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Recensione

Un Un amore assoluto copertina

Un amore assoluto di Johanna Adorján

Com’era veramente, nel lager?
Di questo non voglio parlare, aveva risposto il nonno, come prevedibile. Si era creato un silenzio, durante il quale mio fratello aveva cercato qualche argomento più frivolo da trattare. Poi all’improvviso il nonno aveva detto che poteva raccontare un’altra sua esperienza. E aveva raccontato della guerra di Corea.

Il 13 ottobre 1991 i miei nonni si tolsero la vita.


LIBRO SCELTO DA WUZ PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2012 - GLI ALTRI TITOLI

Chi erano e perché si sono suicidati, Vera e István Adorján?
In questo libro, Un amore assoluto, la nipote Johanna, che vive a Berlino e scrive per la Frankfurter Allgemeine Zeitung, ricostruisce la loro vita - almeno, quello che è riuscita a sapere della loro vita parlando con amici della coppia, frugando tra le carte rimaste e le poche foto, scavando nei ricordi di suo padre - e immagina gli ultimi momenti della loro ultima domenica.


Vera e István erano due persone come tante, ma non avevano avuto un’esistenza comune.
Quando si erano incontrati - era il 1940, a Budapest- lei aveva vent’anni ed era bellissima, lui ne aveva trentuno ed era già un chirurgo ortopedico affermato. Entrambi ebrei, entrambi appassionati di musica - si erano conosciuti ad un concerto. Amore a prima vista.
Si erano sposati nel 1942.
Nel marzo del 1944 i tedeschi avevano invaso l’Ungheria.
Nel settembre del 1944 Vera aveva dato alla luce il primo figlio (sarebbe diventato il padre della scrittrice).
Vera era riuscita ad avere dei documenti falsi ed era rimasta nascosta a Budapest.
István era stato deportato a Mauthausen. In qualche maniera era sopravvissuto ed era riapparso parecchi mesi dopo la fine della guerra. Magro da far paura. E non aveva raccontato nulla del lager.



Queste sono date, fatti concreti.
Johanna Adorján non ha, in pratica, niente altro tra le mani. Cerca l’amica del cuore della nonna, a Parigi, quella a cui la nonna Vera ha lasciato (tra i pacchetti preparati con cura prima del suicidio) il suo anello di Cartier.
Ma l’amica Erzsi, così come le altre conoscenti di Vera che Johanna riesce a rintracciare, è ormai anziana. Johanna sente ripetere da tutte le stesse cose, riuscirà ad aggiungere solo pochi dettagli concreti su quello che i nonni hanno passato, mentre invece prenderà vita davanti ai suoi occhi la figura di una donna elegante, composta, colta, con una sigaretta sempre tra le dita, quasi a cercare in essa una certezza del suo posto nel mondo. Il nonno non era da meno. E un’altra cosa era sicura: Vera e István si erano amati tantissimo ed erano in molti ad aver sentito dire a Vera che non voleva sopravvivere al marito. Era stato, forse, un patto stretto tra di loro, quando nel 1945 era iniziata la loro seconda vita. Ce ne sarebbe stata una terza, a partire dal 1956, quando i carri armati russi erano apparsi nelle strade di Budapest. Vera, István e i due figli erano fuggiti in Danimarca. Dove avevano vissuto da allora, dove sarebbero morti. Continuando a tacere sul genocidio ad opera dei nazisti, sul comunismo, sulla guerra in Corea a cui, stranamente, il nonno aveva partecipato. Perché parlare di brutte cose che erano successe tanto tempo prima?


Johanna Adorján ha scritto un libro molto bello - un omaggio alla memoria, una grande storia d’amore, una riflessione sofferta sulla Storia del secolo XX e sulla capacità di alcune persone di rialzarsi dopo i colpi di una sorte nemica, un’indagine sulla propria identità e sull’appartenenza. Perché forse è proprio questo il motore della ricerca che Johanna Adorján intraprende a quasi vent’anni di distanza dalla morte dei nonni. Per spiegare la sensazione di agio provata a Tel Aviv, ad esempio, considerando che sua madre è tedesca e non ebrea. Quanto a suo padre e ai suoi nonni - che cosa voleva dire per loro essere ebrei, oltre che essere considerati Untermenschen dai nazisti?

L’alternarsi dei tempi - presente e diversi strati di passato - e dei punti di vista da cui vengono ricostruite le personalità dell’uomo e della donna che hanno deciso di morire insieme rende il libro della Adorján una lettura veloce, perché il lettore è sempre in attesa di una nuova rivelazione, di un frammento decisivo della storia che aiuti a capire da dove nasca il coraggio di suicidarsi per amore. Oppure di qualcosa che è più complesso, il coraggio che viene dalla perdita di significato di tutto quando viene a mancare chi ha sempre condiviso questo tutto con noi. Oppure dalla stanchezza di lottare, dalla sensazione che - da soli - nulla valga più la pena.

Johanna Adorján - Un amore assoluto 
Titolo originale: Eine exclusive Liebe
Traduzione di Margherita Belardetti
169 pagg., 15 € - Edizioni Cairo (Scrittori stranieri)
ISBN 9788860524058


L'autore


20 gennaio 2012 Di Marilia Piccone

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