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Recensione

Un caso di ordinario coraggio copertina

Un caso di ordinario coraggio di Pascale Roze

"No, non lo sopporterei, di sapervi qui mentre io sono altrove, non potrei sopportarlo, dice Yitzhok. Io non mi posso salvare. Non posso. Zoran lo ascolta. È con lui. Sono vivi uno di fronte all’altro, amici. E con quale diritto potrei impedire agli altri di ottenere dei permessi? conclude Yitzhok con una leggera nota ironica nella voce. In effetti, concorda Zoran, con quale diritto?"


LIBRO SCELTO DA WUZ PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2012 - GLI ALTRI TITOLI

Isaak. Yitzhok in yiddish. Itsik era il diminutivo con cui lo chiamava sua madre, quando gli cantava la canzone che parlava di un bambino che aveva il suo nome e che voleva diventare un uccello.
“Itsik, mia corona”, cantava la mamma. Come a dire, ‘re del mio cuore’. Perché Yitzhok, nato a Varsavia nel 1904, era l’ultimo di nove figli ed era impossibile non amarlo - così buono, così dolce, con quei capelli biondi che facevano pensare all’orzo nei campi. Un’immagine perfetta per il suo cognome, Gersztenfeld - campo di orzo.  


La storia di Yitzhok, raccontata nel libro di Pascale Roze, è quella di un uomo troppo buono per questo mondo.
La sua vita è una parabola breve.
Yitzhok si innamora giovanissimo di Maryem. È lei che lo spinge a lasciare Varsavia, sognando Parigi o qualche scintillante città ad ovest della Polonia? È la famiglia che lo incoraggia a raggiungere il fratello maggiore Yossel che ha fatto fortuna a Berlino? Sono i venti minacciosi seppure ancora lontani che lo fanno salire sul treno per la Germania?
Yitzhok parte, quasi non riconosce il fratello, quando lo incontra. Soprattutto non riesce ad inserirsi nel suo mondo dominato dal denaro. No, non è quello che Yitzhok aveva in mente, quando pensava ad un’altra vita. E però impara un mestiere, sa tagliare e cucire un abito e gli tornerà comodo quando parte un’altra volta, rifiutandosi di sposare la ragazza che suo fratello vorrebbe imporgli, per interesse.    


Da Berlino a Parigi.
Trova lavoro come magliaio e diventa più che mai consapevole di essere ebreo. Ha ventun anni quando riesce a mandare a Maryem i soldi per il biglietto, perché lo raggiunga. Il tempo vola, non sta a me raccontare come passino i giorni della famiglia Gersztenfeld. Arriviamo alla guerra, all’addensarsi delle nubi nere sulla Polonia, prima, poi sulla Francia, dove Yitzhok pensa di essere al sicuro.



Succederà quello che succederà a questo uomo integro che vorrebbe combattere contro i nazisti. Succederà che finirà per essere internato a Pithiviers. Succederà che avrà anche la possibilità di evadere e di salvarsi, ma no, non è da Yitzhok infischiarsene di quello che può succedere agli altri che sono rimasti nel campo, se lui viene meno alla sua parola.
E così Yitzhok Gersztenfeld salirà sul treno per Auschwitz il 27 giugno 1942. La moglie riceverà un certificato di morte datato il 30 di giugno. La stessa data di tutti gli altri prigionieri sul convoglio di Yitzhok.


Raccontandoci la vita e la morte di Yitzhok, Un caso di ordinario coraggio offre anche una risposta alla domanda che ci si è fatta e che continua ad assillarci: come è stato possibile che gli ebrei siano saliti obbedienti su quei camion, su quei treni blindati, in interminabili file rassegnate, come pecore condotte al macello? Perché troppo spesso non hanno voluto sottrarsi al destino degli altri, non hanno voluto provare il senso di colpa per essere scampati, magari con un sotterfugio. Perché molti figli hanno seguito i genitori e questi non hanno voluto lasciare soli i loro propri genitori, dei vecchi inermi e passivi. Per lealtà e solidarietà, come Yitzhok.

Lo stile di Pascale Roze è scarno, senza fronzoli. Ha la limpidezza poetica dell’essenzialità, perfetta per la storia che ci racconta. E per la personalità diritta e semplice del protagonista.

Pascale Roze - Un caso di ordinario coraggio
Titolo originale: Itsik
Tradizione di Marcella Uberti-Bona
121 pagg., 12,50 € - Edizioni Guanda (Prosa contemporanea)
ISBN 978-88-6088-550-0


L'autore


20 gennaio 2012 Di Marilia Piccone

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