua funzione di testimonianza. In tanti anni di lavoro, il droghiere ha imparato a riconoscere le anime che si fermano al suo locale. Gli basta guardarli, i nuovi arrivati, e concentrarsi per un attimo sui movimenti del corpo o degli occhi per intuire l'importanza di quello che hanno lasciato e di quello che sono venuti a cercare, e formulare un pronostico sul loro destino.
Di quest'uomo sarebbe bastato osservare le mani - lente, intimidite, goffe - per capire che non credeva nel valore e nell'importanza di curarsi. Incredulo, di una "incredulità raggiunta nella decisione di non mentirsi", celava negli occhi un placato rancore, la rassegnazione amara di chi ha lottato ma ha perso - non solo la salute e le bellezze della vita ma l'orgoglio che prima collocava nel suo stesso corpo.


In disparte, indifferente ai rumori e ai commenti degli altri, beve la sua birra, aspettando le lettere di due donne: una scritta con l'ampia grafia blu e una battuta a macchina. Il suo esilio volontario e misterioso in una villa lussuosa presa in affitto scuoterà la calma che ammanta la cittadina. Era una stella del basket un tempo, un vero campione, veniamo a sapere dalla donna che verrà a trovarlo con un bambino. Arriverà anche un'altra donna, molto più giovane. Prima una alla volta, poi entrambe contemporaneamente, lo assisteranno fino alla fine.

"Ogni romanzo di Onetti è un tentativo di impegnarsi, di introdursi a fondo e per sempre nella vita, e la drammaticità delle sue narrazioni deriva precisamente da una costante riprova dell'estraneità, della forzata incomunicabilità sofferta dal protagonista e, pertanto, dall'autore", scrive Mario Benedetti nel bel saggio inedito che arricchisce l'edizione Sur. Ne Gli addii (1954) si respira un'aria rarefatta, post apocalittica, dove il fallimento di ogni legame umano è un postulato dell'esistenza stessa. Succedono poche cose (qui ma anche negli altri romanzi di Onetti), tutta l'attenzione si concentra sul contesto, su dettagli apparentemente inutili e sulla forma, perché gli uomini e le donne sono universi impenetrabili. Di queste vite Onetti può offrire solo una testimonianza, come fa la voce narrante del romanzo, che si mescola a quella degli altri personaggi o dei passanti, creando sequenze di gesti e fatti, approssimazioni di storie. Ci si perde nei pettegolezzi, nelle dicerie, le opinioni si confondono e originano nuove storie, tutte ugualmente vere e false, sempre discutibili. Si possono solo fare congetture sulle pene e sul castigo perché tutti i personaggi sono già condannati, e la voce del narratore è inattendibile, come le altre. Per questo i suoi romanzi risultano asfissianti, spossanti, angoscianti. Il crollo, la corruzione, la tendenza all'autodistruzione si annidano nella radice stessa dell'essere umano. Non ci sono speranze se non nella forma: Onetti racconta le sue storie così intrise di squallore e abbandono attraverso uno stile anche molto complesso, che a volte tradisce un manierismo fiducioso e inaspettato.

Gli addii è un romanzo che svela la finzione: della vita e della letteratura. E ne proclama l'inutilità, dell'una e dell'altra, riconducendole a frammento e ipotesi, dettaglio che stride con la perfezione e l'elaborazione formale.
Con Gli addii SUR inizia la pubblicazione di tutte le opere di Juan Carlos Onetti, uno dei principali esponenti della letteratura latinoamericana, quasi sconosciuto in Italia, riportando alla luce un grande romanzo del Novecento.


Juan Carlos Onetti - Gli addii
Titolo originale: Los adioses
Traduzione di Dario Puccini
Prefazione di Antonio Muñoz Molina
con un saggio di Mario Benedetti
131 pagg., 14 € - edizioni Sur 2012
ISBN 978-88-9750506-8


L'autore


22 maggio 2012 Di Sandra Bardotti

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