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Recensione

Limbo copertina

Limbo di Melania G. Mazzucco

"Quella notte piange, piange- per tutti i morti, e anche per sé, per la colpa di esserci ancora, che niente e nessuno potrà mai rimediare, e per la gioia vergognosa di vivere. Inzuppa il cuscino, tanto che deve scaraventare quel malloppo freddo e bagnato giù dal letto. Piange senza riuscire a fermarsi, finché le sue palpebre sono troppo gonfie perfino per aprirsi. Sigillate le une sulle altre, come se non dovesse mai più vedere nient’altro che l’oscurità fitta e molle, squarciata da una vampa di luce. Poi precipita in quelle tenebre gelide, e si sveglia alle undici, intontita."

Maresciallo degli alpini Manuela Paris, plotone Pegaso, 10° reggimento: è la protagonista del nuovo romanzo di Melania Mazzucco, Limbo. Una protagonista indimenticabile.

È la vigilia di Natale.
Manuela Paris ritorna a casa, a Ladispoli. La cittadina è in festa per accogliere la sua eroina. Manuela ritorna dopo sei mesi di ospedali, un’operazione al cervello, infiniti altri interventi per ricomporre ossa sbriciolate, per estrarre le schegge di una bomba. Neppure tutte: Manuela fa suonare l’allarme del metal detector quando passa ad un controllo.
In missione di pace in Afghanistan, a pochi giorni dalla fine dei sei mesi di servizio, Manuela era stata vittima di un attentato. Due compagni erano morti, lei si era salvata. Per un soffio. Per volere del destino. Per la teoria della divergenza: si era fermata un attimo per cercare una penna nello zaino, era qualche passo indietro agli altri.


È una ragazza ferita nel corpo e nello spirito, la Manuela Paris ventottenne che si appoggia ad una stampella per camminare. 
È l’opposto della sorella Vanessa che sembra la farfalla di cui ha il nome, con i suoi abiti colorati e il trucco appariscente. Vanessa tiene corsi di ballo moderno, ha una figlia di sette anni, una relazione fissa con un arabo (che ha moglie e figli ‘a casa’) e qualche avventura di passaggio.
Manuela è una donna soldato, deve conciliare l’essere donna con la carriera che ha scelto. Una donna soldato deve impegnarsi di più di un uomo soldato. Deve dimostrare di non avere debolezze e di sapersi comportare con la freddezza e la prontezza richieste dal suo ruolo. Manuela non dimentica mai di essere un soldato, di aver prestato un giuramento, di rappresentare qualcosa. Neppure quando smette la divisa ed è in jeans. 

È bella, Manuela, in maniera diversa dalla sorella. 
È bella anche con i capelli cortissimi da ragazzo - li aveva già tagliati in Afghanistan, dove l’acqua scarseggiava ed era impossibile tenerli puliti quando soffiava lo shamal, d’impiccio quando la temperatura saliva a cinquanta gradi a mezzogiorno. Poi glieli avevano rasati, prima di operarla al cervello.
Manuela Paris si trova in un ‘Limbo’, un periodo di sospensione e di incertezza in attesa dei test fisici e psichici per vagliare la sua idoneità a riprendere il servizio.
In capitoli alterni, ‘Live’ e ‘Homework’ (perché non in italiano, dal vivo e compiti a casa?), seguiamo Manuela nei giorni in famiglia (tutta composta da donne) e Manuela a più di 4000 km da casa di cui leggiamo nella ricostruzione del passato che è il compito datole dallo psichiatra per superare il trauma, per smettere di avere gli incubi che la fanno urlare ogni notte.
Finché il passato irrompe nel presente e non ci sono più compiti a casa.

Veniamo a sapere tutto di Manuela, da quando era una ragazzina ribelle alla decisione di arruolarsi, dal legame con il fidanzato piantato prima delle nozze a quello fortissimo di amicizia, rispetto e solidarietà che la univa agli uomini del suo plotone, dopo aver condiviso con loro gli spazi del riposo e le latrine, la solitudine che afferra quando si va in un paese alieno come può esserlo l’Afghanistan e le lunghe chiacchierate per cui, alla fine, si era più che amici, si era fratelli.



Melania Mazzucco ha scritto un libro bellissimo, un libro di cui avevamo bisogno.

Perché ha avuto il coraggio di cercare il soggetto per un romanzo al di fuori dei temi usuali (che ormai ci sono venuti a noia), perché ha affrontato un problema scomodo che abbiamo relegato sul fondo della nostra mente e che torna alla ribalta in caso di ‘incidenti’ mortali.
Melania Mazzucco non ha intenti polemici, si limita a parlare - nella maniera in cui solo i bravi scrittori sanno fare - della quotidianità di una zona di guerra in cui tutti eseguono il loro dovere con motivazione diverse.
A noi resta nel cuore il giovanissimo Zandonà, il miglior rockettista dell’Italia dell’Est, arruolato dal padre perché mettesse la testa a posto, che si chiede che cosa mai ci facciano, gli italiani lì. Gli italiani sono i camerieri delle altre nazioni che combattono in Afghanistan. Zandonà muore. Muore anche Jodice che aveva già fatto la guerra del Kosovo e non vedrà mai suo figlio. E Manuela si sente in colpa per non essere morta insieme a loro.
Ci piace, Manuela Paris. E ringraziamo Melania Mazzucco per averci dato un personaggio femminile che possiamo ammirare, per la sua onestà e integrità, per la sua ambizione e puntiglio nel perseguire la meta, per il suo coraggio e la sua lealtà, per la sua dignità, infine. Una donna che ci fa dimenticare le donnine che, in questi ultimi anni, hanno svilito il sesso femminile mercificando il loro corpo e sbandierando la bellezza come unico valore.
Limbo è un romanzo così pieno e bello che possiamo trascurare quello che ci pare l’unico dettaglio stonato - la storia d’amore di Manuela con l’uomo ombra che si nasconde dietro occhiali oscuri. Pur comprendendo i motivi per cui c’è una storia d’amore nel romanzo, la trama di una barbarie italiana (rivelata alla fine) ci sembra scollata dall’altra trama che era perfetta di per sé - la storia del maresciallo Manuela a cui è stata conferita la croce per l’Afghanistan.


Melania G. Mazzucco - Limbo
476 pag., 20,00 € - Edizioni Einaudi 2012 (Supercoralli)
ISBN 978-88-06-20938-4



L'autrice



23 aprile 2012 Di Marilia Piccone

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