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Recensione

Exodus copertina

Exodus di Leon Uris

Quel paese e la sua storia si stavano impossessando di lei. Persino i fiori, pensò, non ti permettono di dimenticare, neppure per un attimo. Qualcosa di questa terra, di questa aria ti entra dentro, ti danna, ti tormenta.
Kitty Fremont si sentì invadere dalla paura. Subito, subito doveva andarsene! Più restava in Palestina, più quel paese si impadroniva di lei; i suoi tentacoli l’afferravano da ogni parte, ed ella si sentiva come paralizzata, annientata.






LIBRO SCELTO DA WUZ PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2012 - GLI ALTRI TITOLI


È un’emozione strana, tenere tra le mani una nuova edizione di Exodus di Leon Uris, un libro che lessi mezzo secolo fa. Allora (era il 1961, in America era stato pubblicato nel 1958) ci erano voluti tutti i miei risparmi di ragazzina per comperare quell’Omnibus Mondadori. Ed era stato il libro che mi aveva rivelato l’orrore dell’Olocausto. Ma il 1961 era stato anche l’anno del processo a Eichman, il primo dei processi ai criminali nazisti che avesse una immediata diffusione mediatica, grazie alla televisione. L’anno del film Vincitori e vinti, sul terzo processo di Norimberga, con la regia di Kramer, mentre il film di Otto Preminger tratto dal libro di Leon Uris (con uno smagliante giovane Paul Newman nei panni del protagonista) era stato girato l’anno precedente. Se pensiamo che il terzo volume del manuale di storia in adozione al mio liceo terminava con le parole: “la seconda guerra mondiale era incominciata” (F. Moroni, ed. SEI), ci si può rendere conto dell’impatto che ebbero su di me la lettura di Exodus e la visione di quei film. E oggi, come ‘regge’ la rilettura del libro di Leon Uris, ripubblicato da Gallucci?

Exodus è un libro molto bello, di quelli che non hanno da temere il cambiamento dei tempi. Qualcuno ha paragonato libro e film a Via col vento (libro e film) e c’è qualcosa di vero nel paragone: la persecuzione degli ebrei al posto dello sfruttamento degli schiavi neri, la lotta tra arabi e ebrei di Palestina al posto della guerra tra confederati e unionisti, una storia d’amore in entrambi, c’è persino in entrambi una bambina che muore. Sono, sia l’uno sia l’altro, romanzi epici che riescono a portare alla conoscenza dei più - e in una maniera molto piacevole - gli avvenimenti della grande Storia intrecciando ad essi le vicende di personaggi che identifichiamo come gli ‘eroi’ delle piccole storie.

La locandina italiana del film di Otto Preminger (1960).

È il 1946. Ci sono, in Europa, 250.000 ebrei sopravvissuti allo sterminio che non sanno dove andare. I processi di Norimberga hanno condannato i criminali nazisti ma le coscienze degli europei rimangono indifferenti. Il desiderio degli ebrei è di ‘tornare’ nella terra a loro destinata, quella Eretz Israel biblica che ora si chiama Palestina, è abitata dagli arabi e si trova sotto mandato britannico. E i britannici non intendono inimicarsi gli arabi accettando un’immigrazione illimitata di profughi. Ecco come inizia l’avventura della nave Exodus che intende salpare da Cipro con il suo carico di trecento bambini fatti uscire con uno stratagemma dal campo profughi installato dagli inglesi sull’isola. Gli inglesi minacciano di abbordare la nave con le armi; Arì Ben Canaan, il giovane soldato dell’Haganah che ha organizzato l’impresa, risponde con lo sciopero della fame da parte dei bambini. Ovunque si solleva l’onda dello sdegno verso coloro che sembrano essere i nuovi nazisti. E la nave è, come si può ben immaginare, il perfetto punto focale per l’incontro dei vari personaggi: Ben Canaan e il generale Sutherland tormentato dai rimorsi, il giornalista Parker (simpatizzante degli ebrei) e l’infermiera Kitty Fremont (sale sulla nave perché le interessa la salute di solo una piccola profuga), il diciassettenne falsario Dov Landau che ha già visto tutto l’orrore possibile e l’incantevole Karen Clement che è scampata ai campi perché il padre l’ha fatta salire per tempo su un treno per la Danimarca.


La nave Exodus riesce a salpare, il mondo può tirare il fiato, le coscienze possono rimettersi a dormire. I piccoli profughi sbarcano nella terra promessa. Intanto la narrazione si è però ripetutamente interrotta e noi siamo venuti a sapere, insieme alle storie di Dov e di Karen, la storia degli ebrei d’Europa a partire dall’800, e, insieme alla storia di Arì Ben Canaan, quella di suo padre e suo zio che erano arrivati a piedi dalla Russia in Palestina e qui avevano iniziato una nuova vita, lanciandosi nell’impresa di far fiorire il deserto.

Se c’è un difetto nel romanzo di Leon Uris, è quello di voler dire tutto - il che significa raccontare la storia del popolo ebraico in Europa e in Palestina. In Europa, dove la convinzione di assimilazione (o quella di perpetua diversità) avrebbero trovato smentita (o conferma) nei campi di sterminio, in Palestina dove la Promessa divina è troppo vecchia per essere mantenuta e la terra è stata concessa ad altri, ma gli ebrei si insediano nei kibbutz e fanno crescere una nuova generazione che sappia imbracciare le armi.
Eppure, detto questo, Exodus continua ad essere una lettura essenziale, di cui non si può fare a meno.


Leon Uris - Exodus
Titolo originale: Exodus
Traduzione di Augusta Mattioli
pagg. 1002, 19,70 € - Edizioni Gallucci 2012
ISBN 978-88-6145-268-8


L'autore


26 gennaio 2012 Di Marilia Piccone

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